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EDITORIALE

Vorrei ma (ancora) non posso

Gianluca Sartori

Quando siamo arrivati a dicembre per il Torino si profila chiaramente un'annata di transizione, ma il progetto è credibile

Ha detto tutto Ivan Juric nel post-partita di Roma-Torino. “Quando perdi quattro partite di fila per 1-0 c’è da farsi qualche domanda”. E ancora: “L’obiettivo di quest’anno è fornire buone prestazioni, fare un campionato migliore degli ultimi due e gettare le basi per crescere in futuro”. Questo è l’orizzonte attuale dei granata, che appare sempre più chiaro dopo Roma-Torino. Quando siamo arrivati ormai a dicembre si è compreso il tipo di campionato che, salvo cambi di rotta, faranno i granata: verosimilmente senza timori di retrocedere (ed è già un passo avanti), ma allo stesso tempo senza velleità di insidiare le prime otto posizioni della classifica. In tal senso l’obiettivo più realistico, per la stagione 2021/2022, può essere quello di arrivare nella parte sinistra della classifica.

Non è una prospettiva disprezzabile, tenendo sempre presente da dove si partiva. Non si possono trascurare i passi in avanti fatti nella gestione di Juric: il Torino è una squadra con un’identità riconoscibile, che gioca un calcio propositivo e allo stesso tempo sa concedere molto poco. Non si può tralasciare il fatto che il Torino abbia costretto sulla difensiva squadre come il Milan e la Roma: segnali del fatto che il progetto tecnico è credibile. Però contro le grandi (e in generale nelle trasferte), per ora, manca sempre il famoso centesimo per fare una lira: una volta non si trova la stoccata vincente, un’altra latita l’ultimo passaggio. E allora con grande serenità va preso atto che a meno di sorprese (c’è pur sempre la carta del mercato di gennaio, se si vuole), si profila chiaramente un’annata di transizione, nella quale si capirà su chi puntare per il futuro. E a tal proposito la prima questione da risolvere è, ovviamente, quella del centravanti.