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CULTO

Juve-Toro 1-2: il penultimo (Toro, quando torni?)

"Se, secondo Francesco Bugnone, una certa idea del Toro muore nel 1994 abbandonando il Filadelfia, uno degli ultimi sussulti arriva nel 1995 con il penultimo derby vinto. Un ricordo dolce e amaro che ci racconta nella nuova puntata di Culto"

Il nove aprile 1995 il Toro vinceva il suo penultimo derby. Dirlo causa una dolorosa consapevolezza. I quarantacinquenni di oggi si affacciavano all’adolescenza, i trentenni odierni avevano imparato da poco a parlare e così via. Da allora, in ventotto anni, siamo riusciti a conquistare una sola stracittadina, quattro lustri dopo, che in troppi, per la maledetta abitudine di non vivere bene le rare cose belle che ci accadono, abbiamo derubricato a vittoria da poco, quasi agevolata dai bianconeri. (Sì, andiamolo a dire a Glik stravolto dopo la partita o andiamolo a dire a tutti quelli che hanno cercato di alzare una cortina fumogena dando spazio al modo in cui fu accolto il pullman bianconero o di come cercando di ribaltare il fattaccio della bomba carta in Curva Primavera. No, ma alla Juventus non era dispiaciuto perdere, ma va).

Ogni derby non vinto è un aggiornamento doloroso di una contabilità a cui cerchiamo di non pensare e allora, per questo, ogni tanto ci aggrappiamo ai ricordi, per chi c’era, o ai racconti, per chi non può ricordare. Una certa idea di Toro muore nel 1994, forse muore proprio il Toro con la fine del Filadelfia e di tutto quello che ne consegue. Solo che il dna è forte, così forte che, ogni tanto, appare ancora adesso fra tutte le avversità e le ostilità che il mondo intorno ha messo sulla strada dell’Idea. Figuriamoci se, a nemmeno un anno di distanza, non resistesse dopo pochi mesi dalla sua fine. Con la rosa rivoluzionata e senza campo storico il Toro di Calleri e di Sonetti sta scalando posizioni, ha vinto il derby di andata, ha vinto il Viareggio. Gli ultimi lampi, gli ultimi spasmi.

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La Juventus sta volando verso il ventitreesimo scudetto con nove punti di vantaggio sul Parma. Adesso, con la paura di essere felici che ci fa invadere i social, prevederemmo sconfitte contro la capolista, oltretutto dopo averli già battuti due mesi e mezzo prima nel mitico derby del 3-2 con doppietta di Rizzitelli, rete di Angloma e Pastine che para il rigore di Ravanelli. Allora no. Non importa quanto siano forti “loro”, ma vogliamo rifare lo scherzetto e non solo per l’orgoglio cittadino, ma per un motivo ancora più semplice: ci serve. Ci serve perché, battendo 3-2 il Cagliari  con una doppietta di Abedi Pelè a ribaltare il risultato nel finale, il Toro, a inizio anno oggetto misterioso, si sta proponendo addirittura per un posto in Europa.

I bianconeri sono privi di Vialli e recuperano in extremis Ravanelli, mentre i granata perdono Silenzi all’ultimo: Sonetti sposta il nove di Pennellone sulle spalle di Rizzitelli e affida il sette dell’ex romanista a Sean Sogliano che si metterà sulle piste di Roberto Baggio. Si gioca davanti a quarantatremila spettatori: pochi secondo la stampa cittadina. Se solo potessero prevedere il futuro.Agli ordini di Cesari di Genova, in una giornata soleggiata e calda, i granata scendono in campo con Pastine fra i pali, Angloma e Pessotto sulle fasce, Pellegrini libero, Maltagliati e Falcone centrali, Sogliano teoricamente mediano, ma, come detto, francobollatore di Baggio, il rientrante Scienza in mezzo con Cristallini e Abedì Pelé ad aiutare Rizzitelli. Schieramento coperto e pronto a colpire appena viene data un’opportunità. Ci vuole poco perché il Toro faccia ciò per cui è stato schierato. Soltanto sei minuti.

Massimo Carrera è uno dei più positivi della stagione bianconera, ma la maledizione della stracittadina colpisce anche lui. Rilancio sbagliato, molle, impreciso dell’ex barese che spiove pigro sulla tre quarti difensiva juventina finendo sulla testa di Scienza. L’ex reggiano è abilissimo a colpire verso Rizzitelli il quale, tenuto in gioco proprio da Carrera, si invola verso la porta avversaria. Ci sono anni in cui la prendi benissimo e non segni, ci sono stagioni nelle quali ci riesci quasi in ogni modo. Per “Rizzi”, dopo anni meno fortunati, siamo proprio in una di quelle situazioni visto che gonfierà la rete per diciannove volte. Stavolta non calcia particolarmente bene, anzi. Il rasoterra finisce addosso a Peruzzi in uscita, ma il pallone è così forte che si impenna e termina in rete. Vale come un gol in rovesciata, vale per l’1-0. “Rizzi”, con la fascia da capitano sul braccio, esulta a braccia aperte e va a ringraziare Scienza, Sonetti esulta alzando il pugno. La stracittadina sembra essere sempre una festa, che ci sia il freddo di gennaio o il tepore della primavera.

Nel derby d’andata la Juventus reagì fulmineamente ai primi due vantaggi granata, ora ci mette un po’ di più. Pastine fa ottima guardia su Ravanelli e Del Piero, ma a metà frazione il diavolo ci mette la coda o meglio Maltagliati ci mette una gamba. Baggio riprova lo scherzetto del 1990 calciando una punizione da posizione defilata, “Malta” prova a deviare, ma diventa il peggior nemico di Pastine: autorete.

Una girata di Baggio sull’esterno della rete sembra il segnale di una Juventus rinfrancata, ma di fatto risulta l’ultimo vero squillo del tempo (e non solo). Una punizione di Pelè che sibila vicina all’incrocio suona la carica per il Toro che, al 34’, ritorna definitivamente in vantaggio. Mago Abedì, fermo ai venticinque metri come un giocatore di basket all’ultimo possesso che aspetta i secondi avvicinarsi allo zero prima di partire, all’improvviso allarga per Angloma in arrivo sulla destra. Quel fenomeno di Jocelyn mette il turbo, passa in mezzo a due bianconeri e crossa al centro. Anche qua ci sono due avversari, ma sono fermi. Rizzitelli no, salta come un ariete e colpisce la palla alla perfezione, schiacciandola nel sacco con Peruzzi immobile. Una rete bellissima confezionata dai tre giocatori di maggior classe schierati da Sonetti quel giorno. Quattro reti in due derby vinti: Ruggiero Rizzitelli entra definitivamente nella storia granata. A fine partita si metterà in ginocchio durante le interviste per una promessa fatta prima della gara, ma siamo noi a essere in ginocchio da lui.

Nella ripresa la Juventus attacca in modo fiacco e resta in dieci per l’espulsione di Paulo Sousa al 61’. Il Toro ha la partita in mano, potrebbe dilagare, ma non la chiude ed è quello l’unico motivo che tiene in partita avversari irriconoscibili. Nel finale, dove perdiamo Sogliano per doppia ammonizione a 3’ dal termine, Rizzitelli potrebbe siglare addirittura la tripletta, ma prima sbaglia di testa su perfetto cross di Pelè e poi non è efficace nel pallonetto per superare Peruzzi. Non importa: il Toro vince lo stesso. Il Parma, perdendo in casa col Milan, resta dietro nove punti, ma in casa bianconera la rabbia la fa da padrona con Lippi che, infuriato, non si dà pace per come si continuino a fare regali al Toro e i giocatori che si dicono dispiaciuti perché sanno quanto ci tenevano i tifosi. Dalla parte opposta Sonetti se la ride (“Quanto si gode”), “Rizzi” è felicemente incredulo dell’accaduto e i sogni possono continuare. Purtroppo per poco.

Una vittoria, tre pareggi, quattro sconfitte. Sei punti nelle ultime otto partite, dopo il derby il Toro cede di schianto e l’inserimento nella lotta europea appassisce diventando una salvezza anticipata con qualche grande soddisfazione. Il penultimo derby vinto è stata la carezza sul capo di un Toro che stava per entrare nel periodo durissimo che, con troppi bassi e qualche alto, sta continuando a vivere ora, perché non sono diciotto anni, ma ventotto quelli in cui le amarezze hanno spesso sotterrato i bei momenti. Quel penultimo derby vinto è stato una specie di saluto. Questo è il Toro che amavamo, adesso deve andare, ogni tanto rifarà capolino perché non puoi lasciarlo in un buco per sempre, ma poi verrà di nuovo trascinato giù. Ripenso a quel pomeriggio bellissimo e mi viene in mente solo una domanda, mentre ci si contorce tra i soliti mancati riscatti, i soliti nomi e nometti, il solito calciomercato del cazzo: Toro, quando torni?

Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (o meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l’eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e…Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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