Toro News Interviste ''Ci vuole la giusta mentalità''
Interviste

''Ci vuole la giusta mentalità''

Redazione Toro News
di Valentino Della Casa Quando arrivò a Torino ci si accorse subito che sarebbe entrato nel cuore dei tifosi: atterrò infatti a Caselle a due ore dalla partita contro l’Albinoleffe (la prima del Toro risorto, la prima di Cairo) e non solo andò in panchina, ma addirittura giocò uno spezzone di gara facendo vedere a tutti di che pasta era fatto. Roberto Muzzi è...

di Valentino Della Casa

Quando arrivò a Torino ci si accorse subito che sarebbe entrato nel cuore dei tifosi: atterrò infatti a Caselle a due ore dalla partita contro l’Albinoleffe (la prima del Toro risorto, la prima di Cairo) e non solo andò in panchina, ma addirittura giocò uno spezzone di gara facendo vedere a tutti di che pasta era fatto. Roberto Muzzi è rimasto legatissimo a Torino “mi manca tanto la piazza” dice lui. E noi gli crediamo, infatti non ha mai negato di aver avuto un trascorso bellissimo in granata da giocatore, e chissà che non sarà così da allenatore, magari di un ramo delle giovanili (ora allena i pulcini della Roma). “Con Cairo i rapporti restano ottimi, ma non abbiamo mai intrapreso un discorso di questo tipo, vedremo in futuro” chiosa.

Roberto noi potremmo quasi paragonarti a Pestrin. Tu sei arrivato in estate, lui a Gennaio, i ruoli in campo sono diversi, tuttavia siete stati entrambi gettati subito nella mischia, e sin da subito avete fatto bene. Quanto sono importanti giocatori come voi, per una squadra che lotta per la promozione?
Ringrazio molto. Certamente i giocatori d’esperienza possono aiutare molto una squadra. Innanzi tutto per quanto riguarda il carisma, perché sanno caricare uno spogliatoio sia dentro sia fuori dal campo. E poi anche per i giovani, perché solo così possono migliorare dal punto di vista caratteriale, che nel calcio è molto importante.

Proprio a proposito di giovani, il Toro ha cambiato moltissimo questo Gennaio, acquistando giocatori di verdissima età dai curricula certamente meno importanti rispetto a quelli che giocavano prima. È la strategia giusta?
La strategia giusta poteva essere anche quella di Rino Foschi. Perché i giocatori erano indubbiamente di valore. Nel calcio, però, non contano soltanto le qualità tecniche. È, soprattutto, una questione di motivazioni, in particolare in un campionato come quello di B. Già dissi, infatti, che se i giocatori giunti in estate non entravano con la mentalità giusta, avrebbero fatto molta fatica. E purtroppo così è stato. Ma adesso nutro fiducia per questo nuovo gruppo, mi pare che ci siano grandi motivazioni.

Motivazioni che possono derivare anche dall’ambiente. Quando tu sei stato a Torino, il primo anno avete avuto poche pressioni, perché nessuno si aspettava (nonostante ci sperasse) una promozione diretta. Mentre il secondo avete subito anche una leggera contestazione.
Innanzi tutto vorrei dire una cosa. Personalmente come giocatore ho sempre preferito le piazze come quella granata, ossia ambienti che ti caricano a mille, dove magari vengono a vederti 30mila persone ogni volta, piuttosto che altri dove il pubblico non si fa sentire. Le piazze calde, però, danno tantissimo ma pretendono anche tanto. È comunque sempre bello quando ti sostengono, e a Torino questo succede praticamente sempre. Il nostro anno in A è stato in parte travagliato, ma secondo me comunque abbiamo fatto bene perché la squadra non era da Uefa, ma ci siamo salvati in anticipo.

E già alcuni iniziavano a criticare l’operato di Urbano Cairo. Che impressione ti ha fatto questa volontà di cedere la società?
È una cosa molto strana. Io posso garantire che il presidente ci tiene moltissimo al Torino. Tant’è che mi viene difficile anche solo immaginare un Toro senza Cairo. Ha sempre fatto il massimo per la squadra.

E la squadra, la verrai a vedere qualche volta?
Sicuramente, appena potrò farò un salto a Torino per vedere una partita. Ripeto, sono rimasto legatissimo a questi colori, e spero proprio che la squadra possa raggiungere la promozione.