Cuore, ingenuità e sconfitta: il Toro cade ancora ma la strada è quella giusta
Non basta il cuore, non basta l'orgoglio e non basta nemmeno un secondo tempo giocato su ritmi e qualità superiori a quelli di un avversario sulla carta decisamente più attrezzato. Il posticipo che vede il Toro uscire sconfitto per 0-2 contro la Roma lascia in dote all'ambiente granata una dose massiccia di amarezza, ma anche una consapevolezza inequivocabile: la squadra c'è, è viva, lotta su ogni pallone e sta costruendo un'identità forte. Eppure, nel calcio la determinazione e il coraggio vengono brutalmente vanificati quando si concedono regali imperdonabili. Il risultato finale punisce oltremodo i granata, ma certifica una regola spietata e inflessibile: le disattenzioni si pagano a carissimo prezzo.
A pesare come macigni sull'esito del match sono due ingenuità colossali, due veri e propri regali incartati e consegnati alla formazione giallorossa, che non ha dovuto fare altro che scartarli con cinismo grazie a Malen e Pisilli. Il primo squillo avverso nasce da un errore di Perri, che con un disimpegno di piede serve involontariamente Mancini, innescando l'azione che porta al vantaggio romanista. Una doccia fredda e immeritata. La seconda rete, che chiude definitivamente i giochi al 92', è altrettanto incredibile. Ben tre difensori granata si fermano di colpo, pietrificati in attesa di un fischio arbitrale che non poteva arrivare. Una prateria concessa ingenuamente per il definitivo raddoppio. Due episodi isolati che macchiano inesorabilmente una prestazione corale altrimenti di buon livello.
Nel bilancio dei singoli, la luce più fulgida è senza dubbio quella di Bragança. Il centrocampista portoghese disputa una seconda frazione eccellente, dettando i tempi, recuperando un'infinità di palloni e mostrandosi sempre lucido in un reparto dove la battaglia agonistica è stata a dir poco feroce. Discorso diverso, e decisamente più complesso, per Simeone. Il centravanti interpreta la gara alla sua maniera: lotta come un leone su ogni singola palla, fa a sportellate per novanta minuti con l'intera retroguardia capitolina, si sbatte per i compagni e si crea gli spazi attaccando la profondità. Purtroppo, però, l'enorme dispendio energetico gli annebbia la vista al momento decisivo: sotto porta non è lucido, sprecando troppe occasioni preziose che un attaccante del suo calibro avrebbe il dovere di capitalizzare.
Nonostante lo zero alla voce gol fatti, la ripresa del Torino è stata un inno alla reazione e all'intensità. I granata creato diverse difficoltà alla Roma, mettendo quasi alle corde una squadra che quest'anno era sempre stata abituata a imporre il proprio palleggio e che si èmostrata molto fallosa. Mister Ignazio Abate, nella consueta conferenza stampa post-partita, non ha nascosto i sentimenti contrastanti che animano lo spogliatoio: "C'è rammarico. Nel primo tempo non abbiamo espresso tutto il potenziale, è la quarta volta che andiamo in svantaggio e dobbiamo diminuire gli errori individuali", ha analizzato lucidamente l'allenatore. "Ma la ripresa è stata di alto livello: la Roma ha surclassato sempre i suoi avversari, noi abbiamo creato 3 palle gol e serve cinismo".
L'analisi di Abate tocca inevitabilmente anche l'aspetto mentale e l'incredibile disattenzione del raddoppio: "Sono arrabbiato anche per il secondo gol, cambia la prospettiva della sconfitta. Abbiamo alzato il livello, ce lo portiamo a casa". Ed è proprio da questa ultima frase che l'ambiente deve ripartire. Il Toro visto contro la Roma non è una squadra da compatire, ma un cantiere in piena evoluzione che sta assorbendo rapidamente il carattere del suo tecnico. Peccato per lo 0-2 finale, ma eliminando le amnesie difensive e affilando gli artigli negli ultimi sedici metri, la strada tracciata è indubbiamente quella giusta.
MICHELANGELO SUIGO - Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.
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