Lo sport ignora le accuse di Don Ciotti
“ho creduto fino ad oggi
si rispettasse la legge”
Augusto Guerriero
Verrebbe da non perdersi più in chiacchiere, da lasciare andare tutto nel “panta rei” eracliteo, perché tanto alla fine ogni cosa pare davvero riproduzione infinita di un acufene non tanto fastidioso, piuttosto indifferente ad ogni tipo di umore o contestazione. Non ci sono reazioni nemmeno di fronte a fatti chiari, che indicano quanto gli interessi dei singoli, con le loro conseguenti trame, abbiano abbondantemente prevaricato gli interessi generali. E’ ingiustizia che non trova ristoro in nessun modo, che toglie ossigeno abile nello strozzarti fino al punto non di morire ma di lasciarti sempre in debito di ossigeno. Poi succede l’eclissi della ragione e della temperanza, anche della logica, quindi si procede a sfasciare ogni cosa. Brutta e oscena è la furia. Capita trovarsi spiazzati da una intervista di Don Luigi Ciotti su “Il Corriere della Sera”, in cui il fondatore di “Libera Associazioni”, protagonista da oltre trent’anni nella lotta contro l’illegalità, dice senza mezzi termini come in Italia ci sia “un impasto di interessi, subappalti, finanziamenti oscuri. Nel 2025 in Italia ci sono state 96 inchieste per corruzione e concussione, con 1028 persone indagate: quasi il doppio rispetto all’anno prima. Vogliamo parlare delle Olimpiadi Milano-Cortina? Con “Open Olympics”, “Libera” ha cercato di monitorare tutto dall’inizio. Siamo passati da un budget iniziale da 1,36 miliardi di euro a una spesa di oltre 6 miliardi. Come mai? Non possiamo dire se c’è stata corruzione, certo non c’è stata trasparenza sulla catena dei subappalti.
Uno dei problemi più diffusi”. Don Ciotti non è uno qualsiasi, da anni vive sotto scorta ed è una figura di primo piano della nostra comunità nazionale, inoltre è esperto di procedure opache e di scorciatoie per fare soldi attraverso i soldi pubblici. Eppure non c’è stata nessuna reazione a questa dichiarazione fatta sulle pagine del primo quotidiano italiano, come se non avesse parlato nessuno oppure un complottista da quattro soldi di internet. Come è stata possibile questa esplosione di spesa? come mai nessuno ne ha mai chiesto conto a Giovanni Malagò? Possibile che con i soldi pubblici sia ogni volta tutto così normale nel far ballare i numeri vertiginosamente verso l’alto rispetto alle previsioni iniziali? Ma sì, meglio parlare delle medaglie, di quanto siamo stati bravi a far sfilare le rappresentative nazionali nelle prime Olimpiadi “diffuse”. L’emozione dell’evento amplifica il concetto di impunità, e costruisce carriere omaggiate e dall’aura del più bravo di tutti.
Nei gangli dello Stato, se ci si sa fare e si hanno le giuste coperture, tutto si mette in fretta sotto il tappeto e il conto lo si presenta a piè di lista alla fiscalità generale. I grandi eventi sportivi dalle nostre parti sono da sempre occasioni non per mettere in vetrina il Paese, ma per gestire affari senza badare molto alla qualità del prodotto. E’ stato così per “Italia 90”, dove persino il genio di un archistar dalle qualità di Renzo Piano ha finito per partorire uno degli stadi più brutti e mal funzionanti mai concepiti per il calcio. La domanda nasce spontanea: dove erano i controlli? Anche la ristrutturazione dello “Stadio Marassi” fu fatta da un archistar, quel Vittorio Gregotti capace di riuscire nell’impresa di progettarlo con evidenti problemi di visuale in alcuni suoi settori. “Italia 90” fu una creatura gestita da Luca Cordero di Montezemolo, che di Malagò è una sorta di fratello maggiore(entrambi pupilli dell’Avvocato Agnelli)nonché mentore, che a fronte di un preventivo iniziale(per gli stadi) di 250 miliardi di lire riuscì ad arrivare ad un costo finale effettivo di 1250 miliardi. Ovviamente la stampa considera Montezemolo un grande dirigente e imprenditore, quasi un rimpianto per la Juventus e la Ferrari. I due “pupilli” devono aver appresa bene la lezione dell’Avvocato su come ci si approfitti delle possibilità date dal pubblico, per costruire realtà imprenditoriali che se fossero gestite esclusivamente con soldi privati fallirebbero nel giro di poco tempo o non vedrebbero mai la luce. Inutile ricordare la montagna di soldi pubblici con cui la Fiat è stata fatta rimanere in piedi per decenni.
Sono tutti bravi e geniali con il plafond illimitato della fiscalità generale. “L’estate italiana” cantata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini declinò ovviamente molte emozioni, naturali per una manifestazione di quel livello, ma lasciò una montagna di debiti e di opere incomplete o inutili che fecero lievitare il costo della manifestazione fino a 7 miliardi degli attuali euro. Nessuno fu chiamato, men che mai Montezemolo, a rendere conto di questo sfascio, l’unica consolazione e che non ce lo siamo ritrovati, con tutti gli onori, alla presidenza della Federcalcio rivenduto da uomo della salvezza. La gabola è da sempre chiara, “è il solito trucchetto – ha scritto Lorenzo Vendemiale su “Il Fatto Quotidiano”- della separazione fra il conto dell’evento in quanto tale(di competenze del Comitato, privato e quasi sempre in utile)e quello delle opere, che spesso sono solo accessorie e vengono caricate su una Agenzia pubblica, o direttamente allo Stato”. In un sistema congeniato dove la responsabilità alla fine è di tutti, quindi di nessuno, si arriva anche alla farsa in atto dello “Stadio Olimpico Grande Torino”, un’opera ristrutturata appena vent’anni fa, sempre per un’Olimpiade dal modico costo di oltre 4 miliardi, e che ora versa in condizioni fatiscenti.
Inutile entrare nella pantomima in corso da stallo messicano tra il Comune, che vorrebbe risolvere definitivamente il problema di una struttura di cui non può continuare a detenerne la proprietà senza capire quale utilizzo farne e soprattutto senza fare interventi di riqualificazione strutturale della stessa, e Urbano Cairo, i fatti diranno più delle parole come andrà a finire(temo male per gli interessi del Torino Fc). La cosa a dover indignare, tanto da chiamare qualcuno a renderne conto, è come sia possibile che dopo soli vent’anni un impianto teoricamente rimodernato sia già in condizione di dover nuovamente essere ristrutturato. Allora si ritorna a Don Ciotti e alla sua riflessione sul “Corriere”: “in realtà complesse come questa(quella italiana), sono stati tolti elementi di contrasto all’illegalità. L’abuso d’ufficio, le intercettazioni, le regole del codice degli appalti. Hanno aperto delle voragini”. La storia è impietosa con i grandi eventi sportivi organizzati in Italia, dove ogni cosa è stata fatta in appannaggio degli interessi esclusivi di chi in quei momenti voleva massimizzare i profitti a discapito della buona spesa dei soldi messi a disposizione dalla fiscalità generale.
Fa sorridere, anche se amaramente, che in seguito il deficit di oltre 200 milioni del “Toroc”, il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi Invernali 2006, sia stato coperto anche da una emissione di “Gratta e Vinci”. E fa anche sorridere, sempre amaramente, il passaggio di un articolo di un importante quotidiano stolido nel definire la Fondazione “Milano-Cortina” un ente che “opera in assenza di finanziamenti pubblici e in regime di concorrenza sul mercato”. Siamo ad una conclamata bugia, favorita da una gabola semantica sottoscritta persino dalla Consulta. Siamo all’arbitrio legale, complice il Governo, in cui si ridisegnano con le parole uno scenario contrario a ciò che i fatti indicano. Si lavorerà sulla semantica anche a Torino, Roma e Napoli per la costruzione e il rimodernamento degli stadi? Lo storico italiano non ha mai smentito sé stesso, quindi c’è da scommettere che De Laurentiis, Cairo e Lotito aspetteranno all’infinito, nonostante i loro reiterati proclami nel corso degli anni di pensare allo stadio di proprietà, che lo Stato paghi loro lo stadio. Tra l’altro per il “Maradona” pare ormai è tutto risolto, attraverso 150 milioni dei fondi dei coesione e 50 milioni del Comune partenopeo. “A volte sembriamo generati da vizi” scrive Licurgo di Atene. A volte tutto fa ritenere quanto ciò sia vero.
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