Passo indietro del Toro allo Stirpe
Certe trasferte lasciano addosso un sedimento di freddo che non va via neanche quando rientri a casa, avvolto nel calore della routine romana. Arrivato nel gelo di Frosinone per sostenere la squadra in un "Benito Stirpe" dal settore ospite spettrale, privato del calore e della voce dei tifosi granata, ho vissuto novantasei minuti di pura frustrazione, tornando a Roma con il serbatoio pieno di rammarico e di legittimi dubbi. La sconfitta per 2-0 contro la neopromossa rivelazione del campionato non è un semplice incidente di percorso, ma lo specchio della gestione tecnica, di scelte di campo e di limiti caratteriali del nostro Toro.
Il campo ha parlato chiaro, confermando una tendenza non positiva. Partiamo dalle decisioni iniziali di Ignazio Abate: riproporre Aboukhlal dal primo minuto è stato un azzardo incomprensibile. L'esterno non può e non deve giocare titolare; anche in questa trasferta si è reso protagonista di una prestazione impalpabile, collezionando solo disastri prima di uscire, sostituito, va detto, da un altrettanto confuso Patterson. A completare il quadro critico ci ha pensato Perri: un portiere che mostra ottimi riflessi tra i pali ma palesa limiti strutturali nelle uscite e, soprattutto, nella gestione del pallone con i piedi. Il numero uno granata ha di nuovo regalato letteralmente due palloni sanguinosi agli avversari, errori di superficialità che a questi livelli si pagano inevitabilmente a caro prezzo.
Anche la lettura tattica della gara e la gestione dei cambi meritano un pò di autocritica. Di fronte a un avversario così organizzato e famelico, l'impostazione iniziale avrebbe potuto optare per un più equilibrato 4-4-2, capace di blindare le fasce e dare densità alla mediana. E poi c’è la gestione della panchina: Zapata, che tutti amiamo, non ha ancora 25 minuti nelle gambe. Il cambio andava invertito con quello di Kulenovic. Senza dimenticare un'altra assenza, ormai ingiustificata nei piani di alternanza: Casadei avrebbe dovuto entrare verso la fine per dare sostanza e fisicità in mezzo al campo. Ma il mister non lo vede proprio, e gli ha destinato più di una frecciata in passato. Il Toro fa così un passo indietro, frenando la propria marcia e mostrando i limiti di una rosa che, con le assenze pesantissime di Mandragora e Cacciamani, più Fortini e Rodriguez, smarrisce la bussola e perde smalto, idee e punti pesanti. Ora la squadra è chiamata a un immediato esame di coscienza: archiviare in fretta questo pomeriggio e ritrovare la rotta sabato in casa contro il Lecce prima della sosta per le Nazionali, perché il campionato non aspetta nessuno.
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