Il Toro vince, ma una rondine non fa primavera
Siamo talmente in debito d'ossigeno, noi del Toro, che quando giunge una vittoria inaspettata siamo capaci di cambiare idea in un nanosecondo rispetto alla depressione del giorno prima.
Di giornate come quella di ieri, ne abbiamo vissute tante in questi ultimi anni. Fiorentina-Torino è stata una partita tra due squadre in crisi. E, siccome il calcio è lo sport dei dettagli, ieri ha vinto quella che ha saputo cogliere quelli fortunati. Vorrei essere chiaro, perché ormai gli italiani sono abituati a ragionare troppo di pancia: ieri non è stata una rondine che non fa primavera, perché ieri c'era troppo poco in campo per poter individuare una eventuale rondine. Mandragora e Fitz Jim insieme a circumnavigare il centrocampo sono un preludio di cose buone, ma siamo davvero ancora al troppo poco. Occorre non dimenticare che per fare un campionato dignitoso, il massimo al quale il Toro di oggi può aspirare, ci vuole continuità di prestazioni. Ci vuole, in parole povere, un gioco, che anche ieri non si è visto. Mandragora e Fitz Jim, come detto, possono essere la giusta premessa per arrivarci. La partita con la Roma, a prescindere dal risultato, dirà se sul serio quello di ieri è stato un segnale di una nuova stabilità.
Il calcio, trattandosi di amore e psiche del desiderio, è già materia instabile, non aumentiamo tale instabilità mettendo completamente da parte la ragione. Non si tratta di essere pro o contro Cairo (reality show che personalmente ormai annoia un po'), ma di analizzare il calcio per quel che è, ovvero un gioco fatto di ponderabile e imponderabile. Ieri si è visto molto del secondo, segnalandolo non vuol dire essere scontenti della vittoria in chiave anti-Cairo. Vuol dire solo provare a parlare di calcio. Possiamo ancora riuscire a farlo.
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