Bentornato spirito Toro
Non era da scaricare dopo lo scialbo pareggio contro la Cremonese, non è da esaltare eccessivamente dopo la bella rimonta con l’Inter. Ma a Roberto D’Aversa va fatto un plauso: ci ha fatto rivedere lo spirito Toro, anche se solo per una mezz'ora. Ha adottato mosse offensive a gara in corso, come Njie esterno al posto di Lazaro quando si era sullo 0-1, ed è stato ripagato. I suoi si sono ribellati e, in uno stadio per metà occupato da tifosi interisti, non hanno voluto passare per vittime sacrificali. Questo è quello che si deve chiedere a chi veste la maglia granata.
Detto ciò, per quanto riguarda il futuro del tecnico, è giusto che la società aspetti fino all’ultima giornata in modo da ottenere più elementi possibili, poiché D’Aversa è arrivato in un momento complicato e ha avuto poche partite a disposizione. A lui, ormai, non si può chiedere un gioco scintillante. Invece, fossimo in Cairo e Petrachi, da qui alla fine guarderemmo ad alcuni criteri determinanti per capire se D’Aversa può meritare effettivamente una chance.
Primo: deve essere in grado di tenere il gruppo sulla corda fino all’ultima giornata. La salvezza raggiunta non deve provocare rilassamenti, come visto nella stagione 2024/2025. Lo spirito della ripresa giocata contro l’Inter va messo in campo anche a Udine e in ogni partita da qui alla fine. Secondo: D’Aversa deve dimostrarsi in grado di valorizzare giocatori. Elementi come Ilkhan (non è chiaro perché nel ruolo di play gli siano stati preferiti Prati e Gineitis), Njie e Casadei devono tutti chiudere in crescendo, trovando minuti e collocazione tattica. Terzo: all’ultima giornata c’è una partita speciale che il Torino ha vinto una volta negli ultimi trent’anni. E se a D’Aversa riuscisse il colpaccio, dargli il benservito pochi giorni dopo non sarebbe facile.
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