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Interviste

Beppe Bonetto commenta il mercato

Edoardo Blandino
di Edoardo Blandino  Agente di numerosi calciatori, profondo conoscitore di calcio, nonché ex dirigente del Torino Calcio (sotto la presidenza di Sergio Rossi ad inizio anni ’80), il dott. Beppe Bonetto commenta a TN questi primi giorni di calciomercato e la situazione in cui si trovano i granata. Da grande esperto il procuratore non sembra sorpreso dalle notizie dei trasferimenti...

di Edoardo Blandino

Agente di numerosi calciatori, profondo conoscitore di calcio, nonché ex dirigente del Torino Calcio (sotto la presidenza di Sergio Rossi ad inizio anni ’80), il dott. Beppe Bonetto commenta a TN questi primi giorni di calciomercato e la situazione in cui si trovano i granata. Da grande esperto il procuratore non sembra sorpreso dalle notizie dei trasferimenti già messi a segno.

Dott. Bonetto, ci dica cosa ne pensa di questi primi giorni di trattative.
«Sono state fatte una decina di operazioni. Non mi sembra che sia un mercato molto diverso da quello del passato. Il fattore dominante sarà come sempre la mancanza di liquidi da investire. L’unica differenza, forse, è la cessioni di giocatori importanti all’estero».

Si riferisce dunque a Kakà e Ibrahimovic? Vuol dire che il calcio italiano sta diventando di Serie B?
«In realtà la situazione è diversa. Non è che le società spagnole o inglesi navighino in acque migliori. Squadre come Real Madrid e il Manchester Utd hanno grossi debiti. Galliani sottolinea l’aspetto fiscale e come questo faciliti le trattative in altri Paesi, ma non è solo questo il motivo. I contratti televisivi hanno creato problemi anche per l’affluenza negli stadi. Ci sono meno spettatori rispetto agli stadi stranieri perché la gente guarda le partite da casa. Tuttavia ci potrebbe essere un aspetto positivo…».

E quale sarebbe?
«La cessione all’estero dei giocatori farà entrare molti soldi in Italia. La speranza è che le società possano investire nel nostro Paese. Se invece si utilizzeranno questi incassi per spendere all’estero allora non sarà servito a niente».

Parliamo di allenatori. Ci sono stati colpi di scena più o meno annunciati e tanti cambi di panchina. Lei si aspettava tutti questi movimenti?
«No. Credevo che Lazio e Sampdoria confermassero i loro allenatori. Immaginavo ci fosse una tendenza al risparmio. Invece non è stato così. Penso ad Ancelotti e al contratto da 7 milioni che ha firmato con il Chelsea. Negli ultimi anni gli stipendi degli allenatori sono diventati una voce importante nel bilancio delle società. Però credo che ci siano ancora alcuni club come la Juventus che tengano conto di questo aspetto».

Veniamo al Toro. Quale caratteristiche dovrebbe avere l’allenatore dei granata della nuova stagione?
«Deve essere un bravo allenatore come lo è stato Camolese. Bisognava puntare già in passato su un tecnico come lui. Lo hanno fatto altre società come Cagliari e Siena e sono state ripagate. Iniziare un progetto con il nuovo mister? Lasciamo stare le parole che vanno di moda come “progetto”. Non mi piacciono per niente. Le società che lo annunciano alla fine non riescono mai a raggiungere gli obiettivi prefissati. Chi veramente inizia un progetto sta zitto e lo porta avanti senza proclami».

Il campionato ha emesso il suo verdetto: B per il Toro. Quali sono stati gli errori in questa stagione?
«Sono stati errori tecnici. In società hanno sbagliato a non dire fin dal primo giorno che l’obiettivo era la salvezza. Poi c’è stata da una supervalutazione della rosa da parte di tutti, giornali compresi. Infine, quando sono arrivate le difficoltà i giocatori non sono più riusciti a reagire».