Toro News Columnist Culto Una volta sola, quarant'anni fa

Una volta sola, quarant'anni fa

Francesco Bugnone
Culto / Il 12 ottobre 1986 Franco Lerda segnò il suo primo e unico gol in Serie A. Quarant’anni dopo, un ricordo tra gioia e rimpianto

Segnare il primo gol in serie A a diciannove anni, immaginare che sia il primo di tanti, poi, per molti motivi, non dare seguito a quella prodezza in massima serie che resterà da sola. Come ci si approccia a quel ricordo? La gioia per avere realizzato qualcosa che può permettersi solo una parte ultra-minoritaria della popolazione o il rimpianto perché la carriera ha preso altre strade? E cosa succede quando quel ricordo compie quarant’annI? Il dodici ottobre del 1986 Franco Lerda da Fossano, diciannove anni compiuti ad agosto, trova la sua prima e unica rete fra i grandi decidendo un insidioso Toro-Empoli.

Lerda è già nel giro della prima squadra dall’anno precedente. Ha esordito in Europa nella sfortunata trasferta contro l’Hajduk e in serie A subentrando nel finale a Schachner in una vittoria epica contro il Pisa. Da lì qualche spezzone, uno dei quali a Verona farà nascere suo malgrado un piccolo caso diplomatico visto che il sostituito di Dossena dopo un alterco con Radice, e addirittura la maglia da titolare nel derby con la Juventus. Anche nel 1986/87 Lerda parte come rincalzo dell’attacco Kieft-Comi. Gioca 17’ contro il Verona (un po’ severo il giudizio de La Stampa: “La sua era una sagra dello spreco, giustificabile con l’emozione”), una decina di minuti a Como e una parte di ripresa più sostanziosa contro il Napoli di Maradona, futuro campione d’Italia, dove potrebbe anticipare il primo centro in A con un colpo di testa potentissimo che picchia contro la traversa che nega un meritato 2-2 prima del gol di Giordano che chiuderà il match sul 3-1.

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Nel match successivo contro l’Empoli Wim Kieft è squalificato e Radice lo sostituisce proprio con Franco che porta sulle spalle il numero nove in un incontro davvero delicato visto che il Toro, dopo aver battuto il Verona all’esordio e pareggiato con qualche rimpianto a Como, è incappato in due sconfitte consecutive in casa contro l’Ascoli e nella succitata trasferta di Napoli. I toscani, all’esordio in serie A, hanno clamorosamente sconfitto la nuova Inter di Trapattoni all’esordio e vinto ad Ascoli con una rete dell’ex Toro Zennaro, ma poi hanno subito anche loro due sconfitte consecutive contro Juventus e Atalanta.

Il primo tempo del match non è memorabile e i taccuini restano quasi vuoti. La cosa migliore è una punizione bomba di Junior che il portiere Drago alza sopra la traversa con un grandissimo intervento. Il Toro inizia la ripresa con un altro piglio e sblocca la situazione dopo una trentina di secondi. Il solito Junior si destreggia ai venti metri e appoggia a Comi che, visto il bruciante inserimento in area a sinistra del brasiliano, non può che servirlo. Leo anticipa un intervento in scivolata di un avversario e centra morbido. Lerda, con un perfetto movimento verso l’interno dell’area piccola, riesce a ricavarsi lo spazio necessario per colpire fra due difensori empolesi. Volo in cielo, colpo di testa a prendere in controtempo un disperato Drago e corsa a scaricare una marea di felicità col boato del Comunale nelle orecchie. La telecamera della Rai si avvicina sull’attaccante che alza le braccia con un’espressione di pura gioia sul volto, scuote il pugno e viene abbracciato dai compagni. L’immagine si interrompe lì, pochi indugi, Cesare Castellotti deve raccontare altre azioni come il colpo di testa di Dossena salvato da Urbano (è il cognome, eh) a portiere ormai battuto, un tiro di Della Scala che finisce alto, con noi tutti ignari di quanto ci combinerà l’anno dopo, e un’altra conclusione dello stesso centrocampista messa in corner da Lorieri.

Al di là del gol, la prestazione di Lerda è giudicata in maniera molto più lusinghiera da parte de La Stampa rispetto a quella in casa col Verona: “Con il rientro di Kieft si prospetterà un problemino per Radice, che deve rispettare legittime priorità in base all'esperienza e a certi valori, ma che non può ignorare l'alternativa consentitagli da un giovane di buone speranze. Lerda, dal canto suo, farà male se si illuderà di essere arrivato già in paradiso, il calcio non perdona chi si rilassa.” Pur di giocare titolare contro l’Empoli, Franco ha rinunciato alla convocazione dell’Italia Juniores contro la Jugoslavia e adesso si gode i frutti. Davanti ai microfoni cerca di non far trasparire troppo l’emozione, parla dei complimenti di mister e compagni a fine gara, dedica il gol alla famiglia, a una ragazza (non entra nello specifico) e a Vittorio Montanaro, storico fattorino granata che lo ha visto crescere nelle giovanili e con cui si è abbracciato uscendo dagli spogliatoi. Le ultime dichiarazioni sono un ritorno nei ranghi e un auspicio per il futuro: “Da domenica rientra Kieft, io torno in panchina. Questo gol sarà importante perché la prossima volta che Radice mi chiamerà ci metterò meno tempo a sentirmi completamente a mio agio”.

Nonostante il terribile infortunio di Kieft contro il Raba Eto che condizionerà la stagione granata, per Lerda non ci saranno molte occasioni per rimettersi in mostra: le due da titolare contro Brescia e Fiorentina non saranno memorabili, poi soltanto qualche spezzone e dall’anno successivo un lungo peregrinare fra Messina, Taranto, Triestina (dove andrà a segno due volte nel match che darà la promozione al Toro di Fascetti), Chievo, Cesena e Brescia. Tornerà in A con i lombardi nel 1994 per poi passare al Napoli, ma in serie A il gol resterà soltanto quello all’Empoli.

Come sta Lerda? Sarà contento o triste per la sua carriera? Nutrirà qualche rimpianto? Se sì può sempre consolarsi col fatto che un titolo di giornale come “Il Torino ringrazia Lerda” dopo quel Toro-Empoli di quarant’anni fa molti tifosi del Toro possono solo sognarlo. Lui ce l’ha.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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