"Da piccolo era già un soldato": su TN il ricordo del primo presidente di Comuzzo
Il calcio ama raccontare gli arrivi e meno spesso racconta le partenze. Eppure, dietro ogni traguardo, c'è sempre una storia fatta di persone, luoghi e primi passi. Prima della Fiorentina e del Torino, dal 2011 al 2015 per Pietro Comuzzo c'è stato anche il Tricesimo Calcio, una delle tappe fondamentali nel percorso di crescita di un difensore oggi considerato tra i prospetti più interessanti del calcio italiano. A raccontare gli inizi di questa storia è Antonio Sorrentino, presidente del Tricesimo da oltre trent'anni e il primo presidente ad aver accompagnato Comuzzo nel suo percorso calcistico.
Presidente, oggi parliamo di un ragazzo partito da Tricesimo e arrivato fino al Torino: cosa ricorda dei primi passi di Pietro Comuzzo?
"Lui è arrivato al Tricesimo insieme a suo fratello gemello, io li ho avuti sin dai pulcini. Gli occhi erano tutti per Francesco e anche a me piaceva molto, però avrei puntato su Pietro. Erano molto diversi: Francesco era più sviluppato, quindi usava la sua forza e la sua stazza a suo favore. Pietro invece aveva caratteristiche diverse, non potendo fare affidamento sul proprio fisico ha dovuto imparare a muovere il pallone. Inoltre, mostrava grande intelligenza calcistica".
Quali sono i valori che cercate di trasmettere ai ragazzi che iniziano il loro percorso qui a Tricesimo?
"Di Pietro mi piace che ogni volta che lo intervistano si ricorda da dov'è partito. Lui Si è sempre ricordato di noi. Innanzitutto insegniamo l'educazione e il rispetto, poi guardiamo molto come si allenano i ragazzi, cerchiamo di scoprire le loro doti insegnandogli la disciplina e dopo ne curiamo l'aspetto tecnico".
C'è un aspetto del percorso di Comuzzo che dovrebbe essere d'esempio per tutti i giovani che sognano di arrivare in alto?
"Mi piacerebbe che tutto il settore giovanile seguisse la sua strada esempio, ma è dura. Pur non rendendosene conto, Pietro sin da piccolo aveva un atteggiamento professionale. La sua costanza e la sua voglia l'hanno portato lontano. Anche la famiglia era molto presente e per lui è stata molto importante. Avere intorno un determinato ambiente è fondamentale".
Cosa significa, per la società, vedere un ragazzo partito da Tricesimo arrivare oggi al Torino?
"La mia priorità è sempre stata far crescere i ragazzi, è la prima cosa. Quando vediamo che il ragazzo può fare un salto in avanti, noi mettiamo il suo sviluppo e il suo bene prima dei risultati. Ne sono partiti tanti di giocatori dal Tricesimo che sono andati in avanti e raggiunto la Serie B e la Serie A. "Gigi" D'Agostini è stato uno dei più eclatanti tra questi, tra Serie A e nazionale, e anche suo figlio ha cominciato il suo percorso con noi. Lui è ha giocato alla Triestina in Serie B e ha avuto un'ottima carriera. È una bella soddisfazione vedere uno dei miei ragazzi fare strada".
Se dovesse descrivere Comuzzo con tre parole, quali sceglierebbe?
"Lo chiamano "Soldato". Io da lui ho avuto grandi soddisfazioni. Ho ceduto all'Udinese lui e il fratello: quando sono passati poi dall'Udinese alla Fiorentina, io avevo diritto a un milione di euro dalla cessione. Quei ragazzi non hanno avuto una vita facile, così quel milione di euro l'ho dato a loro. Descriverei Pietro come un ragazzo serio, molto celere e molto ligio. Lo guardo sempre, in Serie A e in nazionale. Conoscendo la serietà e la costanza del ragazzo gli auguro il meglio. Ha già fatto tanto e se continua così può fare ancora meglio".
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