Ancora blackout granata, con beffa finale. Arriverà la scossa al derby?
Alla Unipol Domus va in scena l'ennesimo capitolo di una stagione tormentata, che si trascina stancamente verso un finale che speriamo non sia oscuro. Il tabellino dice Cagliari Torino 2-1 ma ciò che è peggio è come gli uomini in maglia granata hanno interpretato l'andamento della gara.
Il copione della partita è un insulto a chi ama questi colori: il Toro ha giocato a calcio per appena un quarto d'ora nel primo tempo e per una decina di minuti nella ripresa. Il resto? Un vuoto pneumatico fatto di passaggi orizzontali, zero cattiveria agonistica e una passività disarmante. Quando si scende in campo con questo atteggiamento, la sconfitta diventa l'unica conseguenza logica. Ed è la 17esima sconfitta in campionato, un dato da brividi.
Soliti errori e amnesie difensive
Non può bastare, in questo deserto di idee, la perla che aveva temporaneamente riacceso le speranze. Il super gol di Obrador resta l'unica nota lieta della giornata: una giocata di pura classe e potenza che avrebbe meritato un palcoscenico e, soprattutto, un contesto di squadra ben diverso. Invece, la prodezza del singolo si è dissolta in mezzo alle solite, imbarazzanti amnesie difensive.
I numeri, d'altronde, non mentono mai e fotografano una realtà drammatica: con le due reti incassate in Sardegna, i gol subiti salgono a 61. Il Toro si conferma matematicamente la seconda peggiore difesa del torneo, superato in questa tragica classifica solo dal Pisa già retrocesso. Una fragilità strutturale spaventosa, che trasforma ogni folata avversaria in un potenziale gol.
Arbitraggio da incubo e la beffa del 95'
Certo, in una serata già di per sé disastrosa, ci si è messo anche il direttore di gara. Il pessimo arbitraggio di Arena ha innervosito i giocatori e spezzato il ritmo, con una gestione dei cartellini e dei contatti a dir poco rivedibile. Ma l'episodio che fa saltare i nervi e che grida vendetta arriva al minuto 95. In pieno recupero, sugli sviluppi di un assalto disperato, il fallo di mano in area di Folorunsho è solare. Un braccio largo che devia la traiettoria del pallone in modo netto. In un calcio dominato dal VAR, il mancato fischio e il mancato bando alla tecnologia restano un mistero inspiegabile. Sarebbe stato il rigore del possibile 2-2. Un pareggio forse non meritato per quanto visto nei 97 minuti, ma che la legge del calcio avrebbe dovuto garantire.
L'ombra del derby. Vedremo la scintilla per la (ri)scossa?
L'aspetto più preoccupante, però, esula dal singolo episodio arbitrale. I granata si confermano drammaticamente discontinui, incapaci di gestire i momenti della partita e di dare un senso di solidità. Una fragilità mentale che si ripete costante, settimana dopo settimana, e che non lascia presagire nulla di buono. Soprattutto perché il calendario non fa sconti e il prossimo ostacolo si chiama derby con la Juve alla disperata ricerca di punti per qualificarsi in Champions. Arrivare alla stracittadina all'ultimo match del campionato con questi numeri, con questa difesa e con il morale sotto i tacchi è il peggior biglietto da visita possibile. Se l'atteggiamento sarà lo stesso visto a Cagliari, il rischio di un'altra umiliazione è dietro l'angolo. Serve una svolta totale, d'orgoglio e di testa. Anche perché, per una volta (e finalmente), lo stadio sarà pieno di tifosi granata. Noi ci saremo, speriamo anche i giocatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA