Toro News Columnist Il Toro in una foto Caro Cholito Simeone, ora dimostraci che non sei rimasto controvoglia

Caro Cholito Simeone, ora dimostraci che non sei rimasto controvoglia

Gianluca Sartori
"Il Toro in una foto" di Gianluca Sartori / L’auspicio è che la scelta fatta a inizio estate dal club, che poteva sembrare condivisibile, ora non si riveli controproducente

Il Torino è arrivato impreparato alle prime due partite di campionato, con una rosa incompleta e non adatta alle esigenze del nuovo tecnico. Abate, come diversi suoi predecessori, sembra destinato a dover cambiare il modulo tattico immaginato al suo arrivo. Glissiamo su questo, ripromettendoci di tornare sull’argomento a mercato finito per tirare una riga.
Dopo Sassuolo-Torino, scegliamo invece di partire da Giovanni Simeone per analizzare il momento del Toro. Il Cholito a Reggio Emilia è stato impalpabile e non ha inciso. Un solo tiro fuori dallo specchio, un fallo procurato, un tackle vinto secondo i dati di fbref.com. Non solo non è riuscito a impensierire la difesa del Sassuolo (per questo serve anche l’aiuto dei compagni): non ha messo in campo quella garra che spesso abbiamo visto spesso lo scorso anno, non è stato punto di riferimento per i compagni nella manovra, non ha saputo proteggere palla e far salire il baricentro della squadra nei momenti più complicati. Tant’è che Abate ha dovuto sostituirlo al 73’, quando si era ancora sull’1-1 e non era impossibile pensare di vincere la partita, con Kulenovic, non esattamente l’attaccante principe del Toro di oggi. Sperando in una scossa che poi non è arrivata.
Si dà il caso che anche contro il Milan, alla prima giornata, la punta argentina abbia offerto una prestazione scialba. Non ci dimentichiamo del gol che ha deciso l’esordio in Coppa Italia contro la Carrarese, ma si trattava comunque di un avversario di Serie B. Non basta per rendere positivo l’inizio di stagione del Cholito, e inevitabilmente la mente corre a quanto era accaduto a inizio estate. Al corteggiamento del River Plate, la sua squadra del cuore; al desiderio, confessato apertamente dallo stesso giocatore, di tornare in Argentina, la sua patria.
Alla fine, Cairo e Petrachi lo hanno convinto a restare, affidandogli un ruolo centrale in quello che sarebbe stato il Toro di quest’anno e sperando che pure la seconda maglia dedicata al River Plate potesse aiutarlo a percepire il Toro come casa sua. Una scelta che all’epoca poteva sembrare assolutamente condivisibile, ma che a posteriori potrebbe rivelarsi controproducente. Il club avrebbe potuto soddisfare (almeno in parte) l’assoluta necessità di monetizzare a inizio estate salutando un giocatore che ha superato i trent’anni, con annessa la possibilità di reinvestire quei proventi; invece, ha dovuto cedere a fine mercato un talento in rampa di lancio come Njie, che tra un anno potrebbe valere il doppio della cifra di oggi. Un tempo il Toro vendeva dopo aver valorizzato, ora è costretto a privarsi dei suoi prospetti migliori: non un bel segnale, a proposito di conduzione societaria.
Simeone è un ragazzo troppo corretto e professionale per far scoppiare casi di mercato, però ci chiediamo cosa ci sia nel suo inconscio oggi che vive un avvio di campionato difficoltoso della squadra, che assiste a una programmazione tecnica evanescente intorno a sé. Ci auguriamo, insomma, che non sia rimasto controvoglia già all’inizio e che non veda consolidati oggi i dubbi che aveva a giugno. Il Toro di oggi non può assolutamente fare a meno del contributo di Simeone, un attaccante che garantisce la doppia cifra di reti in Serie A. Giovanni deve essere la più grande certezza di questo Toro: non si discutono né il suo valore, né il suo ruolo all’interno del gruppo. Ma le motivazioni, si sa, sono tutto. L’auspicio è che il centravanti granata possa presto dimostrare che le sue sono ancora intatte.

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