IL GRANATA DELLA PORTA ACCANTO

2022: per il Toro e per Cairo la svolta che passa sotto il naso

Alessandro Costantino

Mi chiedo come sia possibile che il nostro presidente non si voglia mai regalare un anno in cui possa apertamente prendersi una rivincita su chi lo critica...

Mi è stato detto che tendo a ripetere sempre gli stessi concetti nei miei pezzi, che tendo a identificare con il presidente Cairo la causa della situazione attuale di conclamata mediocrità del Toro e che non sottolineo le colpe che la tifoseria ha nel concorrere alla sopracitata situazione. Francamente non capisco fino in fondo quest'accusa. Se uno ripete un concetto, e i latini solevano dire repetita iuvant, è perché probabilmente pensa che colui o coloro verso i quali era rivolto quel concetto non siano stati in grado o non abbiano voluto coglierlo. Se una persona tiene al Toro non può fare finta che vada tutto bene e smettere di portare all'attenzione dell'opinione pubblica ciò che non funziona solo perché in un dato momento i risultati sono migliori rispetto ad un precedente momento. Il tifoso fa il tifoso, osanna o critica i propri beniamini in base a ciò che vede ed in base a ciò che essi danno. In che modo i tifosi possono essere responsabili nella gestione di una società e nell'ottenimento di risultati sportivi? Supportando, risponderà qualcuno.

A mio parere i tifosi del Toro hanno sempre supportato la squadra, anche in momenti difficilissimi, ma francamente, e va riconosciuto, hanno anche sopportato molto. Hanno sopportato parole che non si sono trasformate in fatti, giocatori che non hanno onorato la maglia e che hanno interpretato il fatto di essere "professionisti" solamente a senso unico, cioè a proprio vantaggio, allenatori presuntuosi che non hanno capito i valori a cui sono attaccati i tifosi granata e un presidente che ha sempre più badato ai propri tornaconti personali che alla competitività del club. I tifosi hanno fatto la propria parte e continuano a farla. È ora, però, che qualcun altro cominci a fare la propria ed anche per bene.

Sono il primo ad offrire positività ed ottimismo alla causa e se mi dovessi basare sulle dichiarazioni di Cairo rilasciate a La Stampa e riportate da ToroNews non potrei che essere felicissimo del 2022 che ci aspetta: è stato promesso il massimo supporto a Juric, il rinnovo di Bremer, la ricerca di giovani talenti di prospetto, la costruzione del Robaldo e addirittura l'apertura di una trattativa col Comune per lo stadio Grande Torino. Un 2022 da sogno! Poi ripenso a quante volte ho sentito dichiarazioni simili alle quali sono seguiti zero fatti e mi viene il dubbio che Juric continuerà a lottare coi mulini a vento, Bremer sarà ceduto in estate e i giovani talenti magari non si riveleranno così talenti. Sul Robaldo poi qualunque parola venga detta suona ridicola sino a quando davvero le ruspe cominceranno a lavorare a pieno ritmo. E per lo stadio di proprietà, beh, di sicuro si parlerà col Comune, un colloquio non lo si nega a nessuno, ma sappiamo tutti che non ci sono le condizioni tecniche (vincoli architettonici, mancanze di metrature commerciali, ecc.) ed economiche (ipoteche sull'immobile) per far diventare il Grande Torino uno stadio di proprietà con un senso. Ecco, questi brutti retropensieri, figli di sedici anni di gestione di un certo tipo, di colpo incupiscono il bellissimo quadro, al quale vorrei disperatamente credere perché in effetti sarebbe quello che davvero vorrei per il Toro, dipinto nella sua intervista dal presidente Cairo.

 

Mi chiedo come sia possibile che il nostro presidente non si voglia mai regalare un anno in cui possa apertamente prendersi una rivincita su chi lo critica, presentandosi alla stampa e dichiarando: "Avete visto? Ho fatto più di quanto ho detto, più di quanto vi sareste mai aspettati". Come mai alla sua età, con una posizione economica ormai ben consolidata ed un prestigio ormai conquistato nel mondo dell'imprenditoria e della finanza italiana, non abbia l'orgoglio di prendersi la soddisfazione di dimostrare al mondo che tutto ciò che tocca diventa oro anche nel mondo del calcio? Il calcio non è il suo mestiere, è un hobby, ma come a tutti i grandi imprenditori succede, per loro non è ammissibile non primeggiare anche negli hobby: possibile che Cairo,  nel suo riconosciuto da tutti narcisismo, accetti di essere un mediocre nella gestione del Torino, cioè nella gestione della proprietà, tra tutte quelle che ha, che è maggiormente mediatica e di gran lunga la più esposta al giudizio tranchant della gente? Persino Berlusconi nei suoi dibattiti politici sminuiva i propri rivali sostenendo che avrebbero potuto essere alla sua altezza solo nel momento in cui avessero vinto anche loro un paio di Champions… Per dire quanto il successo nel calcio sia prestigioso e magnetico sulle masse e  sappiamo tutti quanto Cairo abbia provato a seguire le orme del suo mentore Berlusconi nella propria parabola imprenditoriale.

Alla fine ogni anno siamo qua a sperare che l'anno nuovo porti un nuovo atteggiamento da parte del presidente, un sussulto di orgoglio personale, ma, niente, sistematicamente, per un motivo o per l'altro, la nostra speranza risulta vana. Poi arriva un anno come questo, dove con Juric in panchina si sente odore di rinascita e si percepisce come stia passando sotto il naso la concreta possibilità di rilanciarsi davvero, e questa speranza di un cambiamento dell'atteggiamento di Cairo torna di colpo a fare capolino nella nostra testa perché tutti noi intuiamo l'opportunità di dare una vera svolta al Torino e chiaramente abbiamo paura di perdere anche questo treno. Allora ci ricasco e dentro di me fioriscono buoni propositi per il mio 2022 a tinte granate e dico: vorrei davvero scrivere articoli diversi, pieni di cose di campo, privi di paure legate al futuro del Toro, come squadra e società, ma soprattutto pieni di orgoglio per un modo di vivere lo sport come ideale da perseguire anche nella vita e di valori da tramandare ai figli in un rinnovamento ciclico di passione e sentimento.  Presidente, me ne dia l'opportunità, per favore...