Barletta: 'La lotta al doping non è terminata'
Mauro Barletta è il giornalista dell’Ansa di Torino che ha seguito tutto il processo sul doping alla Juventus, al punto che ha scritto un libro sul caso: “Il calcio in farmacia” (pp. 251, 15 euro, Lindau Editore). Ad un anno e mezzo dalla sua uscita si sta spegnendo l’eco su questa pesante vicenda, che non è ancora del tutto chiusa e lascia ancora molti dubbi.
Barletta, si può affermare che con lo scandalo Calciopoli quello sul doping è passato in secondo piano?
Uno scandalo immenso come quello di Calciopoli ha fatto scendere in secondo piano, rispetto all’attenzione dell’opinione pubblica, tante altre vicende. E’ naturale che sia così. Ma questo non vuol dire che la lotta al fenomeno doping sia terminata. C’è chi continua a lavorare sotto traccia, lontano dai riflettori: è il caso di alcuni magistrati torinesi…
Oltre all’uso delle medicine, per così dire proibite, la Juventus "dopava" anche i risultati. Per caso, seguendo il primo caso, si è mai imbattuto in qualcosa di extra?
No. Però le intercettazioni che hanno portato alla luce per la prima volta il pianeta Calciopoli sono state disposte dalla procura di Torino proprio nell’ambito del processo per i farmaci alla Juventus: è bastato mettere sotto controllo un telefono per scoperchiare il pentolone. I pubblici ministeri di Napoli hanno portato a compimento un’attività cominciata dai loro colleghi torinesi.
Ora il caso doping è caduto in prescrizione, ma è venuta fuori la non estraneità della società bianconera, dunque la Juve è colpevole?
Prima di dare una risposta definitiva conviene leggere le motivazioni della sentenza della Cassazione. Nell’attesa si possono fare alcune considerazioni. L’accusa di uso di Epo (quella che dava più fastidio alla Juventus) è stata definitivamente cancellata, anche se non ho ancora capito molto bene come hanno fatto i giudici d’appello ad accantonare la perizia D’Onofrio che, al processo di primo grado, aveva parlato esplicitamente di bianconeri trattati con l’eritropoietina. Sull’accusa di utilizzo improprio di farmaci ho l’impressione che Guariniello e la sua brigata abbiano ottenuto ragione su tutta la linea: il loro ricorso, secondo la Corte, è “fondato”. D’altra parte la Juve non ha mai negato di avere usato quei prodotti. Prodotti che peraltro circolavano in tantissime altre squadre italiane. La domanda è: dare quelle medicine in quel modo è doping? E’ frode sportiva? E’ violazione della legge 401 del 1989? Aspettiamo. Bisogna solo aggiungere che alla Juventus, dopo l’apertura dell’inchiesta del 1998, hanno cambiato le modalità di impiego dei farmaci: sono stati loro stessi a dirlo in un paio di interviste, dopo la sentenza.
Tra doping, presunte gare truccate, doping amministrativo, quanti campionati vinti dalla Juve potrebbero non risultare regolari?
Se la Juve fosse stata condannata in via definitiva per frode sportiva sarebbe stato necessario mettere in discussione le performance bianconere di tutti i campionati dal 1994/95 al 1997/98. Ma siccome non c’è stata nessuna condanna definitiva, questo è solo un esercizio accademico. C’è da dire che la giustizia sportiva è stata velocissima su Calciopoli, ma lo è stata molto meno sul processo-farmaci-Juventus: la macchina si è messa in moto con una lentezza da pachiderma. Per lo scandalo intercettazioni non hanno aspettato nemmeno la fine delle indagini preliminari di Napoli, per lo scandalo doping hanno cominciato a manifestare un pochino di interesse solo dopo la fine del processo di primo grado.
Moggi è davvero il deus ex machina di tutto ciò?
Preferisco far parlare le carte processuali. Nella sentenza di primo grado, quella di condanna del medico Agricola per frode sportiva, è stato il giudice Casalbore a tirare in ballo Lucianone. Cito dalle motivazioni: “Senza neppure contare, in via di stretta ipotesi, che il dottor Agricola possa avere agito con la copertura del Direttore Generale, che come si è visto è stato indicato come diretto superiore di Agricola e al quale deve pur essere riconosciuta una certa autonomia di gestione finanziaria”. Chi era il Direttore Generale? Moggi. Alla procura di Torino, comunque, pensavano di non avere elementi contro di lui.
La dirigenza è cambiata, cosa ne pensa di Cobolli Gigli, con lui certe cose non succederanno più, oppure la Juventus continuerà a fare il bello e cattivo tempo come prima?
Secondo me il sistema Calciopoli è stato smantellato. Almeno per qualche anno nessuno avrà il coraggio (o la faccia tosta) di montare un’impalcatura di quelle dimensioni.
La Juve ha vissuto anche una tragedia, quella di Vinoso, come sta andando l'inchiesta su questo tragico incidente?
E’ in pieno svolgimento. I consulenti tecnici di Guariniello stanno completando la loro relazione.
Tornando al doping, è cambiato qualcosa dopo il polverone sollevato da Zeman, o la pratica continua, anche in altre squadre?
Sicuramente è cambiato qualcosa. Se non altro, le squadre usano i farmaci in maniera più adeguata. In assenza di indagini giudiziarie, l’unico strumento che può permettere di scoprire dei casi di doping sono i controlli. Che in passato non sono stati proprio tanto accurati.
Solo la Juve può considerarsi colpevole riguardo al doping o la pratica era assai più diffusa?
Io sono convinto che tante squadre italiane, negli anni Novanta, si sono comportate esattamente come la Juventus. I controlli antidoping, inoltre, erano una barzelletta. Il punto è che l’unico magistrato che ha voluto indagare è stato Guariniello, la cui competenza territoriale è limitata a Torino. Qualche anno dopo di lui si è messa al lavoro anche la procura di Firenze per le morti sospette di alcuni ex calciatori. Ma qui si parla di gente che ha giocato negli anni Settanta e Ottanta, e accertare la verità dopo tanto tempo è quasi impossibile.
Infatti ci sono alcune morti sospette, come quella di Beatrice della Fiorentina, per cui si pensa che negli anni '70 la pratica del doping fosse molto diffusa.
Negli anni Settanta, e ancora prima, si faceva di tutto. Durante l’inchiesta di Guariniello sono state raccolte testimonianze terrificanti.
Si è aperto un nuovo filone d'inchiesta su Calciopoli, porterà a nuove sanzioni?
La giustizia sportiva farà il suo processino e darà qualche sanzione quà e là. Ma non sarà niente di traumatico.
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