Toro News Interviste Camolese: 'Pederzoli è un ottimo operatore'
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Camolese: 'Pederzoli è un ottimo operatore'

Redazione Toro News
di Alessandro Salvatico Prima di quello di De Biasi, l’ultimo Toro capace di salvarsi nell’ultimo decennio fu quello di Giancarlo Camolese, che prima portò i granata alla promozione e poi li mantenne in A nel campionato più dignitoso della nostra storia recente. Il tecnico è reduce da un’esperienza amara con il Livorno, dove, dopo aver preso per mano una squadra disastrosamente...

di Alessandro Salvatico

Prima di quello di De Biasi, l’ultimo Toro capace di salvarsi nell’ultimo decennio fu quello di Giancarlo Camolese, che prima portò i granata alla promozione e poi li mantenne in A nel campionato più dignitoso della nostra storia recente. Il tecnico è reduce da un’esperienza amara con il Livorno, dove, dopo aver preso per mano una squadra disastrosamente ultima in classifica e averla portata in zona-salvezza, si è dovuto arrendere ad una delle non infrequenti bizzarrie del suo datore di lavoro, Aldo Spinelli, che con i suoi ancora in corsa per la permanenza nella massima serie decise di esonerarlo, condannandosi così ad arrendersi alla pochezza di quel Livorno. Con l’ex-allenatore del Toro abbiamo parlato di quel che gira intorno al calcio in quest’inizio d’Estate.

Giancarlo Camolese, sta seguendo il Campionato Europeo, e le sta piacendo?
Sì. E’ bello, una volta ogni tanto, poter guardare delle partite senza l’assillo del risultato, per tenersi aggiornati è per il piacere di farlo. Direi che in generale, considerando che siamo alla fine di una stagione, con la stanchezza che ne deriva, si son visti dei begli incontri. Chi mi è piaciuto di più? Ci sono delle buone realtà. Chiaro che, oggi, sarebbe facile fare il nome della Russia. Ma a me è piaciuta molto anche la Croazia, poi la Turchia sotto altri aspetti, e c’è la Germania che è proprio un collettivo da torneo. Buone realtà, e come spesso capita ci sono delle squadre che sorprendono.

Ce ne sono però altrettante che deludono: l’Italia stessa, o la Francia.
L’Italia relativamente, direi. In fondo è stata eliminata ai rigori, dove c’è casualità. La Francia ha deluso senz’altro, ha fatto tre partite una più brutta dell’altra.

Come sempre accade, per lo meno qui da noi, all’indomani di una sconfitta è tutto da buttare e tutto da rifare. Lei pensa che la Nazionale azzurra sia da rifondare?
No, non penso si debba cambiare tutto. Magari qualcuno per questioni di età in vista della preparazione per i Mondiali. Ma il mio giudizio sul lavoro di Donadoni rimane positivo: ha centrato una qualificazione che non era facile, ha ben condotto il gruppo, e poi ha mantenuto sempre, in ogni frangente, l’immagine di un ct serio, di una persona corretta e seria, e questo nel mio giudizio è molto importante.

In Italia, intanto, c’è il calciomercato; ha visto qualche giocatore che si sentirebbe di consigliare ad una squadra di medie ambizioni come può essere il Torino?
Giocatori buoni ne ho visti, ma credo che quando un giocatore si mette in luce all’Europeo, diventa già irraggiungibile, per la maggior parte delle società; è prima delle manifestazioni che bisogna scovare i talenti. Non è questa la competizione in cui cercare buoni affari: sono tutti elementi che giocano in Europa, a meno che non ci sia grossa disponibilità economica bisogna guardare ad altri tornei ed altri contesti. Se non ci sono tantissimi soldi da spendere, le opportunità rimangono poche: a me, ad esempio, sono piaciuti i due croati che tenevano la fascia sinistra, Srna e Pranjc; quest’ultimo, ad esempio, non è più giovanissimo e gioca in Olanda, magari si potrebbe tentare di prenderlo.

Diceva, giustamente, che bisogna muoversi per tempo: su questo mercato il Torino non è certo partito per primo, ma ha ancora tutto il tempo per lavorare bene. Ora ha sistemato il primo tassello, quello del direttore sportivo.
Sì, io conosco Pederzoli, ed è davvero un ottimo operatore di mercato. Ma anche chi l’ha preceduto era capace; certo, bisogna poi conoscere molti altri elementi, soprattutto quali sono gli strumenti che la società ti mette a disposizione.

La dirigenza granata cambia guida per la quarta volta in altrettante stagioni, e questo presta il fianco ai critici: lei ritiene che sia sbagliato far ripartire così spesso un progetto?
Io penso che se il Presidente è arrivato a cambiare, evidentemente ci sono dei motivi: ci saranno dei rapporti che sfuggono a chi vede dall’esterno. In teoria, certo, un progetto richiede anni di lavoro continuativo, e diversamente è difficile realizzare qualcosa; ma contano molto i rapporti, e non tutto si può venire a sapere.

A proposito di scelte granata: lei si aspettava, nel finale dell’ultima stagione, il terzo approdo di De Biasi in panchina?
Le scelte delle società spesso sono imponderabili. Io penso che la rosa del Torino, l’anno scorso, fosse molto competitiva. Evidentemente qualcosa non ha funzionato, di sicuro quella squadra stava rendendo meno di quel che mi sarei aspettato. Squadre come il Torino, o il Parma, erano ben attrezzate. In fondo, aver mantenuto la categoria per i granata è comunque molto importante.

Cosa ci dice di Vailatti? L’ha trovato diverso da come l’aveva lasciato, l’ha trovato cresciuto?
Vailatti è un ottimo giocatore e un ottimo ragazzo. Fu proprio dopo la vittoria del Livorno a Torino che mi venne proposto. In quell’occasione, due centrocampisti subirono due infortuni piuttosto gravi, Bergvold e Giannichedda; occorreva un giocatore là in mezzo, e quando mancava poco alla fine del calciomercato mi proposero Vailatti: io non dissi di no. Aveva qualche problemino fisico, poi un infortunio al ginocchio, ambientarsi non è mai una cosa automatica e nel complesso per lui non è stata molto facile.

Il Presidente Cairo dice che anche un’esperienza oggettivamente non felicissima come questa può essere utile.
Infatti, è proprio così, ogni esperienza lo è. Vailatti non era venuto a Livorno per fare il titolare, su questo fui chiaro con lui e lui lo seppe e lo accettò. Concludemmo che per lui poteva essere una soluzione, un’occasione per fare esperienza per il proprio futuro, anche al di là dell’ottica di rientrare a Torino. Io penso che lui abbia delle doti che potrà mettere a frutto, facendo bene.

Cosa si porta dietro da quest’ultimo campionato, Camolese?
Una cosa che mi rimarrà dentro è quel che ho provato quando sono venuto all’Olimpico con il Livorno. I tifosi granata mi accolsero con applausi e cori, sentii solo cose belle, non lo dimenticherò. Da tifoso granata quale sono, per il mio futuro mi auguro di venire ad affrontare il Torino, di perdere e di salvare la mia squadra alla fine della stagione: perché battere il Toro, e poi retrocedere (anche se non direttamente), no, non mi è piaciuto…