Toro News Columnist Parola al Mister Rampanti: “Njie e Cacciamani: punterei forte su di loro in futuro”
Parola al Mister

Rampanti: “Njie e Cacciamani: punterei forte su di loro in futuro”

Gianluca Sartori
Serino analizza così i temi caldi di casa Toro tra il 4 maggio e la sconfitta con l’Udinese

Il Torino incappa in una brutta sconfitta a Udine: partita senza nerbo giocata dai granata, che perdono senza mettere in difficoltà i friulani. Poi è stata la volta del 77° anniversario della Tragedia di Superga, con la squadra accolta sul Colle da un clima di contestazione. Parliamo di questo ed altro con Serino Rampanti nella nuova puntata di “Parola al Mister”.

Serino, cosa pensi di quanto accaduto a Superga?Mi spiace sia stata contestata la squadra in quella che dovrebbe essere una giornata sacra. Il 4 maggio bisogna pensare al Grande Torino e a cosa quella squadra ha voluto dire per l’Italia intera, a cosa ha lasciato in chi è venuto dopo di loro. Le contestazioni vanno lasciate fuori; si possono fare allo stadio o fuori dallo stadio, ma non a Superga. Un luogo sacro che non va mai toccato. Si va lì in silenzio e ci si concentra su altro”.

Facendo un passo indietro, cosa pensi di quanto visto a Udine? “Il risultato di Udine? Tutto scontato, stiamo parlando di una squadra formata da calciatori da cui è difficile aspettarsi un rendimento continuo e ad alto livello di prestazioni. Quando una squadra si trova in una situazione di classifica ormai ben delineata senza più obiettivi da raggiungere, il lavoro di un allenatore diventa improbo. A maggior ragione quando si arriva a fine campionato e non si è ancora deciso chi di questi giocatori, che saranno secondo me parecchi, dovrà per forza di cose cambiare aria. Difficile pensare che giocatori tenuti giustamente ai margini del gruppo possano dall’oggi al domani mettersi in mostra in una partita come questa”.

Tra i peggiori c’è stato anche Obrador… “Pensavo che Obrador potesse essere uno su cui fare un pensiero, in termini di investimento. Ma avendolo visto a Udine, direi che bisogna pensarci bene prima di spendere nove milioni. I giocatori validi non mollano mai. Lo trovo in calo, non solo da Udine”.

In generale, quale è il problema a livello mentale? "Qualche partita fa, quando mancavano cinque partite a fine campionato, dissi che il Torino avrebbe fatto buone gare solamente contro Inter e Juventus. Avrebbe invece patito contro Udinese, Sassuolo e Cagliari. Questa convinzione nasce dal fatto che la prestazione di una gara o le prestazioni di un campionato di ogni singolo calciatore, sono figlie di tanti fattori tecnici ma sono anche figlie della mentalità che ti sei costruita negli anni di apprendimento. Quando il calciatore riesce a mettere in campo tutto sè stesso solamente quando affronta una squadra di alta classifica e non nelle altre gare, vuol dire che non ha continuità di rendimento e di conseguenza non sarà un calciatore a cui affidarsi per disputare un buon campionato".

Questa partita fa pensare che in estate ci sia da fare un grosso lavoro sulla rosa, sei d’accordo? "Ecco qual’è il problema del Torino. D’Aversa e Petrachi hanno a disposizione pochi giocatori che possono rappresentare delle certezze. Ho sempre sostenuto che per fare un buon campionato di livello bisogna avere in squadra almeno sei, sette elementi di rendimento continuo, possibilmente ben distribuiti nei ruoli in campo e che giochino in pianta stabile tutto il campionato. Ho seguito tutte le partite di questa squadra e di tutti i calciatori in rosa mi sono fatto un’idea ben precisa e devo ammettere che riparare gli errori del passato non sarà facile. C’è da lavorare in tutti i settori, a partire dalla difesa, passando per il centrocampo. In questa occasione, però, mi concentro sul futuro dell’attacco”.

Cosa pensi a tal proposito?In prospettiva futura, le novità molto importanti possono essere il ritorno di Cacciamani e magari un lancio del giovane Njie, calciatori molto interessanti perché capaci di saltare l’avversario di turno dando alla propria squadra la superiorità numerica, profondità in attacco e di conseguenza goals in più. Sono caratteristiche che vengono valorizzate all’estero molto più che in Italia. Questi due ragazzi mi sembrano affidabili, e quindi perché non puntare anche su di loro? Certo, per pensare di puntare forte su di loro occorrerà passare al 4-3-3 e, di conseguenza, fare a meno di almeno uno tra Zapata, Adams e Simeone”.