Assenza, trincea, sopravvivenza
Il ciclo Ignazio Abate è scattato senza Urbano Cairo al fianco. È stata probabilmente questa la notizia più corposa della conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico. È stato il direttore sportivo Gianluca Petrachi ad accompagnarlo nel primo appuntamento ufficiale di fronte a telecamere e microfoni. La scelta del presidente granata merita, soprattutto a livello di immagine, qualche riflessione. Cairo fu presente l’8 luglio 2021 in occasione della “prima” di Ivan Juric, replicò a Pinzolo al Pala Dolomiti il 23 luglio 2024 con Paolo Vanoli e non mancò nemmeno il 1° agosto 2025 al rientro a Torino dal ritiro di Prato allo Stelvio per Marco Baroni. Scorrendo ancora indietro il calendario non si trova nessuna presentazione estiva di un nuovo allenatore della Prima Squadra del Torino senza Cairo al fianco. Pertanto, la prima riflessione gioco forza deriva dallo storico. Il fatto è da considerarsi del tutto nuovo ma non completamente inaspettato. Per portata ci sentiamo di paragonarlo alla scelta maturata il 4 maggio 2025 di non salire a Superga per la prima volta in vent’anni di mandato. La decisione di non esserci per Abate è certamente figlia della situazione che si è venuta a creare, di quella ormai insanabile frattura che intercorre tra il numero uno granata e la tifoseria. Ma è anche una decisione che affonda i suoi prodromi nel 24 febbraio 2026. Quel giorno la prima volta di Roberto D’Aversa fu oscurata dalle difficoltà palesate da Cairo sotto i colpi delle domande dei colleghi giornalisti. Onde evitare altri momenti pubblici di così evidente imbarazzo Cairo ha preferito fare un passo indietro canalizzando l’attenzione mediatica sul vero protagonista dell’evento: Abate. E anticipando a prima del ritiro la conferenza stampa si è probabilmente anche tolto il dubbio (se mai ci fosse) di dover salire in Val Rendena dal 13 al 25 luglio.
La prima riflessione è quindi connessa alla volontà presidenziale di non spostare il focus. Era infatti alto il rischio di trasformare un momento di per sé positivo per la piazza in un momento di aspro confronto/scontro, quello che avrebbe senza dubbio catturato l’attenzione generale più di ogni altra cosa. Tradotto: sfruttare il fatto di non far passare in secondo piano Abate per preservare la propria integrità dalla possibile “aggressione” mediatica. La seconda riflessione è strettamente legata alla prima. L’assenza di Cairo ha permesso a Petrachi di farne le veci affermando che il presidente “lo sta lasciando lavorare”. Una sorta di dichiarazione di delega: la responsabilità resta in mano al delegante (così come il portafoglio) ma il come agire è a capo del delegato. La strategia presidenziale è pienamente condivisa dal delegato (“La politica della società è ben nota da parecchi anni. Bisogna fare le cose in maniera virtuosa. La cosa che devo cercare in tutti i modi è far tornare la visione di un calcio sostenibile e di ragazzotti affamati di confrontarsi con la Serie A. L’ambizione è questa”). La tattica o le tattiche per raggiungere l’obiettivo (badate che non si parla di salvezza, parte sinistra, Europa, ma bensì un po’ genericamente di mina vagante del campionato) sono delegate a Petrachi. Nell’ultimo editoriale avevamo evidenziato come fosse nuovamente giunto il momento per i tifosi di esprimersi. Oggi, dopo la presentazione di Abate senza Cairo, possiamo dire che il primo che si è espresso è stato il presidente granata: trincerarsi per sopravvivere e far sopravvivere il giocattolo.
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