Toro News Interviste Angelo Cereser: ''Toro, una sconfitta utile per crescere''
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Angelo Cereser: ''Toro, una sconfitta utile per crescere''

Roberto Maccario
Angelo Cereser è uno dei massimi rappresentanti del cosiddetto “tremendismo granata”. La sua è una carriera trascorsa quasi interamente con la maglia del Toro, dove resta dal 1962 al 1975 prima di trasferirsi a Bologna.

Angelo Cereser è uno dei massimi rappresentanti del cosiddetto “tremendismo granata”. La sua è una carriera trascorsa quasi interamente con la maglia del Toro, dove resta dal 1962 al 1975 prima di trasferirsi a Bologna.

Dopo una sconfitta rocambolesca come quella contro il Napoli, arrivata incassando tre gol negli ultimi dieci minuti, il Torino contro il Bologna sarà frastornato, timido o avrà fatto tesoro dell’esperienza?

Ha detto bene Ventura quando ha parlato di una sconfitta salutare, che fa parte del programma di esperienza che molti giocatori del Toro ancora non hanno. Sicuramente se la squadra dovesse ritrovarsi in una situazione del genere, con un gol di vantaggio a meno di un quarto d’ora dal termine, saprà distribuirsi meglio in campo e rischiare di meno: peccato perché l’ultimo gol di Meggiorini era arrivato su un regalo di Britos.

Il problema vero però è che situazioni simili sono capitate anche contro Cagliari e Parma: se aumenta il ritmo della partita centrocampo e difesa vanno in tilt.

Forse quindi la squadra riesce a tenere bene il campo e a concedere poco finchè si gioca su ritmi bassi e si “addormenta” la partita, quando ci si scopre, si gioca in maniera più spregiudicata e si corre di più invece fatica, giusto?

Da una parte la grinta e l’entusiasmo mi piacciono, ma dall’altra possono risultare poco produttivi: ci vuole maggiore furbizia tattica e più attenzione, bisogna sapersi mettere bene in campo anche senza gli ordini del mister, anche se non è facile. Credo che alla squadra manchi un leader capace di guidarla in questi momenti, uno dotato di intelligenza calcistica, di carattere e di capacità di ragionare: sabato il Toro ha preso due gol in situazioni di due contro due e se metti gente come Cavani e Pandev nelle condizioni di giocarsi l’uno contro uno anche se hai un difensore bravo come Rodriguez non puoi farci nulla.

Sabato i granata faranno visita al Bologna, una società che, dopo aver rischiato il fallimento qualche anno fa, ora naviga in acque tranquille, giusto?

Sono affezionatissimo al Bologna e a una città dove ho vissuto benissimo per tre anni e mezzo, piena di gente eccezionale.

I rossoblu hanno un mister bravissimo come Pioli, capace di unire il vecchio al nuovo, e una società seria alle spalle. La squadra non è molto forte tecnicamente ma è molto solida e unita tra i reparti e può colpire in qualunque momento.

Ci ha parlato dei tre anni e mezzo di Bologna: a Torino invece qual è il ricordo più bello?

Al Toro ho tantissimi ricordi, belli e brutti. Per esempio il 18 agosto del ’72 ebbi un grave incidente, mi davano già per morto: un’ esperienza terribile ma la cosa positiva è che sono ancora qua.

Sul piano sportivo invece mi ricordo i due rigori segnati in un derby, come Marco Ferrante: la partita finì 3-3 e l’ultimo lo realizzai all’88’. C’erano 60000 persone in silenzio assoluto, un silenzio che durò dieci secondi prima della fragorosa esplosione di gioia.

Roberto Maccario