Toro News Interviste ''A Torino si vive di ricordi. Non è facile''
Interviste

''A Torino si vive di ricordi. Non è facile''

Edoardo Blandino
  di Edoardo Blandino   All’ombra della Mole ha vissuto due stagioni e due esoneri. Walter Alfredo Novellino arrivava a Torino dopo cinque splendidi campionati alla guida della Sampdoria ed era considerato tra i più interessanti allenatori in circolazione. Alla guida dei granata, però, qualcosa è andato storto e la parabola felice si è tramutata in un’esperienza...

di Edoardo Blandino

All’ombra della Mole ha vissuto due stagioni e due esoneri. Walter Alfredo Novellino arrivava a Torino dopo cinque splendidi campionati alla guida della Sampdoria ed era considerato tra i più interessanti allenatori in circolazione. Alla guida dei granata, però, qualcosa è andato storto e la parabola felice si è tramutata in un’esperienza negativa.

Mister Novellino, prima di arrivare in Piemonte era stato accostato a diverse squadre importanti. Poi che cosa è successo?

«Esatto, fui contattato dall’Inter, dalla Roma e anche dalla Juve. Poi andai al Toro e successero tante cose. Diciamo che da allora mi sono portato dietro questa nuvoletta fantoziana che ci ho messo un po’ a far andare via. Per fortuna ora non mi segue più».

Che idea si è fatto di quello che è accaduto?

«Non do la colpa a nessuno di quello che è successo, semmai della nuvoletta (ride). Ce l’ho avuta, mi ha seguito, ora non c’è più. Io credo che ci siano periodi dove sia più facile allenare in alcune piazze che in altre. A Torino non sono stato fortunato, ma comunque la ritengo una bella esperienza».

Sapendo quello che è successo, se potesse tornare indietro firmerebbe di nuovo quel contratto?

«Mah… è una domanda difficile. Probabilmente si, lo rifarei. Credo che faccia parte della vita attraversare momenti di difficoltà. Non ritengo sia stata colpa di qualcuno tutto quello che è successo. È colpa degli eventi. Però la crescita personale e professionale di una persona passa anche attraverso questi episodi. Ne sono uscito rafforzato».

Cambiamo argomento. Lei è da sempre stato uno dei fautori del 4-4-2. Tante squadre iniziano il campionato con moduli sempre più stravaganti, ma alla fine quasi tutte tornando indietro.

«Bisogna credere in ciò che si fa. Se non ci si crede fino in fondo, anche nelle difficoltà, non si riesce a portare avanti un progetto. La bravura dell’allenatore credo che stia proprio in questo. Il mister deve essere bravo a leggere le situazioni di gioco e proporre il modulo più adatto. Prendiamo la partita del Toro a Nocera: aveva tre mediani e tre attaccanti e ha vinto anche senza il 4-4-2».

Perdoni la domanda un po’ banale, ma allora l’allenatore conta più del gruppo?

«L’allenatore conta perché dà un impronta di un certo tipo a squadra e ambiente. Sono tante le squadre che hanno giocatori bravi, ma bisogna saperli far rendere. Penso ai vari Guberti, Verdi e altri, tutti giocatori con grande qualità».

A proposito di qualità, come vede questa squadra rispetto a quella degli anni scorsi?

«Onestamente non lo so. So che quest’anno hanno giocatori importanti a metà campo e sugli esterni, ma anche l’anno passato c’erano ed erano altrettanto bravi ed importanti. Le stagioni sono sempre diverse fra loro ed è difficile fare paragoni».

Parlando di campionato, quali squadre vede favorite per la lotta alla Serie A?

«Torino, Sampdoria e Padova».

Venerdì ci sarà Sampdoria-Torino, squadre che lei conosce bene. Qual è la più grande differenza tra le due?

«Bisogna vincere in entrambi i club. In questo momento tutte e due sono le squadre più attrezzate per andare in Serie A. Personalmente è stato più facile allenare la Sampdoria perché ho preso la squadra in un momento non facile e insieme siamo saliti in alto. A Torino è stato un periodo difficile e quella è una piazza che vive un po’ di ricordi. Sono comunque orgoglioso di averle allenate entrambe».

Un pronostico per la partita?

«Senza voler male al Toro, ma io tifo Samp».

(Foto: M. Dreosti)