Toro News Columnist Lasciarci le penne Se la politica ci mette lo zampino, con il Toro non è necessario

Se la politica ci mette lo zampino, con il Toro non è necessario

Marco P.L. Bernardi
Lasciarci le penne / Far annullare una squalifica sacrosanta tuonando dal trono del potere è un gesto che fa a pugni con l'etica sportiva

Se siete troppo giovani o un po' smemorati potreste pensare che quella di Donald Trump per far riammettere lo squalificato Balogun, giocatore statunitense espulso per un fallaccio e giustamente squalificato per il match contro il Belgio, sia stata la prima macroingerenza politica svoltasi alla luce del sole durante la rassegna iridata. Invece no: ce n'è stata almeno un'altra, altrettanto grottesca, ma più divertente. Mondiali del 1982, quelli vinti dagli azzurri di Bearzot. Il 21 giugno si svolge l'incontro tra la Francia e il Kuwait: i transalpini dominano e a un quarto d'ora dalla fine si portano sul 4-1 grazie a un goal di Alain Giresse, che si trova solo davanti al portiere e lo trafigge con una bordata imparabile.

L'arbitro, il sovietico Myroslav Stupar, convalida la segnatura e a quel punto inizia la parte comica della vicenda: i giocatori dell'Emirato si lamentano di un fischio giunto dagli spalti, ma che a loro avviso avrebbe segnalato l'interruzione dell'azione da parte dell'arbitro, e minacciano di abbandonare il terreno di gioco. In tribuna si palesa lo sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, alto dirigente sportivo kuwaitiano, che fa ampi gesti indignati ai suoi. Non contento, tra l'indifferenza delle forze dell'ordine spagnole, Al-Sabah scende in campo e va a parlare con l'imbarazzata giacchetta nera, che non sa che pesci pigliare. Discutono in modo concitato; poi, tra lo sbigottimento generale, Stupar annulla la rete e scodella il pallone.

La partita finirà comunque con la quarta marcatura dei Bleus ad opera di Bossis, ma del goal annullato per "fischio di spettatore" si parlò per anni. Con Trump il risultato non è cambiato. Far annullare una squalifica sacrosanta (perché il fallo che ha provocato l'espulsione c'era, violento e pericoloso) tuonando dal trono del potere è un gesto che fa a pugni con l'etica sportiva, gesto che peraltro non ha impedito anche alla nazionale a stelle e strisce di essere archiviata dal Belgio con un 4-1.

Infantino, al vertice della federazione che ha avallato l'assurda decisione, avrebbe però potuto pensarci su e prendere la decisione giusta, cosa più difficile per il povero arbitro sovietico, travolto di colpo da una situazione paradossale. A proposito del fattaccio del 1982 mi sono divertito a investigare e ho trovato che all'impresa partecipò anche una nostra vecchia conoscenza: uno dei due guardalinee era infatti Erik Fredriksson, svedese. Proprio il Fredriksson di Tirol-Torino del marzo 1987, quello che non ci assegnò ben due rigori (dei quali uno grosso come una casa, all'ultimo minuto per strattonamento di Francini che, da solo in area, stava per battere il portiere avversario), facendoci eliminare dalla formazione austriaca, volenterosa, ma ampiamente alla nostra portata. A quell'arbitro scandinavo, per sbagliare contro di noi non servì nemmeno l'intercessione politica: fece tutto da solo, coadiuvato egregiamente dalla sfiga che non ci abbandona mai e che rende superflui gli interventi dall'alto per compromettere i nostri sogni di gloria.


MARCO P.L. BERNARDI – Lasciarci le penne Autore di gialli, con "Cocktail d'anime per l'avvocato Alfieri" ha vinto l'edizione 2020 di GialloFestival. Marco P.L. Bernardi condivide con il protagonista dei suoi romanzi l'antica passione per il Toro e l'amore per la letteratura e la canzone d'autore. Nel marzo del 2023 è uscito il suo nuovo noir a forti tinte granata "Giallo profumo di limoni. L'avvocato Alfieri in un nuovo caso tra Torino e Sanremo" (Fratelli Frilli Editori).