Toro News Columnist Parola al Mister Rampanti: "Petrachi-Paratici 10-1. Rincon, Ricci, Mandragora…"

Rampanti: "Petrachi-Paratici 10-1. Rincon, Ricci, Mandragora…"

Davide Bonsignore
Torniamo a parlare dei temi caldi in casa Toro insieme a Serino Rampanti nella rubrica Parola al Mister

Nuova stagione, vecchie abitudini. Torniamo a commentare il Torino insieme a Serino Rampanti nella rubrica “Parola al Mister”. Dal calciomercato alle prime partite negative, dalla scelta dei tifosi alla vittoria in casa della Fiorentina. Tanti i temi che abbiamo approfondito insieme all’ex giocatore e allenatore del Torino.

Buongiorno Mister, come sta vedendo questo inizio di stagione? "Bisogna sempre aspettare nel dare giudizi immediati su cosa capita alla squadra. L'inizio di campionato vede sempre tanti movimenti, bisogna andare cauti nel giudicare. Adesso che sono passate un po' di partite incomincia a intravedersi un pochino cosa è realmente capitato alla squadra, alla società e quindi si può iniziare a parlare, anche se in maniera definitiva si può avere un'opinione certa quando si arriva a sette/otto gare. Però adesso si può cominciare ad esaminare qualcosa con più convinzione".

Il calciomercato è stato realizzato in maniera positiva? "Voglio sottolineare un aspetto clamoroso nella partita di Firenze: la Fiorentina ha speso qualcosa come 150 milioni in questo mercato calcistico. Il Torino, dall’altra parte, invece di spendere ha più che altro incassato".

Quindi è soddisfatto dei colpi di Petrachi. "Se si può, al fianco del risultato ‘Fiorentina-Torino 1-2’, secondo me bisognerebbe sottolineare il risultato dello scontro tra Petrachi e Paratici: Petrachi ha vinto 10-1".

Cosa la incuriosisce a livello di organico? "Intanto bisogna notare che il “Cholito”, come in passato, ha fatto bene sempre il primo anno. Poi piano piano è andato sempre calando. Infatti ha sempre cambiato squadra dopo i 2 anni. Ho l'impressione che quest'anno non ripeterà la prestazione della scorsa stagione. Mentre mi piace la reazione di Adams. Sembrava che dovesse andar via, ma poi alla lunga è quello che darà più rendimento tra le tre punte, secondo me. In ordine di prestazione ma in ordine anche di gol. Quest'anno direi che sarà così".

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E per quanto riguarda il centrocampo, cosa la colpisce? "Come non sottolineare l'acquisto di Mandragora? Su di lui voglio soffermarmi un po’. Perché se penso al passato, anche recente, penso ai registi che il Torino ha avuto negli ultimi anni: partendo da Rincón, passando per Ricci, arriviamo a Mandragora. Mi sembra che qui il Torino abbia cambiato passo in ordine al valore di un regista. Questo ragazzo, secondo me, è superiore a quelli del passato. E se poi pensiamo, sempre in riferimento a Petrachi, che il Torino aveva ceduto Ricci per 22-23 milioni al Milan e ha acquistato Mandragora per 5 milioni adesso… È stato bravo Cairo a mollare Ricci per quei soldi. Io ho sempre sottolineato i suoi limiti. Era uno che non tirava mai in porta, faceva sempre passaggini laterali o indietro. La percentuale di errori era minima. Certo che se ti limiti a fare passaggi indietro e passaggi laterali non sbagli mai. Invece Mandragora è uno che ha una varietà importante. Ricci non tirava mai in porta. Questo giocatore, invece, ha fatto vedere contro la Fiorentina le potenzialità che ha, che sono eccelse. Lui ha una tecnica individuale notevole, ha un bel fisico. Poi lancia, cosa che in passato i registi non facevano. Lancia, verticalizza. A Torino secondo me, a differenza dell’anno scorso a Firenze, trova l'ambiente giusto per rilanciarsi e, perché no, per ritagliarsi il ruolo da regista che potrà sostenere per anni, perché ha tutte le doti per farlo bene. Certo, deve limare qualche difetto che ha manifestato in passato. Ad esempio, regge poco la carica, nel senso che lui è uno che va a cercarsi il fallo. È un ragazzo che dovrebbe guardarsi molto bene il campionato inglese. Se migliora in certi in certi aspetti, diventa un giocatore fantastico".

E per quanto riguarda Fitz-Jim, invece? "È bravino, in coppia loro due fanno bene. Quello che ha più personalità, più carisma, dopo questa gara, dopo la carriera che ha avuto, secondo me è Mandragora. Però lo affianca bene. Lì ci sono due elementi che possono reggere. Ha una qualità diversa da Mandragora. Non ha il lancio, non ha il tiro, è uno che gioca sul breve. Però ha posizione, quindi può fare bene in mediana".

Ha espresso belle parole sul lavoro di Petrachi. Vede una pecca in questa finestra estiva? "Una pecca, che non è colpa di Petrachi, è che qualche giocatore che doveva andare via è rimasto. Ma per i giocatori che devono andare via, anche gli altri devono richiederli. Su qualche giocatore lui, secondo me, non ha avuto nessuna richiesta. Ecco perché era difficoltoso questo mercato. Avrebbe dovuto fare dei miracoli per sistemare qualche giocatore. Questo perché ha messo la pezza a grandi errori del passato. Nel recente passato ci sono stati grandissimi errori. E lui ha cercato di rimediare, ha fatto tutto il possibile".

L’ha sorpresa la scelta dei tifosi di continuare a contestare ma entrare allo stadio? "Ma i tifosi fanno bene ad andare a vedere le partite. Poi il tifoso quando paga il biglietto è libero di contestare o di applaudire, però fanno bene ad andare per le gare, perché non dovrebbero seguire le partite? Queste manifestazioni ci sono sempre state. Ho la mia età e quindi ricordo tutta la storia del Torino dal dopo Superga, perché ero bambino quando ho cominciato a giocare nel Torino e a frequentare lo stadio. Ci sono dei cicli. In questo ciclo c'è contestazione verso la presidenza. C'è stata con la presidenza Pianelli, c'è stata con la presidenza Rossi e adesso c'è con la presidenza Cairo. Non mi sorprende, la storia è un ciclo".

Contro la Fiorentina si è visto finalmente il gioco di Abate: un calcio propositivo, passaggi a terra…"Qualche lancio lungo c'è stato, ad opera di Mandragora. E fa bene a farli. Il gioco ha varie fasi. Ci sono momenti in cui la squadra deve fare possesso di palla, ci sono momenti in cui la palla deve viaggiare rasoterra. Il possesso di palla deve essere sempre fatto, secondo me, nella metà campo avversaria. Deve essere fatto quando è in virtù di avere una supremazia sugli avversari. Un possesso di palla in cui si sta dietro ad aspettare l'avversario è negativo. E poi ci deve sempre essere la varietà di gioco. Ci deve essere sempre qualcuno che cerca di saltare l'avversario, qualcuno che fa il lancio, qualcuno che fa il tiro in porta. Si ha la supremazia del gioco se si hanno delle giocate vincenti. Il bravo giocatore è colui che tenta la giocata, anche la giocata difficile. Questo è un periodo in cui si è capito finalmente quanto siano importanti i giocatori di fascia. Giocatori che riescano a saltare l'avversario. Ecco, io mi aspetto un Fortini più coraggioso, che prenda più iniziativa in questo. Mi è apparso un po' timido nella partita della Fiorentina. Poi mi è apparso ancora meno in condizione Belghali. Mi è apparso molto timido, molto indietro ancora. Lì bisogna avere varietà di giocate. I giocatori sulla fascia devono dialogare con gli altri, ma qualche volta devono cercare di saltare l'avversario, per arrivare al cross che non deve mai essere fatto dalla trequarti ma sempre dal fondo campo per essere per essere efficace. Insomma, il calcio è bello perché è molto vario. Io ho sempre detto che una squadra deve essere fatta da un mosaico di giocatori che devono essere l’uno con qualità diverse dall'altro. Tutti quanti devono avere le loro caratteristiche. E lì la bravura dell'allenatore è cercare di metterli insieme, in funzione sempre di raggiungere i risultati".

Questa varietà nel Toro l'ha vista? "Si intravede. Siamo solo all'inizio adesso. L'allenatore deve essere bravo ad assemblare questi giocatori. Adesso mi sembra che inizi a capire le qualità degli elementi che ha a disposizione, perché ci sono certi giocatori che per me, come ho detto in passato, sono ancora indefiniti come ruolo E purtroppo non si definiranno mai perché hanno determinate caratteristiche che è difficile inserire in un gioco di squadra. Queste sono le difficoltà a cui va incontro un allenatore. Se riesce a limare questi giocatori, allora ha fatto un grande lavoro. Però è molto difficile. L'allenatore deve pensare a mille cose e se riesce a fare il risultato con quello che ha, poi non ha tanto tempo a disposizione per fare tanti esperimenti. Fare l'allenatore è un lavoro ad alto rischio: guadagna tanto ma rischia anche tanto. Infatti un allenatore è già saltato, quello di Firenze. Era importantissimo questo risultato sia per Grosso che per Abate".

La direzione presa dal Torino è quella giusta? "Questo risultato è confortante per tutti ed è confortante soprattutto per l'allenatore, perché prende consapevolezza di quello che ha a disposizione e quindi può andare avanti. Se ha delle convinzioni può proseguire con dati di fatto, che sono i risultati. Con questo risultato avrà più sicurezza, che potrà manifestare meglio nelle scelte che dovrà fare. Le partite che lo attendono sono difficili, tutte le gare sono difficili. Una volta vinta una, guai a pensare ancora in settimana a quella gara vinta: bisogna già concentrarsi su quella che viene. E tutte le settimane è questo il lavoro. Se molli un attimo nel calcio finisci poi nel calderone delle difficoltà. Ma Abate lo sa benissimo".

Cosa serve adesso a questo Torino per fare bene? "A questo Torino serve non mollare per un risultato, serve concentrazione massima, serve raggiungere obiettivi che non ha mai raggiunto. Io penso che l'esempio che debbano seguire gli altri sia quello che ha dato Mandragora. Contro la Fiorentina ha messo dentro di sé tutte le motivazioni che deve avere un giocatore quando gioca una partita. Ed è difficile che i giocatori le mettano sempre tutte. Tutte le partite tu, giocatore singolo, devi mettere tutto te stesso: concentrazione massima, determinazione, abnegazione, aiuto coi compagni, coraggio nelle giocate, coraggio nei contrasti. Devi metterci tutto. Se Abate sarà bravo a tirar fuori queste qualità da ogni giocatore, allora il Torino potrebbe sorprendere. Sono tante le variabili che intervengono nel far sì che una stagione dia grandi risultati o meno. Chi pensa che il calcio sia semplice da gestire sbaglia alla grande. Gestire un club e di conseguenza una squadra è molto molto difficile. E lo dimostra l'esempio fatto prima: la Fiorentina che spende 150 milioni, eppure… Bisogna sempre essere umili, cercare di fare tutte le cose con calma. Il valore dei giocatori, il valore di quello che fai, poi si traduce nella classifica. Staremo a vedere, sbilanciarsi adesso mi sembra troppo presto".

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