Aldo Grasso: 'Ora un onesto torneo'
Comincia con un’idea choc (e antipopolare) la chiacchierata con Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere della Sera: riportare Balzaretti al Toro. Considerato cosa “i pigiami” rischiano, facciamo gli scongiuri. Ma il docente di Storia della Radio e della Tv alla Cattolica di Milano ha un gusto particolare per la scaramanzia: ha accettato l’intervista “solo dopo la sfida con il Mantova”.
Professore adesso il Toro è tornato a casa…
“Ci siamo ripresi ciò che ci appartiene per tradizione e per diritto divino. Gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che il calcio italiano senza il Toro è un po’ triste”.
Se fosse un film quest’annata cosa sarebbe?
“Un film di John Ford come Ombre Rosse, bisogna confrontarsi solo con i capolavori”.
Ripercorrendo la stagione, qual è stato il momento più difficile?
“L’inizio con i giorni di Giovannone. Terribili. Psicologicamente mi ero dato un altro anno di B per superare lo choc. Non pensavo ce la facessimo al primo colpo”.
E quello più esaltante?
“L’ultima partita con il Mantova. Il trionfo dell’essenza del calcio e del Toro. Ho visto quasi tutte le partite del Mondiale, Italia inclusa, ma non ho visto né provato niente del genere. E poi...”.
Cosa?
“Lippi ci deve ancora restituire il gol che ci ha rubato con la maglia della Sampdoria e con i fenomeni che aveva in squadra sia alla Juve che all’Inter era difficile non arrivare ai primi tre posti. I veri grandi allenatori si misurano con le squadre deboli, non con quelle forti. Facile vincere con 11 fuoriclasse come hanno fatto Lippi e Capello, che mi piacerebbe vedere allenare il Chievo”.
Qual è il giocatore simbolo di quest’anno per lei?
“Ardito. Ma quando ho visto Rosina in campo l’altra sera ho fatto un salto indietro nel tempo: ci ricorda altri tempi e altri campioni, il gesto del giocatore che salta l’uomo è la cosa più spettacolare del calcio. E lui la sa fare bene”.
Un pregio e un difetto del mister De Biasi.
“Ha il pregio di essere una persona per bene, carismatica, capace di trascinare i giocatori. Il difetto è che per metà campionato non avevamo un gioco ma non si riusciva a capire se non l’avevamo oppure se erano bravi gli altri. Prima di lui l’ultimo Torino che ho visto che aveva un gioco era quello di Camolese, quello di Rossi è durato troppo poco”.
Il merito di Cairo ?
“L’entusiasmo. Ora gli chiedo di mantenerlo e di non presumere di pensare lui a tutto. Una grande squadra si costruisce delegando anche a un grande staff tecnico. Bisogna predisporre una struttura forte, perché una squadra dura quando la spina dorsale è salda. Cairo ha centrato l’obiettivo di diventare personaggio pubblico, quando prima di comprare il Toro era noto solo fra gli addetti ai lavori. Non deve pensare che con l’entusiasmo si può fare qualsiasi cosa. Purtroppo è fisiologico che le luci della ribalta non siano sempre a favore”.
Scandalo Gea docet…
“Ma veramente se c’è una categoria che esce male dalla vicenda Gea è quella dei giornalisti sportivi. Non è un caso che siano in molti ad aver fatto un passo indietro”.
Chi vorrebbe vedere l’anno prossimo in granata?
“Mi piacerebbe tornasse Balzaretti, perché mi piacciono tutti quelli nati nelle giovanili del club. Basterebbe tornasse indietro con il capo coperto di cenere e chiedesse scusa”.
Obiettivo per l’anno prossimo?
“Accontentiamoci di un onesto campionato, senza patemi d’animo, anche se rischiamo di vedere l’anomalìa Treviso ripescato per la seconda volta. Le regole non sono chiare”.
Alberto Leproni
redattore@toronews.net
© RIPRODUZIONE RISERVATA