Brevi a TN: “Ribaltare il risultato di Mantova non era facile, abbiamo fatto un’impresa”
Al centro della difesa c’era Oscar Brevi. L’11 giugno 2006 fu lui, da capitano, a guidare il Toro al compimento di una straordinaria impresa. Torino-Mantova è il frutto di un’annata partita in salita ma capace, al fischio finale di quegli interminabili tempi supplementari, di lasciare un’impronta indelebile. Ecco i segreti di quella straordinaria cavalcata.
Oscar, che ricordo ti suscita quella serata? “È stata una serata storica, perché abbiamo compiuto un’impresa: ribaltare il risultato di Mantova dopo appena tre giorni non era facile. Il pubblico ci ha dato una spinta incredibile e siamo riusciti a tornare in Serie A. Credo che sia stata una delle migliori esperienze della mia carriera”.
Partire dal meno due poteva scoraggiare. “Noi ci credevamo, però bisognava anche considerare che eravamo a fine stagione, avevamo giocato tante partite. Eravamo stanchi, con tanti minuti nelle gambe. Non era facile ribaltare un risultato del genere, ma abbiamo fatto un’impresa”.
Ti ricordi il momento in cui sei arrivato al Toro? “Siamo partiti da una squadra che non c’era. È stata un’annata, penso, irripetibile”.
Qual è stata la vera forza di quella squadra? “Il calcio è davvero strano e si sono incastrate tante situazioni, dall’allenatore allo spogliatoio. Era una squadra composta da tanti uomini veri. È stato qualcosa di particolare, che nel calcio è difficile che accada”.
C’è stato un momento preciso in cui hai pensato di poter andare in Serie A? “All’inizio no. Poi, quando abbiamo iniziato a giocare partite ravvicinate, vedevo che la squadra era compatta e unita, anche se si conosceva da poco. Si percepiva che c’era uno spirito diverso rispetto alle altre squadre in cui avevo giocato. C’era quell’alchimia che ci ha permesso di ottenere questo risultato”.
Il Toro ha qualcosa di diverso rispetto alle altre squadre? “Torino è granata e il popolo granata è una tifoseria che non ho trovato da nessun’altra parte”.
Quest’anno però la tifoseria ha deciso di abbandonare lo stadio. “Da fuori non è facile giudicare o capire le motivazioni. Io posso parlare per quello che ho vissuto e credo sia la migliore tifoseria per cui abbia giocato”.
Che stagione è stata per il Toro? “Il Toro lo seguo sempre. È stata un’annata complicata. Pensavo potesse ottenere qualcosa in più, però il calcio è questo”.
Tornando a quella serata, hai ancora un rapporto forte con i tuoi ex compagni? “Sono passati tanti anni, ma quando c’è l’occasione con molti ci si rivede e ci si sente. Il rapporto è rimasto intatto, poi è chiaro che vent’anni sono tanti...”.
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