Toro News Interviste ''Che brividi i gol in finale con Roma e Inter''
Interviste

''Che brividi i gol in finale con Roma e Inter''

Redazione Toro News
di Alessandro Brunetti   Agatino Cuttone ha un rimpianto: “Mi dispiace non far parte della famiglia granata. Eppure ho fatto la trafila in granata e, anche se in pochi lo ricordano, ho giocato più di 60 partite tra campionato, coppa Italia e Coppa Uefa. Segnando anche due gol”. Nato ad Adrano, in provincia di Catania, ma torinese d’adozione, Cuttone esordisce in prima squadra...

di Alessandro Brunetti

Agatino Cuttone ha un rimpianto: “Mi dispiace non far parte della famiglia granata. Eppure ho fatto la trafila in granata e, anche se in pochi lo ricordano, ho giocato più di 60 partite tra campionato, coppa Italia e Coppa Uefa. Segnando anche due gol”. Nato ad Adrano, in provincia di Catania, ma torinese d’adozione, Cuttone esordisce in prima squadra il 21 settembre 1980 e disputerà due stagioni nel Torino, collezionando 41 presenze in campionato e 1 gol.
Appese le scarpette al chiodo nel 1993, intraprende l’avventura in panchina, che lo porterà ad allenare il Gubbio in C2 nelle stagioni 2005/2006 e 2006/2007. Poi le panchine di Catanzaro, Colligiana e Benevento e ora alla guida della Primavera del Modena, inserito nello stesso girone del Toro di Asta.


Viene da dire, che per lei, Gubbio-Torino non sarà una partita come le altre..
“No, ha un sapore particolare. Sono legato emotivamente a tutte due le squadre, a tutte e due le città. Ovviamente con il Toro c’è un legame più forte, avendo fatto le giovanili al Filadelfia. Poi io sono di Torino, i miei genitori abitano lì e anch’io ci torno spesso, anche se ora abito a Cesena”.


Il ricordo più bello dell’esperienza in granata?
“I due gol nella gare di ritorno della finali di Coppa Italia contro Roma e Inter (1980/81 e 1981/82). Sono emozioni che non dimenticherò mai, peccato averle perse entrambe. Nelle mie esperienze d’allenatore mi porto sempre dietro quelle qualità che contraddistinguono il Toro: cuore, grinta, determinazione”.


Come giudica invece l’avventura sulla panchina del Gubbio?
“A Gubbio ho fatto due buone stagioni. Rimane l’amarezza per l’esonero nella seconda stagione, ma sono capitato in un momento un po’ confuso della storia del club. L’anno prima c’era stato il cambio di società e alcune cose erano ancora da mettere a posto”.


Che partita si aspetta lunedì?
“Mi aspetto una gara con grandi motivazioni da una parte e dell’altra. Alla lunga, però, sono sicuro che usciranno fuori le qualità del Torino”.


Per chi farà il tifo?
“La mia pelle è granata, anche se Gubbio è stata una piacevole parentesi. Speriamo in un pareggio”.


Si aspettava un Toro così lanciato?
“Sì, a esser sincero sì. Ventura è l’uomo giusto per fare non bene, ma benissimo. Bisognava saper far quadrato e lui c’è riuscito”.


Una curiosità: nel 1998/1999 lei ha allenato Patrice Evra? Non poteva mandarlo al Toro?
“(ride ndr) Il bello è che tutti mi dicevano che dovevo farlo giocare seconda punta o trequartista e io lo schieravo esterno sinistro. Alla fine ho avuto ragione io”.