Toro News Columnist L'Editoriale La grande scommessa

La grande scommessa

Andrea Calderoni
Ignazio Abate è stato scelto come nuovo allenatore granata: l'analisi del direttore di Toro News

Ben 5 allenatori della prossima Serie A arriveranno dalla Serie B. Aria nuova? Può darsi, in attesa dei giocatori provenienti dalla serie cadetta che nel 2025/2026 ha vissuto una delle stagioni più avvincenti di sempre. Anche il Toro ha scelto un allenatore proveniente dalla Serie B, tra l'altro da una delle grandi outsider dell'ultimo campionato. Ignazio Abate ha portato la Juve Stabia a livelli inimmaginabili, soprattutto considerando le difficoltà societarie. Si può a diritto sostenere che Abate si è conquistato sul campo, con sudore e soprattutto idee, il passaggio in Serie A. Detto dei meriti del tecnico, bisogna anche andare a fondo della scelta effettuata dal Torino. Che Abate fosse o meno la prima scelta, poco cambia nell'analisi perché il suo profilo è molto simile a quello di Alberto Aquilani. Sia con l'uno che con l'altro era giusto parlare di grande scommessa e in questi termini ci muoveremo nel nostro ragionamento.

Si tratta di una grande scommessa perché si decide di affidare la panchina a un 39enne all'esordio assoluto nella massima serie. Sarà alla sua terza stagione tra i professionisti (una alla Ternana, una alla Juve Stabia), alla sua sesta da allenatore (tre annate nelle giovanili del Milan, di cui due in Primavera). Anche nell'estate 2024 il Torino affidò a un debuttante in Serie A il ruolo di allenatore, si trattava però di un ultra cinquantenne di nome Paolo Vanoli. I due profili sono dunque difficilmente accostabili. Quindi, a maggior ragione, si può parlare di scommessa con Abate. Bisognerà capire se sarà una scommessa ponderata oppure no. Per capirlo servirà decifrare come verrà supportato dalla società granata. Se scegli Abate, scegli due linee di pensiero: proposta di calcio giovane e progettualità a lungo termine. Entrambe le linee si sono discostate in maniera abbastanza inequivocabile dal Torino degli ultimi lustri. Inoltre, entrambe le linee presuppongono investimenti relazionati alla volontà di calcio dell'allenatore. Tradotto: costruire una rosa raffazzonata con la speranza che sia il novello allenatore in Serie A a trovare soluzioni adattandosi a quello che si trova a disposizione non può funzionare. L'errore appena descritto è quello che ha contraddistinto Cairo e la sua squadra di mercato in diverse circostanze, su tutte quelle inerenti a Marco Giampaolo e a Marco Baroni. In quei casi il naufragio avvenne con due navigati mestieranti, oggi il rischio potrebbe essere quello di mandare al macello un giovane promettente tecnico. Ecco perché Abate rappresenta una grande scommessa che richiede maggiori responsabilità alla società in un momento storico in cui la stessa è costantemente sotto attacco.

In conclusione, se da un lato è da ammirare e applaudire la decisione del Torino di affidarsi a qualcosa di nuovo sul mercato (e le scommesse nel nostro calcio, almeno nel recente passato, sembrano essere funzionate meglio che le "minestre riscaldate"), dall'altro non basterà fregiarsi dell'etichetta di aver sperimentato qualcosa di diverso, di aver attinto dalla Serie B per dare freschezza alla proposta. Serviranno fatti concreti per soddisfare bisogni concreti. Iniziativa progettuale promossa, ora starà vedere l'esecuzione e tutto inevitabilmente passa nelle mani della società fin da questo mese che ci separa al raduno estivo.