Toro News Interviste Claudio De Sousa; 'A Cremona per dare il massimo e vincere'
Interviste

Claudio De Sousa; 'A Cremona per dare il massimo e vincere'

Redazione Toro News
Oggi in sala stampa è stato Claudio De Sousa, l’autore del gol contro il Brescia.

Nella giornata in cui sono stati consegnati ai giocatore i dvd “Rinascita Granata”, che sia anche di buon auspicio per tornare alla vittoria in trasferta, ad Orbassano il protagonista in sala stampa è stato Claudio De Sousa, l’autore del gol contro il Brescia.

A Cremona le speranze di segnare sono ancora riposte sul suo piede, sarà lui la probabile prima punta, affiancato da Fantini, gi unici due attaccanti rimasti dopo l’infortunio di Muzzi e la squalifica di Stellone “Ho provato con Fantini, siamo andati bene, direi che possiamo funzionare insieme martedì sera”.

Non conosciamo molto di lei, si può presentare meglio ai nostri tifosi?

“Per prima cosa ci tengo a dire che non sono brasiliano come alcuni hanno scritto. Mio padre è angolano, arrivato in Italia circa 35 anni fa, causa la guerra civile del suo paese, fa l’infermiere al San Giovanni di Roma. Mia madre invece è marchigiana, di Macerata, sono dieci tra fratelli e sorelle e dopo la morte del padre sono andati tutti a Roma. Io sono nato nella capitale nel quartiere di Torre Angela, a Roma sud, un quartiere difficile. Ho anche una sorella di sedici anni”.

E’ mai stato in Angola?

“No, nemmeno mio padre ci è più tornato, finora ci sono sempre stati problemi politici e il posto non è tra i più sicuri. Un giorno mi piacerebbe andarci”.

L’Angola è ai mondiali, mai fatto un pensierino per un’eventuale convocazione?

“Non ci ho mai pensato, nessuno mi ha mai richiesto. Se dovesse capitare vedremo, sono stato in alcune selezioni giovanili dell’Italia, ma non avendo mai fatto parte della Nazionale A posso essere convocato dall’Angola”

Quali sono stati i suoi inizi calcistici?

“Ho cominciato ad otto anni nella squadra di quartiere, per poi passare ad un’altra società, il Borussia, di un’altra zona di Roma. In seguito sono arrivato al settore giovanile della Lodigiani e di lì alla Lazio, in Primavera e poi in prima squadra. Il calcio è sempre stata la mia passione fin da bambino”.

Il suo vero ruolo qual è?

“Non ho preferenze, mi va bene giocare sia da prima che da seconda punta. Dipende sempre dalle caratteristiche di chi gioca accanto a me. Forse preferisco essere una seconda punta”.

Come può giudicare il suo campionato, giocato fino ad ora?

“Diciamo che poteva fare di più quando sono stato titolare, come a Cesena, sono consapevole che davanti a me ci sono giocatori importanti”.

I suoi compagni hanno sempre parlato bene di lei.

“Questo è il più bel gruppo in cui sono stato. Prima che grandi giocatori, sono uomini veri, per cui mi hanno sempre dato buoni consigli, come quello di non montarmi mai la testa quando sono elogiato”.

L’hanno caricata per martedì?

“Non mi hanno detto assolutamente nulla, sono io che devo giocarmi al meglio l’opportunità, a dare il massimo ed esprimere le mie qualità. Quello che conta è fare bene per il Toro. Sono consapevole di non essere né Muzzi né Stellone. Ho voglia di mettermi in mostra, questo sì”.

Ha legato con qualcuno in particolare tra i suoi compagni?

“Siamo tutti uniti, non esiste nessun gruppetto, quando si esce lo si fa tutti assieme, ad una cena come a bere qualcosa insieme.

Alla Lazio come si trovava?

“Lì c’era qualche antipatia in più perché giocavano grandi nomi. Se qualcuno stava fuori mugugnava, qui al Toro invece anche chi non gioca partecipa al gruppo, si gioisce tutti assieme”.

Che può dirci di Di Canio, visto che ne è stato compagno?

“E’ una brava persona, con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto, mi ha sempre dato consigli e l’anno scorso quando ho segnato contro il Messina mi ha portato sotto la Curva Nord  a prendermi gli applausi dei tifosi”.

Però i suoi gesti non sono tanti consoni in uno stadio.

“Paolo può sembrare un estremista, purtroppo in certe situazioni sbaglia, potrebbe evitare certe provocazioni. Però non va dimenticato che è un ragazzo bravissimo”.

Ha mai avuto problemi di razzismo?

“Personalmente no, a volte si sentono i fischi, ma faccio finta di nulla. Con la curva laziale di problemi non ne ho mai avuti”.

Sente il peso del fatto che a gennaio arriveranno altri attaccanti?

“Il campionato è lungo e si deciderà in primavera, ben vengano altri attaccanti. In questo momento di emergenza qualcuno in più ci avrebbe fatto comodo”.

Ha mai pensato che poteva arrivare anche Lotito al Toro? Con i Lodisti si parlava di lui dietro a Giovannone.

“Non mi toccava più di tanto se arrivava. Lotito è simile a Cairo, nel senso che entrambi sono tifosi della propria squadra e hanno facilità di parola. Cairo tiene ottimi rapporti con noi, ci segue dappertutto ed è sempre disponibile al dialogo”.

Qual è l’allenatore del quale ha un migliore ricordo?

“Posso dire Mimmo Caso, mi ha allenato in Primavera e mi ha portato in prima squadra. De Biasi è un grande mister, che ci tiene molto alla squadra e ogni tanto fa bene ad arrabbiarsi per tirare fuori da noi il massimo”.

Quali sono i suoi pregi e difetti?

“Il pregio è quello di essere calmo e non prendermela mai. Il difetto è che deve metterci più grinta e determinazione in campo per dare di più”.

Pensa che il suo futuro sia qui al Toro?

“Non lo posso sapere ora, vediamo anche dove sarà la squadra il prossimo anno. Al momento sono in comproprietà tra Torino e Messina”.

Marina Beccuti