Toro News Columnist RisorgimenToro La buona battaglia dei Giuristi Granata

La buona battaglia dei Giuristi Granata

Massimiliano Romiti
RisorgimenToro / A nessuno può essere inflitta una punizione per il comportamento altrui

Devo scusarmi subito con i lettori per la lunghezza di questo articolo. Ma il tema è importante e merita approfondimento. L'associazione Giuristi Granata, pochi giorni fa, è scesa in campo per difendere il diritto di essere tifosi senza essere discriminati per questo. Nel silenzio generale dell'ambiente legato al Toro e nell'inerzia della stessa società, i Giuristi Granata, grazie alla disponibilità e alla competenza degli Avvocati Paolo Alberto Reineri e Daniele Labbate, hanno idealmente e fattivamente sostenuto e promosso il ricorso al TAR proposto dall'Unione Club Granata avverso un provvedimento assurdo del Ministro dell'Interno.

Perché se non lo sai, tu, proprio tu, tifoso granata, residente in ogni angolo del Piemonte, che magari non sei neppure andato allo stadio all'ultimo derby, non potrai partecipare alle prime quattro trasferte del prossimo campionato, ivi compresa quella "pericolosissima" con i fratelli viola. Perché? Beh, semplice. Perché (a quanto pare) non sono neppure stati realmente compiuti fatti disdicevoli collegati al derby da parte della tifoseria granata ma é comunque chiaro che, se anche fossero accaduti, tu non c'entreresti comunque un tubo al 99,99%. Migliaia e migliaia di tifosi puniti per niente quindi? Sì, proprio così.
Ma di qui in poi, per capire bene cosa ci sia in gioco nella buona battaglia dei Giuristi Granata, lascio la parola all'amico Notaio Fabrizio Olivero, che volentieri ospito oggi in questa mia rubrica. Fine giurista, appassionato di Costituzione ed anche co-autore della proposta di legge sulla partecipazione popolare promossa da ToroMio.

"Indro Montanelli diceva che nessuno riesce ad essere perfettamente obiettivo e chi si spaccia per tale è il più fazioso di tutti: finisce per ingannare i suoi interlocutori, perché nasconde il milieu da cui inevitabilmente è condizionato. Esibisco dunque le mie credenziali: sono un granata, per giunta ostinato e impenitente. Oltre a tifare Toro, mi occupo da sempre di problemi giuridici: cercherò dunque, nei limiti del possibile, di far prevalere le ragioni del mio mestiere su quelle della mia fede calcistica.
Come sopra detto è stato vietato dal Ministro dell'Interno a tutti i tifosi granata residenti in Piemonte di seguire le prime 4 gare in trasferta del prossimo campionato: anche a chi vive a Verbania o a Ceva, a Tortona o a Gattinara, e che il giorno del derby era ben lontano dallo stadio Grande Torino.
Il provvedimento si inserisce in una prassi invalsa da anni, ingiusta e inquietante: quando dalla curva di uno stadio si levano cori razzisti, le competenti autorità impongono la chiusura dell’intero settore; quando, in occasione di una partita, si verificano scontri, vengono emanate disposizioni che prescrivono lo svolgimento di una o più partite a porte chiuse, o vietano le successive trasferte all’intera tifoseria. E ciò anche se la tecnologia e il diritto forniscono tutti i mezzi più avanzati per individuare ed eventualmente sanzionare, con chirurgica precisione, i responsabili dell’accaduto.

Tutto questo è semplicemente incivile e contrasta palesemente con i principi e i valori che trovano espressione nella Costituzione italiana. L’articolo 27, primo comma, della nostra Carta fondamentale dice che “la responsabilità penale è personale”: nessuno può dunque essere punito per la colpa di un altro. Le vicende cui faccio cenno, si potrebbe replicare, non rientrano, tecnicamente, nel perimetro applicativo della norma che ho citato: si tratta infatti di provvedimenti amministrativi e non di pronunce giurisdizionali, di atti con funzione preventiva e non punitiva.
Mi permetto di dissentire (e qui non è il granata che parla, ma il cittadino): il divieto di trasferta o di accesso allo stadio, motivato da pregressi incidenti, ha un innegabile contenuto sanzionatorio, perché limita oggettivamente la libertà individuale, la libertà di seguire la squadra del cuore in trasferta o di recarsi allo stadio per assistere ad un incontro dopo aver pagato il prezzo del biglietto o dell’abbonamento stagionale.
Ma anche a voler concedere che non tutti concordino sulla possibilità di applicare direttamente l’articolo 27, primo comma, della Costituzione a queste vicende (vicende che solo apparentemente si possono considerare minori), un dato è certo: a monte di quella norma ci sono un principio più generale, un patrimonio di valori, un modo di concepire il vivere in comunità. E’ il principio per cui a nessuno può essere inflitta una punizione per il comportamento altrui.
E le garanzie costituzionali, tra cui quella apprestata dalla norma citata, sono comunque il “minimo sindacale” (un “minimo” comunque di altissimo livello, e perdonatemi il gioco di parole) che i padri costituenti hanno dettato a presidio del vivere civile; pertanto, le leggi e i provvedimenti ordinari non possono abbassare quel limite, ma ben possono (ed è anzi auspicabile che ciò avvenga) spingersi oltre, assicurando una tutela superiore.

Uno Stato che si vuole e si dice civile non pratica la pesca a strascico, non colpisce alla cieca, non punisce un’intera collettività per le intemperanze di uno o due dei componenti di essa, tanto più quando, come oggi avviene, ha tutti gli strumenti per individuare i veri responsabili e sanzionarne la condotta. Negli anni più bui della nostra storia recente, quelli della notte della Repubblica e della follia del terrorismo, imparammo a conoscere una frase terribile, “colpirne uno per educarne cento”; ora, pur volendo credere che l’intervento sia stato dettato dalle migliori intenzioni (isolare i facinorosi e i violenti), la conseguenza del provvedimento, oggettivamente, è quella di sanzionarne cento per educarne uno.
Ma, a voler invece pensare male (e come si sa, chi lo fa commette peccato ma spesso ci azzecca), forse dietro questa prassi delle punizioni collettive si annida un arrière-pensée: molti, e tra essi parte delle istituzioni dello sport, vorrebbero ridurre questo spettacolo ad una merce seriale, di plastica, e non nascondono la loro insofferenza verso la dimensione più autentica del calcio; ambiscono dunque a trasformare una realtà popolare, partecipata sulle gradinate, ad un algido, asettico prodotto da sorbire in silenzio e solitudine, davanti allo schermo di un televisore o di un computer. La Costituzione italiana è una grande maestra, purtroppo ha pochi allievi, e per giunta distratti. Ma se l’apparato pubblico sembra talvolta dimenticare i principi dello Stato di diritto, tocca a noi cittadini ricordarglieli, con gli strumenti che appunto offre lo Stato di diritto, cioè facendo appello ai magistrati della Repubblica"

E ringraziando l'amico Fabrizio per il dotto intervento, auspico quindi che prossimamente un tifoso venga punito solo per essersi reso responsabile di qualcosa e non solo perche' tifoso, come se questo fosse un marchio d'infamia o una presunzione di colpevolezza. In questo caso e' stata punita indiscriminatamente la stragrande maggioranza dei tifosi granata, alla faccia anche dei principi di parita' di trattamento ed eguaglianza, anch'essi propri della nostra Costituzione e che, correttamente interpretati ed applicati al nostro caso, non vorrebbero certo che sia punito un innocente alla stessa stregua di un colpevole.
E allora grazie Giuristi Granata per il vostro bell'esempio di unita' e partecipazione intorno a una buona battaglia!

P.S. l'udienza di discussione al TAR Lazio per la sospensione del provvedimento sara' il prossimo 22/7 ore 8.45. Partita importantissima!


MASSIMILIANO ROMITI - Avvocato e mediatore civile e commerciale. Socio Fondatore dei Giuristi Granata - Toro Club Marco Filippi, dell'Associazione Curva Primavera per la Fondazione Stadio Filadelfia e dell'Associazione ToroMio. Attuale presidente del Comitato NOIF "Nelle origini il futuro" che unisce a ToroMio associazioni di varie tifoserie italiane nella promozione di una proposta di legge che introduca la partecipazione popolare nel mondo del calcio e dello sport