Toro News Interviste Antonio Bianco: 'Il Toro è la mia vita'.
Interviste

Antonio Bianco: 'Il Toro è la mia vita'.

Ermanno Eandi
Antonio vive a Matera, la sua storia è dura, come la vita, come i sassi della sua città. Oggi è un uomo felice, prima era uno del branco, uno sbandato. Nella sua vita precedente, è stato nel baratro di essere nulla, schiavo di un liquido, aghi nelle sue vene e nei suoi ricordi, alla ricerca di un amore che non c’è, di un mondo troppo lontano per essere vero,...

Antonio vive a Matera, la sua storia è dura, come la vita, come i sassi della sua città. Oggi è un uomo felice, prima era uno del branco, uno sbandato. Nella sua vita precedente, è stato nel baratro di essere nulla, schiavo di un liquido, aghi nelle sue vene e nei suoi ricordi, alla ricerca di un amore che non c’è, di un mondo troppo lontano per essere vero, quindi era meglio bruciare se stessi, che viverlo. Un giorno, la svolta, lascia Matera e va a Rimini, ha detto basta, vuole ritornare a vivere. Ha vent’anni è stufo del marcio, vuole rifiorire e ci riesce. La sua debolezza diventa forza. Nella costiera romagnola trova un lavoro, resiste da solo agli atroci richiami delle stupefacenti sostanze, incontra il Toro e s’innamora di lui. Il periodo è quello dell’ultimo successo granata, la vittoria della Coppa Italia. “È stato un momento magico, afferma Antonio - il Toro è un valore fondamentale della mia esistenza. Alla mattina quando mi alzo guardo il poster del Grande Torino e capisco che un motivo in più per combattere, la mia sfida perenne con la vita.” Dopo molti anni è tornato a casa, rinvigorito, libero, oggi a Matera è il presidente del Club “Matera Granata” ed è un personaggio di spicco del coordinamento dei Toro Clubs.

Cosa le ha dato il Toro?
Mi ha dato tanto, specialmente negli ultimi anni. Quando sono tornato a Matera, mi sentivo un cane sciolto, nessuno tifava Toro là. Poi ho conosciuto David Belli, una persona squisita, abbiamo incominciato a costruire il coordinamento al sud. Il Toro è qualcosa che uno ha nell’anima, un amore indescrivibile.

È difficile essere granata a Matera?
Tanto. Significa rinunciare a tutto e cambiare vita. Ho fatto tantissimi sacrifici per il Toro. Oggi il club ha quaranta i scritti. Un po’ è anche "colpa mia", perchè mi vogliono bene, vedono il mio amore per il Toro e si lasciano contagiare. La vita mi ha insegnato che bisogna sempre guardare avanti, io sono cambiato, il Toro mi ha insegnato molto.

Che cosa le ha insegnato?
Valori importanti che prima non avevo. Mi ha insegnato a reagire alla vita, a essere sempre me stesso, a non prendere in giro la gente: in due parole, essere uomo.

Lei è anche il responsabile del coordinamento per il centro-sud, quali sono le sue mansioni?
Riunire e aiutare il popolo granata che vive in meridione. I problemi sono tanti. Innanzitutto i chilometri, moltissimi. All’inizio non è stato facile, oltre alla distanza, anche i costi per seguire la squadra sono alti. Il sud granata sta crescendo, è una realtà importante specie quando si gioca in trasferta.

Il momento non è facile, cosa vuole dire ai tifosi granata?
Li invito ad essere sereni, fare critiche costruttive e non abbattersi. Dobbiamo essere compatti, sono dispiaciuto per le sconfitte, ovviamente, ma il Toro è la mia vita e non lo abbandonerò mai.