Toro News Columnist Monza, la tentazione della svolta

Monza, la tentazione della svolta

Riccardo Levi
Lavagnetta Granata: Il Torino cerca la terza vittoria consecutiva, un traguardo che manca da anni. La sfida contro il Monza potrebbe rappresentare una svolta, ma quanto può raccontare davvero?

Sette anni, sette mesi e tredici giorni. Tanto è passato dall'ultima volta in cui il Torino è riuscito a conquistare tre vittorie consecutive in campionato. Era il marzo del 2019, sulla panchina granata sedeva Walter Mazzarri e il Toro sognava l'Europa. È quindi inevitabile che la partita di stasera all'Olimpico Grande Torino abbia attirato l'attenzione di tutto l'ambiente granata, con la possibilità di raggiungere un traguardo che ormai manca da troppo tempo.

Senza ombra di dubbio non sarà una partita semplice. I brianzoli, allenati da Ivan Jurić, arrivano da una vittoria schiacciante per 4-0 contro il Cagliari e, tatticamente, cercheranno di ostacolare la costruzione granata per portare la partita su un piano prevalentemente fisico, fatto di duelli individuali e grande aggressività. Un approccio che abbiamo imparato a conoscere molto bene, visti i trascorsi sulla panchina del Toro dell'allenatore di Spalato. La conferenza stampa di Abate ha però permesso di comprendere meglio la vera importanza della partita di stasera, spostando l'attenzione dal risultato immediato a qualcosa di ben più profondo.

«Della mia squadra ho massima fiducia e sono sempre positivo per come li vedo lavorare», ha dichiarato l'allenatore granata ai giornalisti, sottolineando come l'atteggiamento giusto sia quello di ricercare un miglioramento continuo dei propri giocatori, piuttosto che concentrare tutto il peso di una stagione di trentotto giornate sui tre punti di questa sera. Sono segnali incoraggianti da parte del tecnico, soprattutto considerando che da anni una delle principali critiche mosse dalla realtà granata alla presidenza riguarda proprio la mancanza di progettualità, con la conseguente mediocrità che, troppo spesso, sembra essersi radicata nell'ambiente anche dal punto di vista mentale.

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A colpire maggiormente, però, è stata la risposta di Abate a una domanda sull'importanza della sfida contro il Monza. Il tecnico ha spiegato come sfatare i tabù o riscattare l'eliminazione dalla Coppa Italia non debbano rappresentare gli stimoli principali della squadra. Ciò che vuole costruire è un ciclo, e per parlare di un ciclo bisogna prima avviare un vero processo di crescita, fondato sul lavoro quotidiano, sulla mentalità e sulla continuità, piuttosto che sull'idea di partite cruciali o svolte decisive. Non c'è dubbio, in Italia siamo tutti sessanta milioni di allenatori e abbiamo bisogno di risultati subito, ma quello che tendenzialmente si tende a dimenticare è una componente fondamentale non soltanto del calcio, ma della vita stessa: il tempo.

Non bisognava essere disfattisti prima, ma nemmeno sedersi sugli allori ora. È questo, in sostanza, il messaggio ribadito dall'allenatore campano in conferenza stampa, una prova di maturità impressionante per un tecnico così giovane, con una carriera in panchina ancora tutta da scrivere. Non c'è dubbio: da giornalisti bisogna saper trovare la chiave di lettura giusta e, da tifosi, l'emotività e la passione devono essere sempre presenti quando si parla di calcio. Ma non bisogna dimenticare di analizzare e contestualizzare le situazioni con obiettività e senso critico. Dopo sette giornate di campionato, il Torino si trova a metà classifica, con una stagione lunghissima ancora da scoprire, colpi di scena che nemmeno possiamo immaginare e una competitività che si preannuncia elevatissima. Ciò non toglie che vincere stasera sarebbe un sogno e un traguardo importante per i granata, ma l'obiettivo principale rimane quello di migliorarsi continuamente, senza lasciarsi trascinare troppo dall'entusiasmo o dallo sconforto del momento. L'aspetto mentale è, e sarà sempre, una delle chiavi fondamentali di un progetto sportivo che vuole durare nel tempo.

novanta minuti di battaglia

Stasera a Torino sono previsti 11 gradi, gli stessi undici che, con il granata cucito addosso, saranno chiamati a scaldare una serata autunnale che potrebbe avere un significato ben più importante di quanto sembri. Di fronte ci sarà il Monza di Ivan Jurić, ma sopratutto una partita tatticamente sporca. Come ribadito anche dal tecnico granata, sarà fondamentale riuscire a scendere in campo con quelle energie in più che permettano ai nostri di imporsi con qualità nelle situazioni più complesse, soprattutto sui palloni contesi e in tutti quei duelli che, nell'arco dei novanta minuti, possono indirizzare l'andamento di una partita.

Dal punto di vista tattico sarà interessante capire come il Toro riuscirà a reagire alla pressione individuale dei brianzoli. Conoscendo Jurić, è lecito aspettarsi una squadra aggressiva, pronta ad accorciare in avanti e a togliere tempo e spazio ai portatori di palla granata. Sarà quindi fondamentale non soltanto vincere i duelli fisici, ma anche saper muovere il pallone con rapidità, offrire linee di passaggio e sfruttare gli spazi che possono aprirsi alle spalle delle uscite aggressive degli avversari.

Bisognerà rimboccarsi le maniche, non c'è dubbio, e sarà proprio l'aspetto mentale uno degli elementi cruciali della sfida spiega l'allenatore campano. Saper soffrire e trovare soddisfazione anche nelle difficoltà è un aspetto fondamentale, troppo spesso sottovalutato. Nessuna squadra può pensare di mantenere il controllo della partita per tutti i novanta minuti, ed è proprio per questo che la sfida di stasera passerà anche dalla tenuta mentale dei granata, dalla capacità di rimanere dentro la partita quando saranno gli avversari a prendere il sopravvento. Perché saper difendere con le unghie e con i denti, anche quando il dominio del gioco diventa impossibile per l'approccio avversario, non è soltanto un'espressione metaforica, ma una qualità concreta che spesso permette di portare a casa tre punti che, in passato, sembravano un'utopia.

Certamente gli errori fanno parte di un processo di crescita e non è detto che stasera arriveranno i tre punti, ma è proprio qui che tornano attuali le parole del nostro condottiero, che ha contestualizzato perfettamente il momento vissuto dalla squadra: «Noi dobbiamo lottare contro noi stessi, altrimenti saremmo dei mediocri se ci accontentiamo di aver fatto due discrete prestazioni, dobbiamo tutti i giorni costruire una mentalità e creare un'anima del gruppo».


RICCARDO LEVI - Studente di Economia con il calcio nel cuore. Di fede granata, coltiva il sogno di entrare nell’industria calcistica così da unire il suo entusiasmo per schemi e tattiche con i suoi studi.

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