Toro News Columnist Culto Diciassettemila luci per tornare
Culto

Diciassettemila luci per tornare

Francesco Bugnone
"Culto ritorna e parla di uno scenografia che ha incendiato la Maratona la notte di un ritorno ben più importante: quello del Toro in Europa nel 1986"

Diciassettemila piccole torce con trentaquattromila pile inserite. Ogni torcia controllata con cura, come raccontato in una recente intervista a Timothy Ormezzano dalle sorelle Geninetti. Tutto per venire incontro all’ennesima visione del papà Serafino, il “Pittore” della Maratona (termine riduttivo per la sua arte), che ha immaginato il Comunale e la curva Maratona come un cielo stellato per salutare un ritorno, quello del Toro in Europa dopo cinque anni di assenza. Dopo gli errori dal dischetto di Zaccarelli e Pecci che erano costati la qualificazione ai quarti di coppa Uefa nel dicembre 1980, dopo una serie di finali di Coppa Italia perse e di piazzamenti Uefa sfumati nel finale, il Toro del Radice-bis col secondo posto dietro al Verona si è ritrovato in mano il passaporto per le notti europee. L’urna non è benevola: il primo avversario è il Panathinaikos.

Come raccontato in “La nostra storia è già leggenda” di Luca Ghiringhelli, è un’avventura oltre confine di Geninetti a portare la prima parte del necessario per una scenografia che accogliesse degnamente il ritorno in Uefa di Junior e compagni. Le torce, piccole, rosse, rettangolari, vengono prese durante parecchi andirivieni in Jugoslavia e depositate momentaneamente presso una trattoria vicino a Trieste. Per le batterie la proposta all’Emmezeta è di uno striscione da esporre al Comunale in cambio della merce e l’industria accetta: la notte granata si può illuminare.

Poco prima delle 20,30 il bandierone granata scende a coprire la curva (“che è la più grande del mondo, ma a Torino abbiamo paura di dirlo, fuori Torino abbiamo paura di ammetterlo” scrive GpO su La Stampa del giorno dopo) e poi largo al cielo stellato: le torce sono accese, diciassettemila luci urlano che siamo tornati e continueranno a illuminare il cielo di Torino durante tutti i 90’.

Il Toro si è avvicinato al match in perfetta media inglese: pareggio a reti inviolate con rimpianti a Udine, vittoria interna 2-1 contro la Fiorentina dell’ex Agroppi grazie a una rete di Junior al termine di un’azione corale da sogno e al raddoppio in mischia di Corradini sugli sviluppi di un corner. Il Panathinaikos ha vinto in maniera netta le prime due partite di campionato. In una di quelle sinistre coincidenze del destino l’arbitro dell’incontro è lo svedese Fredriksson che un anno e mezzo dopo ci giustizierà metaforicamente a Innsbruck mettendo fine a un esaltante cammino europeo alle porte delle semifinali Uefa. Pur essendo lontano dai disastri austriaci anche quella sera arbitra male, faticando a tenere in pugno una gara che nel primo tempo è caratterizzate da botte, duelli rusticani e fermento sugli spalti.

Junior e Dossena si ritrovano incollati il provocatorio Vamvakoulas e Livathinos, ma se il brasiliano viene decisamente limitato dal numero cinque avversario, complice un proditorio calcione che colpirà Leo dalle parti dell’osso sacro, il “Dos”, all’esordio nelle coppe, riesce a ritagliarsi il suo spazio nel provare a creare qualcosa. L’impostazione della gara dei biancoverdi è talmente improntata sulla violenza che si fanno male anche da soli come Gerothodaros, stiratosi nel tentativo di falciare Pileggi. I granata darebbero tutto per segnare sotto una Maratona così bella, ma i sedici metri sono invalicabili e le occasioni da segnalare sono quasi nulle a differenza delle scorrettezze reciproche.

Il gol arriva a inizio secondo tempo, più lontano dagli occhi, essendo sotto la Filadelfia, ma certamente vicino al cuore. Quello di Sabato dopo 3’ sembra proprio il classico “tiraccio”, forse non inquadrerebbe nemmeno lo specchio della porta, ma il rimbalzo della sfera rende la traiettoria incerta e Sarganis si rifugia in calcio d’angolo per non correre rischi. Dalla bandierina sinistra Junior calcia a rientrare e Comi sconfigge il fantasma di Aldo Serena insaccando con un colpo di testa di chi aveva indossato la maglia numero undici con ottimi risultati l’anno precedente, prima di passare dall’alta sponda del Po.

La gioia dura poco perché il Panathinaikos non è solo una squadra che provoca e picchia, ma sa anche giocare a pallone come dimostra la semifinale di Coppa dei Campioni conquistata qualche mese prima. Saravakos raccoglie al limite dell’area un’incauta respinta di pugno di Martina su azione d’angolo e si conferma dotato di rare qualità balistiche con un destro fulminante che finisce sotto l’incrocio. Due stagioni dopo il numero sette farà piangere la Juventus sia ad Atene, con una rete da fuori che evocherà quella di Magath nello stesso stadio e nella stessa porta, che a Torino con un intervento di rapina sempre sotto la Maratona. In quel momento ovviamente nessuno lo sa e i tifosi del Toro possono solo inghiottire amaro per un vantaggio durato troppo poco e una situazione che, per la regola del maggior numero di gol in trasferta in caso di parità, è addirittura peggiore dello 0-0.

Dopo un attimo di scoramento la curva ricomincia incessantemente a sostenere gli uomini di Radice. La gara è paludosa, il Toro si innervosisce, il “Pana” si accontenta e la prova a rimettere sui binari del primo tempo. Picchia una volta, picchia due a una decina di minuti dal termine si ritrova sotto di un uomo quando l’argentino Rochas viene espulso per doppia ammonizione. La circostanza aumenta le forze residue dei granata con Radice che prova a giocare la carta della sfacciataggine inserendo un giovane Osio per Beruatto. Tanto impegno e tanta voglia vengono premiati quando mancano solo 3’ al termine: sull’ennesimo calcio d’angolo di Junior (al termine saranno 13-4 per i padroni di casa) la palla viene toccata da un difensore e Livathinos, per evitare un altro giro dalla bandierina agli avversari, si inventa uno scriteriato intervento in acrobazia che regala palla a Dossena sul lato destro dell’area. Il numero dieci pennella verso il secondo palo per Corradini il cui colpo di testa viene respinto affannosamente da Sarganis. A questo punto irrompe Sabato che ha così voglia di gol da perdere lucidità mandando la palla sul palo a porta sguarnita, ma tanto impegno viene finalmente baciato dalla buona sorte: la sfera carambola addosso a Mavridis e rotola in rete facendo esplodere gli oltre quarantamila del Comunale.

Il dopo-partita è un ulteriore anticipazione di quel che sarà di lì a quindici giorni coi greci rabbiosi per il massaggiatore Thomas colpito proprio da una delle torce usate per illuminare lo stadio mentre accompagnava Rochas fuori dal campo. Negli spogliatoi un addetto al servizio d’ordine viene aggredito negli spogliatoi mentre impedisce a un fotografo di immortalare proprio Thomas, mentre i dirigenti minacciano un ricorso per la posizione disciplinare di Sabato che a loro dire non avrebbe dovuto giocare per squalifica (situazione già risolta dal Torino con l’Uefa prima della gara), ma di quello che succederà in Grecia ci sarà modo di parlare. Stavolta ci fermiamo davanti a una vittoria voluta e sofferta arrivata davanti a più di quarantamila cuori e a diciassettemila luci che hanno giocato una parte attiva in una notte in cui il Toro ha voluto dire “Siamo tornati”. Ed è tornato anche Culto.

Consentitemi un pensiero per il piccolo Ismael Pistis, una storia che ha spezzato il cuore di tutti noi e non oso immaginare in quanti pezzi sia quello della sua famiglia a cui rivolgo le mie condoglianze.


Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.