Ci vogliono così: ultras anche nella morte
Ma davvero restiamo scandalizzati di fronte a un gruppo di ultras che profana un minuto di silenzio in ricordo di una persona morta? Non è la narrazione che la politica in tutte le sue forme vuole farci assumere ormai da tempo? Non più tardi di una settimana fa su un quotidiano nazionale si sbeffeggiava una signora morta in prima pagina, si celebrava (sì, celebrare è il verbo giusto) la sua morte giocando sugli ideali che hanno animato quella stessa persona per una vita intera (il riferimento è a Emma Bonino e al titolo a tutta pagina "Fine vita" del quotidiano La verità). Ogni 10 febbraio e ogni 25 aprile la nostra lungimirante classe politica ci ricorda che esistono i morti neri e quelli rossi, i morti fascisti e i morti comunisti, i morti giusti e i morti sbagliati, i morti amici e i morti nemici. L'esempio che ci viene fornito è questo e l'esempio arriva da chi tira le fila di questo paese, sia di destra, di sinistra o di centro. Ci vogliono insegnare questo e non è quindi difficile immaginarsi che in un luogo di per sé sfrontato (e anche mediamente ignorante) come la curva possano avvenire episodi incresciosi come quello di ieri sera prima di Juventus-Atalanta.
Quando si trasforma la scienza politica in becero tifo da stadio, tra chi vince e chi perde, i risultati sono tangibili nell'atto pratico della vita comunitaria. Qual è uno degli ambienti comunitari per eccellenza nel nostro paese? Lo stadio di calcio, il luogo delle pulsioni e degli istinti, il luogo della "pancia" più che della razionalità, il luogo che rappresenta uno spaccato straordinario della società. Molto spesso si sente dire che il calcio risulta una perfetta cartina al tornasole del paese. Non è populismo, un sostrato di verità è intrappolato dietro a quest'affermazione. Lo stadio rischia così di diventare il luogo in cui quello che si sta sdoganando ai piani alti viene lasciato pulsare. Si sdogana la morte e il rispetto che implica la morte, bene allora allo stadio (e più specificatamente nel ricettacolo più sfrontato dello stadio, la curva) possiamo anche permetterci di voltare le spalle al defunto, magari sostituendo il silenzio con beceri cori. Tutto questo a prima vista scandalizza, eccome se scandalizza. Eppure fa parte della semplice narrazione dei nostri giorni dove tutto è concesso e dove si spinge all'estremo per cercare di porre la bandiera sempre più in là, vanificando il ruolo dell'istituzione.
Poi, è chiaro che una volta che accadono fatti incresciosi come quello dell'Allianz Stadium tutti sono pronti a puntare il dito. Tutti sono pronti a dire che il calcio è malato, che il calcio è uno schifo, che il calcio è un mondo da evitare. Ma il vero problema è che gli affanni nascono da molto più in alto, non dalla cosa più importante tra le meno importanti, ovvero il calcio. Nascono da chi impone la narrazione volta a sdoganare tutto, a farci assumere una posizione polarizzata sempre e comunque, perfino nell'atto finale, quello della morte. Nascono da chi ci vuole far credere che esistono morti di serie A, di serie B, morti del Torino, dell'Inter e della Juventus, morti da rispettare e altri da fischiare. Nascono da chi cerca di smorzare una coscienza critica e quando trova terreno fertile, come spesso purtroppo accade in una curva di tifosi di calcio nutrita di centinaia di ultras, escono nefandezze. Purtroppo, questa volta nel tritacarne del nostro mondo è finito un grande uomo di sport come Sandro Mazzola, domani toccherà a qualcun'altro e magari la mancanza di rispetto passerà più in sordina. Ecco l'unico pensiero che ci viene è di chiedere perdono al signor Mazzola e a tutti quelli che prima o poi cadranno nella spietata morsa dell'oggi.
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