"120 motivi (e anni) per tifare Toro", Marco Severini si racconta in esclusiva a TN
Tre generazioni di granata, un libro all'attivo e uno in uscita. Lunedì 18 maggio alle 12:00 avremo l'occasione di presentare al Salone del Libro "120 motivi (e anni) per tifare Toro", opera di Marco Severini. Insegnante di Storia dell’Italia Contemporanea e Storia delle Donne nell’Italia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, Marco Severini inizia in questo periodo la collaborazione con Toro News come rubrichista. In occasione di entrambi gli eventi, si è presentato in questa intervista ai nostri microfoni.
Buongiorno Marco, sta preparando la presentazione al Salone del Libro di lunedì 18 maggio? "Non c'è bisogno. Quando si finisce un libro si è pronti a rispondere. E poi, essendo uno storico, e dunque rifiutando l'idea dell'esaustività, la conoscenza procede per gradi e anche per errori. Il libro vuole essere uno spazio aperto, non di carattere definitivo".
Ci racconti del suo "120 motivi (e anni) per tifare Toro". "Si tratta di un libro che, ricorrendo due anniversari importanti come il 50° dall'ultimo scudetto e il 120° dalla nascita del Torino FC, rivisita la vicenda storica granata cercando di offrire ai tifosi degli spiragli, dei pertugi con cui uscire da un presente di contestazione, demoralizzazione ed estrema modestia di risultati".
Quando uscirà? "Il libro esce il 16 maggio, non casualmente. Ricordo benissimo quell' 1-1 al Comunale di mezzo secolo fa, il delirio dei 65.000, Radice che continuava a chiedere «Ma come abbiamo fatto a prendere quell'autorete?»".
Dei tantissimi libri che ha scritto, questo non è il primo sul Torino, giusto? "È il secondo libro, il primo è uscito dieci anni fa: in esso partivo dalla vicenda familiare di tre generazioni per ricostruire il mondo granata e le sue fasi. Ricordo la presentazione al Salone del Libro con Marco Bo, giornalista di "Tuttosport" molto bravo e competente, con cui dialogai a lungo nello stand Lavazza. A un certo punto ebbi l'impressione che il tutto si era fatto troppo serioso e avevo timore di annoiare i tanti presenti, tra cui molti con la sciarpa granata. Così a una domanda relativa alla ricostruzione del Toro post-Superga, risposi con estrema sintesi per poi chiosare: "Perché come noto, Torino è stata e resterà granata!". Sì alzarono tutti ad applaudire, mi vennero i brividi...Quest'anno, l'appuntamento al Salone è per lunedì 18 maggio, alle ore 12.00, presso la Sala Lilla (Galleria dei Visitatori): dialogheremo insieme. Lo rammento perché c'è stato un disguido burocratico-organizzativo. Comunque, chi volesse avere maggiori informazioni, può scrivere alla mail ascontemporanea@gmail.com".
Come nasce la sua fede granata? "Nasce appunto in famiglia: mio nonno, nato guarda caso nel 1906 come il Toro, fece un provino con le giovanili granata nel 1928 mentre faceva l' allievo ufficiale di complemento a Cuneo: era una discreta mezzala di provincia, ma dopo alcuni mesi i medici gli trovarono un'anomalia polmonare che mise fine alla carriera sportiva e al servizio militare. Mio padre ha tifato per il Grande Torino e sua madre, cioè mia nonna, appena seppe alla radio la notizia della sciagura di Superga, evitò di dargliela perché lo aveva visto sorridente, mentre si allacciava le scarpe, pronto per andare al liceo: a scuola mio padre trovò che tutti piangevano e seppe quanto accaduto".
Qual è il ricordo a cui resta più legato del Toro? "Quello del 27 marzo 1983, il 100° derby della Mole, vinto per 3-2 e seguito, insieme a mio padre e a un mio caro amico, dai Distinti del Comunale. All'ingresso c'era una fila interminabile e accanto a noi si segnalava una bella coppia sorridente, di mezza età, lui bonario ed estroso, tutto fasciato di granata, mentre la moglie esibiva sia vessilli del Toro sia quelli dell'altra squadra. Mio padre era una persona elegante e discreta, ma a quel signore domandò la ragione di quella anomala commistione di colori che avvolgeva la signora, sente così rispondere: «Perché lei sta per quegli altri. Quindi se perdiamo, a casa la castigo, ma se vinciamo la castigo due volte (espressione colorita, tipica dell'epoca)»".
Sente che il Torino di adesso porta avanti gli ideali che muovono la sua fede granata? "L'attuale società granata ha diversi problemi, alcuni di medio-lungo periodo, altri di natura contingente. Non è un bel momento e i fischi alla squadra il 4 maggio a Superga lo hanno attestato. A volte ho l'impressione che esistano due diverse versioni del mondo-Toro: tuttavia, i magri risultati parlano chiaro, sono una realtà oggettivamente incontrastabile".
Lei insegna Storia delle donne nell'Italia contemporanea. Sente che il ruolo della donna nel mondo del calcio necessiti di un cambiamento? "Qualcosa si sta muovendo ma è ancora troppo poco. La grave anomalia della legge del 1981 è stata superata dalla recente normativa entrata in vigore nel 2022 che ha trasformato solo le calciatrici di serie A in professioniste, quindi con uno stipendio minimo garantito e le diverse tutele; pertanto quelle di B, C e così via sono ancora considerate dilettanti. Non parliamo poi della abnorme differenza stipendiale tra calciatori e calciatrici. Il mondo maschilista e patriarcale continua a resistere in diversi modi".
Ci parli della sua nuova rubrica per Toro News. "Si chiamerà «Appuntamento con la storia»".
Cosa vuole trasmettere ai lettori? "Vorrei condividere con i lettori la bellezza e l'unicità della vicenda storica granata, sottolineando frangenti poco conosciuti, personaggi caduti in oblio, particolari che ci aiutino a capire cosa sono il Toro e la sua storia. In attesa che qualcosa cambi rispetto al disarmante e abulico presente, il tifoso può attingere al ricco passato del club per riscoprire l'autentica identità granata. Quest'ultima prescinde da scudetti revocati, torti arbitrali, apatia societaria e la più lunga assenza, nei 120 anni di vita del club, dalla vincita di un trofeo. Il passato va conosciuto e rispettato, tanto più in una società come quella italiana in cui 6 connazionali su 10 non leggono neanche un libro l'anno".
Completi la frase: "Il Toro per me è...". "Il Toro per me è Paolino Pulici che, nel tunnel del Comunale prima di un derby, dice ai suoi compagni di squadra: «Noi siamo il Toro, loro no»".
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