Sotto le granate

Il Bel Torino

Maria Grazia Nemour
Sotto le Granate / Torna l'appuntamento con la rubrica di Mariagrazia Nemour: "Sabato sera era il solstizio d’inverno e io ero combattuta tra il futuro del Toro e quello della Terra..."

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Sabato sera era il solstizio d’inverno e io ero combattuta tra il futuro del Toro e quello della Terra, c’era la partita e c’era l’appuntamento mondiale per le meditazioni di gruppo in vista del passaggio astrale. Alla fine ho optato per la terra di mezzo, ho tifato la prima parte della partita e poi sono andata a salvare la Terra con la meditazione.

Mi sono allontanata dal Toro con cuore leggero, Rincon era entrato dirompente sul risultato e l’approccio della squadra era offensivo. Serena.

https://www.toronews.net/columnist/sotto-le-granate/esperimenti-sociali-a-verona/

Al termine della meditazione, carica dell’energia positiva generata, quello che stava nella posizione del Fior di Loto davanti a me, si allaccia le scarpe e dice: hai visto i risultati?

Gli rispondo di no, che li guardo a casa.

Ma quello insiste: meglio se non li guardi proprio.

Lo fisso… pareggio?

Scuote la testa…no, no, no, ma figurati, non ci credo. Non ci credo che abbiamo perso. No, no, e ancora no, non ci credo!

E invece poi guardo gli highlights e ci credo. Pareggio, espulsione, lotta, disfatta.

https://www.toronews.net/columnist/toro-noif-nelle-origini-il-futuro/

E poi li guardo un’altra volta e una volta ancora gli highlights, e mi chiedo com’è che parla così tanto di me questo Toro che si impegna, lavora e non realizza. Un Toro che a Ferragosto costruiva aspettative e a Natale le delude. Un Toro che mi rende intollerante alla repressione in curva, ma prima ancora al sopruso, in curva.

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Io sono quel Toro lì, che tribola. Sono quella che certo non si scrive il nome in arabo sulla maglia per fare integrazione, quello serve solo a fare soldi, come giocare il torneo di uno sponsor dall’altra parte del cielo e aver la velleità di chiamarlo Super Coppa Italiana.

Vabbè, la Vigilia pensavo che quest’anno Natale andava così, con poco granata a colorarlo.

Ma poi succede che quando tutto è scuro, anche solo la fiammella di una candela fa una luce inaspettata.

Ieri mattina, in ufficio, la bimba di un collega mi sbircia dalla porta, le chiedo se voglia un cioccolatino e lei entra, si siede. Indica la fotografia appesa alle mie spalle e mi dice che li conosce quei giocatori lì, il papà l’ha portata a visitare un museo e c’era proprio quella foto lì.

Mi chiede se li ho visti giocare.

Le rispondo di no, che me li hanno solo raccontati, come hanno fatto con lei.

E tu volevi vederli?”

“Sai che non lo so? Mi piacciono tanto, ma c’era la guerra quando giocavano, e poi dopo tutto era distrutto, bisognava ricostruirlo. No, non avrei voluto nascere allora”.

https://www.toronews.net/columnist/bomba-anti-toro/

Il papà la chiama e lei scappa via. Ma qualche momento dopo è di nuovo sulla soglia “Mio papà dice che è il Torino quello. Il bel Torino”.

Sto per correggerla, sto per dire che è il Grande Torino, ma a un tratto il Bel Torino mi sembra perfetto.

Alzo la mano sulla testa a cresta e le auguro Buon Natale.

Lei abbozza allo stesso modo. La sento correre in corridoio, ride.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

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