Toro, la cura D'Aversa funziona, ma il gioco resta un cantiere aperto
La classifica dei granata torna finalmente a respirare, e lo fa con i numeri pesanti di chi ha deciso di cambiare marcia. Il 2-1 inflitto al Verona porta i ragazzi di mister D'Aversa a quota 39 punti, un +12 sulla zona retrocessione che, a questo punto della stagione, significa aver sostanzialmente blindato la permanenza in Serie A. Tuttavia, la vittoria ottenuta contro l'ultima della classe è un cocktail di cinismo e sofferenza che obbliga a un'analisi profonda.
L'effetto D'Aversa: i numeri della svolta
Se c'è un dato che non mente, è quello relativo al cambio in panchina. L'avvicendamento tra Baroni e D'Aversa ha impresso una chiara sterzata alla stagione. Con il nuovo tecnico, il Toro ha viaggiato a una media di 2 punti a partita, frutto di 12 punti conquistati in sole 6 gare. Per rendere l'idea della trasformazione, basti guardare la media di 1,03 punti a partita registrata dalla gestione precedente. Il fortino del "Grande Torino", con la Maratona sempre vuota per la contestazione al Presidente Cairo, è tornato a essere un fattore determinante: quella contro il Verona è la terza vittoria consecutiva in casa, dopo gli scalpi eccellenti di Lazio e Parma. D'Aversa sembra aver toccato le corde giuste, sistemando una difesa che prima imbarcava acqua e rigenerando il morale di un gruppo che pareva spento.
Luci e ombre: un primo tempo da dimenticare
Nonostante il "cambio di passo" sia evidente nei risultati, la fluidità di manovra resta il principale punto debole. Il primo tempo contro il Verona è stato specchio di questa difficoltà: i granata hanno subito passivamente il gioco dei veneti, apparendo privi di idee e continuità. È stato un Toro a due facce, capace di regalare 45 minuti all'avversario prima di ridestarsi. La reazione è arrivata nel secondo tempo, con venti minuti di intensità vera che hanno ribaltato il match. Simeone ha siglato il suo 9° gol, confermandosi il bomber della squadra. Casadei ha trovato il 5° centro stagionale, firmando il sorpasso. È rimasto strozzato in gola, invece, l'urlo per il 3-1 di Adams (gran colpo di testa su assist di Obrador), annullato per fuorigioco millimetrico del Cholito dal VAR.
Ambizione e cuore
Nonostante i tre punti, D'Aversa non ha cercato alibi nel post-partita, richiamando i suoi alle responsabilità di chi indossa questa maglia:"Serve l'ambizione: Vlasic, Simeone, Adams e tanti altri devono avere l'ambizione di riportare il Toro dove è giusto che stia". È un monito chiaro: la fase difensiva è solida e la motivazione è tornata, ma per fare il salto di qualità definitivo serve una continuità di gioco che oggi si è vista solo a tratti.
Una vittoria per Ismael
Al di là della tattica e delle medie punti, il Toro ha giocato questa partita con una spinta emotiva speciale. Il pensiero di tutta la società e della squadra è andato alla famiglia del piccolo Ismael, giovanissimo cuore granata. Questa vittoria, pur con le sue ombre tecniche, porta con sé il peso di una dedica che va oltre il rettangolo verde. Il Toro sale a 39 punti, mette al sicuro il futuro e ora deve decidere se accontentarsi o, come chiede il suo mister, tornare a essere ambizioso.
Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.
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