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Un "Elefante" in porta

Francesco Bugnone
Culto / Loik si ritrova a regalare involontariamente la prima gioia a quello che sarà il suo pubblico

Domenica prossima il campionato del Toro inizierà affrontando il Milan in casa. Soltanto una volta nella seria A a girone unico granata e rossoneri si erano affrontati sotto la Mole all’esordio ed è un precedente datato 17 settembre 1939 che vale la pena di essere raccontato.

Il campionato 1939/40 parte mentre l’Europa inizia a bruciare. Un paio di settimane prima, in nome di un’ideologia folle, la Germania di Adolf Hitler ha invaso la Polonia. Mussolini non ha ancora preso la decisione più scellerata del suo regime di seguire l’alleato tedesco nell’avventura bellica e lungo la penisola la vita sembra andare avanti come sempre o meglio come sempre da quasi un ventennio. Si gioca a pallone e se sulle prime pagine dei giornali campeggia la foto del Führer che passa in rassegna le truppe, all’interno si parla dell’imminente campionato che parte con quello che può definirsi un big match visto che al Filadelfia c’è la sfida tra il Toro e il Milano, con la o finale frutto di una ridicola autarchia che non può accettare nomi internazionali sul suolo patrio.

Il 1939/40 è un campionato per certi versi storico per il Toro essendo il primo con un giocatore del Grande Torino in rosa: Franco Ossola è appena arrivato da Varese, ignaro di essere il tassello iniziale del mosaico degli Invincibili. Reduci da un secondo posto dietro la Roma, i granata di Ferruccio Novo schierano giocatori molto forti come il portiere Aldo Olivieri, il Gatto Magico campione del mondo 1938, Osvaldo Ferrini, Cesare Gallea, Bruno Neri e Walter Petron.

Un altro membro dei futuri Invincibili veste la maglia rossonera. Si tratta di Ezio Loik, detto l’Elefante per il suo incedere pesante, ma inesorabile. Una mezzala che sa correre per tutti, ma ha anche un’ottima tecnica che lo porterà a segnare tante reti in carriera. Nella stagione in cui compaiono per la prima volta i numeri sulle maglie, Loik non ha ancora l’otto e indossa l’undici. Il suo cognome, sempre per questioni di orgoglio italico evidentemente in pericolo a causa di una k, viene trascritto come Loich.

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Poco dopo il quarto d’ora è proprio Loik a passare il pallone al triestino Pasinati, nato nello stesso condominio di Nereo Rocco, che approfitta di un’incertezza di Osvaldo Ferrini e Oliveri portando avanti i rossoneri. I granata reagiscono nonostante un infortunio che limita il numero nove Michelini, ma trovano nell’accrescitivo del cognome del loro centravanti (il portiere milanista Micheloni) un insuperabile baluardo. Il Milan (nonostante il mio amore per la precisione storica non riesco a chiamarlo Milano, perdonatemi) potrebbe raddoppiare di rimessa, ma a fine primo tempo il risultato resta sullo 0-1.

In avvio di ripresa il Torino pareggia grazie a una staffilata di Marchini su cui Micheloni non può arrivare. All’83’ il portiere ospite si tuffa per neutralizzare un tiro angolato di Baldi, ma quanto cade a terra si provoca una lussazione alla spalla ed è costretto a lasciare il campo e la squadra in dieci non essendo ancora previste le sostituzioni. In porta va proprio Loik, tra i migliori in campo, e a 1’ dal novantesimo si ritrova a regalare involontariamente la prima gioia a quello che sarà il suo pubblico. La conclusione di Walter Petron non è irresistibile, ma l’Elefante s’impapera e tocca la sfera senza fermarla, ma deviandola nella propria porta così il Toro può sorridere mentre il Milan impreca contro la sfortuna che gli ha tolto un punto meritato.

Curiosamente sarà proprio Petron una delle pedine di scambio che porterà Loik al Torino dal Venezia insieme a Valentino Mazzola. Rientrato successivamente a Padova, poche settimane prima della Liberazione Walter morirà durante un bombardamento tedesco. Lascio la parola a Marco De Rito che in un articolo di qualche anno fa scrisse “ll Torino rimase comunque legato al giocatore. Il 30 marzo 1946 nel viaggio verso Trieste, dove si doveva disputare un match contro la Triestina, il Grande Torino fece sosta nel cimitero di Padova, per rendere omaggio alla tomba dell'ex compagno Petron. Poche settimane prima della Tragedia di Superga, il 20 febbraio 1949, la mattina prima della partita contro il Padova, Mazzola e compagni portarono un mazzo di fiori sulla sua tomba ed una corona di alloro al campo della squadra dove si trova una lapide che lo ricorda. Il tutto si fece in una marcia dalla zona Portello di Padova (dove perì Petron) allo stadio nella quale i giocatori si mischiarono alla gente comune, concedendo foto ed autografi”. Poco meno di un anno prima un altro giocatore in campo in quel Toro-Milan, il calciatore partigiano Bruno Neri, perse la vita in uno scontro con i nazisti. Ci va davvero “coraggio” a rimpiangere regimi che hanno portato dolori come questi.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.