Massimo decimo posto?
Una vittoria del Toro per 3-0 fuori casa, il giorno dopo una sconfitta interna della Juventus con lo stesso risultato. L’occasione era troppo ghiotta, e così, non appena l’arbitro Ayroldi ha decretato la fine della partita del Tardini, dal mio cellulare è partito un messaggino di sfottò a un caro amico bianconero (ammettiamolo, ne abbiamo tutti).
La sua risposta è stata sarcastica e pungente. Una foto di Russell Crowe ne “Il Gladiatore” accompagnata da una battuta: “Sono massimo decimo posto”, parafrasando la celeberrima frase del generale romano Massimo Decimo Meridio. Come a dire: finalmente, voi granata siete tornati dove vi compete, il decimo posto in classifica. Ed è inutile sperare di spingersi più in là.
L’andamento degli ultimi anni e ciò che ha quasi sempre portato in dote l’attuale gestione societaria indurrà molti lettori di Toro News a dare sostanzialmente ragione al mio amico juventino, con un approccio realistico e disincantato. Da inguaribile ingenuo quale sono confesso che, invece, dopo la partita di Parma le impressioni che ho sono buone, per almeno due motivi.
Vlasic e Simeone: il Toro ritrova i suoi assi
Il primo è che sono tornati i senatori. Giovanni Simeone e Nikola Vlasic hanno ripreso a esprimersi sui loro livelli: ed è la miglior notizia, considerando che sono loro a dover dare concretezza al lavoro di un gruppo che aveva già dimostrato di essere coeso e vivo. Ad inizio anno avevamo messo in dubbio le motivazioni dell’attaccante argentino, aspettando con ansia una sua smentita, che pare proprio essere arrivata. Sulle sue qualità, ovviamente, nessun dubbio: ha dimostrato più volte di valere la doppia cifra in Serie A. Quanto al numero dieci croato, è il giocatore che più di tutti sa far girare la squadra. Quando lui è ispirato, trova spazi e le giocate gli riescono, è tutto un altro Toro. La scelta di farlo partire da fuori contro l’Udinese, un giusto pungolo, è stata una buona mossa da parte di Abate.
Abate, gestione del gruppo e mosse oculate
E proprio nel tecnico risiede l’altra ragione del mio personale ottimismo. Oltre a continuare a dare la sensazione di avere in mano il gruppo, cosa non certo scontata per un esordiente in Serie A, giorno dopo giorno Ignazio sta comprendendo sempre meglio come plasmare il materiale che ha tra le mani. Due punte vere, Bragança inamovibile, l’affidabile Ismajli (e non il più farfallone Coco) come punto di riferimento della difesa. Il mister ha a disposizione buone qualità, sta trovando il modo di utilizzarle nel modo più efficace. E i miglioramenti si vedono, sul piano del gioco: la prima mezz’ora contro il Parma è stata di alto livello.Poi, certo, la squadra è calata e a cavallo dei due tempi gli emiliani sembravano poter riprendere la partita. Dimenticarlo significherebbe fare un’analisi incompleta: c’è ancora molto lavoro da fare, ma Roma non è stata costruita in un giorno – tanto per rimanere in tema con l’inizio di questo articolo - e va ricordato che questo gruppo lavora insieme da circa un mese, togliendo la lunga sosta nazionali.
Sulle prospettive di questo Toro
Napoli, Juventus e Atalanta non stanno colpendo particolarmente; nelle zone europee ci sono Frosinone e Cagliari, squadre che viaggiano sulle vele dell’entusiasmo ma che sulla carta non hanno i numeri per tenere questo ritmo. Ci vogliono ancora almeno 5-6 partite per capire davvero quali possono essere gli equilibri del campionato, ma questo Toro ha margini di miglioramento e, nel prossimo calendario, sfide che possono rappresentare la possibilità di fare altri punti. Riflessioni che possono durare lo spazio di qualche giorno, o forse no. Ora la sfida col Monza, che porta con sé l’arcinoto tabù della terza vittoria consecutiva. Spezzarlo potrebbe essere un buon inizio per tornare a ripensare a “Il Gladiatore” per quello che è: un film che ha fatto la storia del cinema, ma che non ha nulla a che vedere col Torino.© RIPRODUZIONE RISERVATA