Mentana o Lo Russo, di chi rimaniamo amici?
Inizia un bimestre dal peso specifico enorme per il Torino Football Club. A destra e a manca si susseguono gli annunci di nuove progettualità per gli stadi italiani. L'ultimo in ordine di tempo il nuovo Generali Stadium, casa dalla stagione 2031/2032 di Milan e Inter. Ma senza scomodare la capitale finanziaria del paese, anche il Venezia ha annunciato negli scorsi giorni un bellissimo progetto per la realizzazione di un nuovo impianto a Mestre, nella frazione Tessera, all’interno del Bosco dello Sport. Questi sono stati gli ultimi di una lunga serie. E anche per il Torino Football Club nel bimestre finale del 2026 la questione stadio dovrebbe essere al centro di praticamente tutte le attenzioni perché il tempo stringe e l'Amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Lo Russo preme. Le ragioni naturalmente sono anche politiche, considerato che nella primavera 2027 a Torino si voterà. Ma non sono soltanto politiche visto che la società granata sta già usufruendo di una proroga. È ormai storia nota che è stato posto come termine ultimo per presentare un progetto il 31 dicembre 2026, altrimenti si andrà a bando pubblico finalizzato a una nuova concessione pluriennale. In questa situazione di assoluta incertezza la bocca resta cucita in seno alla società granata. Lo stesso Urbano Cairo, tornato a parlare giovedì 29 ottobre, dopo settimane di silenzio, sull'argomento non si esprime. In realtà, non servirebbe esprimersi a parole, servirebbe soltanto presentare un progetto degno di nota che possa tramutare l'attuale impianto granata in un qualcosa di più di uno stadio da sfruttare due volte al mese.
Si è entrati perciò nella volata finale del tempo a disposizione di Cairo e del suo club, eppure lo stallo sembra permanere. Il vero problema che perdura da aprile e l'ulteriore problema è che tra maggio e ottobre non è stato fatto nemmeno un passo avanti. Il brivido del rischio piace tantissimo a Cairo, lo si sa, lo si è capito nel corso degli anni. Si sa anche che il presidente del Torino Football Club ama queste situazioni in cui può determinare in maniera indiretta (il tema stadio "Olimpico-Grande Torino" è già a tutti gli effetti un argomento cruciale della campagna elettorale della città sabauda, come evidenziato dalle interviste alle opposizioni raccolte da Toro News nelle scorse settimane). Cairo ci sguazza in questo contesto, però il rischio di bruciarsi è enorme. Come detto, è tornato a parlare (non dello stadio ma di tante altre cose) ed è stato anche incalzato sull'ormai prossimo divorzio di Enrico Mentana con La7. L'ultimo telegiornale condotto da Mentana sarà il prossimo 23 dicembre, una settimana prima della scadenza dell'ultimatum di Stefano Lo Russo. Se su Mentana il presidente granata, nonché proprietario de La7, non ha avuto dubbi "rimarremo amici", c'è da comprendere quanta amicizia potrà conservarsi tra l'attuale sindaco di Torino e lo stesso Cairo dopo il 31 dicembre.
In questo lunedì 2 novembre, in cui si celebrano tutti i morti, ci sono altri due aspetti su cui vale la pena soffermarsi. Il primo riguarda lo stesso Mentana e il suo addio da La7. Dopo 16 anni lascerà la rete di Cairo e la saluterà avendo contribuito a elevarla in alcune fasce orarie a terza rete nazionale. Eppure il saluto di Mentana a La7 potrà apparire meno sconvolgente di quanto ci si potesse aspettare una decina d'anni fa (Cairo è proprietario dal 2013) perché con o senza Mentana La7 ha costruito un suo brand chiaro e riconoscibile che andrà avanti. Ha saputo intercettare una fetta di pubblico e ha saputo tenersela stressa costruendo intorno a Mentana molto altro. Ecco bastano queste sottili pennellate per capire quanto sia distante l'impostazione che Cairo ha dato a La7 dal 2013 a oggi rispetto a quella impressa al Torino Football Club dal 2005 a oggi. C'è un abisso di riconoscibilità e dire che, come già affermato a suo tempo, Cairo ha ereditato un Toro molto identitario e un canale televisivo come La7 che invece doveva plasmarsi. Ora, a distanza di anni, il mondo è ribaltato e La7 può permettersi di salutare uno dei giornalisti televisivi più importanti del XXI secolo italiano senza colpo ferire perché tanto ha il suo brand e tutti lo riconoscono indipendentemente da Mentana.
L'altra riflessione riguarda invece la partita del Torino a Frosinone. Appare forzata la decisione di Ignazio Abate di definire "positiva" la prestazione dello Stirpe, anzi appare molto forzata. Il Torino del secondo tempo è stata una delle peggiori versioni da inizio stagione (se la gioca con la gara di Coppa Italia contro il Monza). Il Frosinone ha strameritato di vincere, questo è l'unico dato di fatto. Il Torino ha performato meno rispetto alle gare contro Parma, Monza e Como. Ha sbagliato alcune scelte e non ha compreso la portata offensiva della squadra di Alvini, con o senza Raimondo (anzi, paradossalmente con l'uscita del miglior marcatore della stagione dei ciociari la prestazione offensiva del Frosinone è migliorata). Il passo falso di Frosinone non va a minare quanto di buono fatto dalla sosta per le nazionali in avanti, però non va nemmeno ridimensionato.
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