Toro News Columnist Il Granata della porta accanto Oristanio: la misura del Torino di Cairo di oggi

Oristanio: la misura del Torino di Cairo di oggi

Alessandro Costantino
Il Granata della Porta Accanto/ Petrachi deve lavorare sperando di "incappare" in qualcosa di utile dove formula di acquisto, relativa utilità e ingaggio del giocatore siano allineati alle risorse che il presidente gli mette a disposizione

A leggere certa stampa il messaggio che passa è che il Torino ha cominciato il proprio mercato con il botto. Botto che ha un nome e un cognome: Gaetano Oristanio. A ruota di questo colpo ci sarebbe anche l'acquisto, dallo Spezia fresco di retrocessione in C, del giovane portiere 2006 Mascardi. Che i due giocatori abbiano lo stesso procuratore è un dettaglio che a voler essere pignoli non è così indifferente, ma non spetta a noi giudicare sulla base di assunti che possono essere maliziosi se si vuol dare credito a manovre che dietro le quinte sono all'ordine del giorno nel nostro calcio.

Il punto a mio parere è ancora un altro. Oristanio è un buon giocatore, il classico trequartista con dei piedi sopra la norma, è ancora giovane e tutto sommato ha già una certa esperienza nella massima serie. Se vogliamo essere buonisti Oristanio sarebbe da considerare proprio come uno di quei giocatori tecnici, piccoli, fantasiosi, messi al centro del dibattito pubblico che dall'eliminazione dell'Italia da parte della Bosnia si è scatenato su come sia cambiato l'approccio dei nostri settori giovanili oggi nella selezione dei calciatori. La critica di fondo narra che ormai nelle scuole calcio non si insegna più la tecnica perché si dà priorità al fisico e che così facendo i vivai tendano a sfornare bestioni super atletici che però a giocare a calcio non sono poi così buoni. Oristanio in questo quadro è un po' il panda da salvare dall'estinzione viste le sue caratteristiche molto più simili ai grandi numeri 10 che il nostro calcio era solito produrre un tempo in quantità industriali.

Il suo acquisto quindi si potrebbe anche considerare un po' controtendenza e, volendo, anche lungimirante da parte del Torino se l'idea di fondo fosse quella di un club che consapevolmente ha scelto di rimettere la cifra tecnica al centro del suo modo di fare calcio. La realtà, però, è molto meno romantica di quanto questa opzione possa dirci. Oristanio è arrivato al Toro, in realtà perché la formula "prestito con diritto di riscatto" a cui il Venezia ha acconsentito è l'unica attualmente percorribile visti i paletti che Cairo ha messo al ds Petrachi: non sono così sicuro che l'ex Parma sarebbe in procinto di fare le visite mediche all'istituto di medicina sportiva se il Torino avesse dovuto mettere sul piatto sin da subito soldi veri per prenderlo...

In secondo luogo questo ragazzo non è ancora esploso e non sappiamo nemmeno se lo farà: scommettere su di lui a costo zero è uno dei modus operandi preferiti dalla società di Cairo: se fa bene, tanto di guadagnato, se fa male torna al mittente. Ma il problema è proprio questo: se fa male torna al mittente, ma allora qual era il presupposto tecnico per prenderlo? In un contesto di necessità reali che vedono un portiere e almeno tre difensori come assolutamente indispensabili per rimettere in piedi una difesa che l'anno scorso ha fatto acqua da tutte le parti, prendere un vice Vlasic (perché questo sarebbe in realtà il ruolo di Oristanio attualmente) non era certo la priorità con cui cominciare il mercato granata. La verità è che il ragazzo nell'ambito dell'interessamento per Mascardi è diventato un'opportunità interessante per la sopra citata formula di tesseramento e non si è saputo resistere alla tentazione di dire di no.

Poi preghiamo tutti che diventi un fenomeno ed esploda sotto la guida di Abate in modo che se ne guadagni tutti in spettacolo, punti e bel gioco, ma deve essere chiaro che Oristanio, se vogliamo essere onesti, non era né un obiettivo essenziale, né una priorità di mercato per il Torino. Il suo arrivo al contrario ci dà l'esatta misura del Torino di Cairo al giorno d'oggi: nonostante io apprezzi Petrachi, mi rendo conto che il nostro DS deve lavorare sperando di "incappare" in qualcosa di utile dove formula di acquisto, relativa utilità e ingaggio del giocatore siano allineati e congrui con le pochissime risorse che il presidente gli mette a disposizione. Hai voglia a puntare giocatori veramente utili alla causa se poi al momento di affondare il colpo hai le mani legate sul prezzo del cartellino o sulle richieste economiche del giocatore stesso!

I danni fatti da Vagnati sono ancora macerie fumanti che ingombrano talmente tanto l'area da impedire a Petrachi di muoversi liberamente. Tanto che anche in uscita i vari Biraghi, Ilic, Israel, Abloukhal, Anjorin non sono facili da piazzare senza rischiare una sanguinolenta minusvalenza a bilancio. Si potrebbe fare cassa con Njie (siamo sicuri che esploderà e il prossimo anno varrà il doppio di quanto stanno offrendo quest'anno alcuni club esteri?) oppure Gineitis, gli unici ad avere mercato, forse, assieme ad Adams, il più papabile a essere sacrificato sull'altare delle plusvalenze, ma basterà per drenare risorse da investire su obbiettivi veri e non cascati dal cielo? Intanto a breve si parte per il ritiro dove il buon Abate spiegherà il suo ABC alla solita rosa incompleta in un film visto e rivisto su questi schermi. Però, a leggere certa stampa, dovremmo essere tutti contenti perché il mercato è partito con il botto.


ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.