Toro News Interviste De Benedictis (FDI) a TN: "Caro Cairo, cosa vuoi fare? Devi dire la verità"

De Benedictis (FDI) a TN: "Caro Cairo, cosa vuoi fare? Devi dire la verità"

Davide Bonsignore
A Toro News le parole in esclusiva del Vicepresidente di Nazione Futura e Presidente dell’AGIT: "Cairo deve uscire allo scoperto"

“Io avevo fatto un'interpellanza questa Primavera sul tema dello stadio, ricevendo la solita risposta interlocutoria da parte dell'assessore. Trattando quello che sollevavo io anche nella replica, quasi in maniera scherzosa, parlavo di quanto sarebbe un paradosso se la Juventus si trovasse nella situazione di dover prestare lo stadio al Toro". Non solo la tifoseria del Torino, ma tutta la città resta in attesa di una mossa di Cairo, che tiene sospeso il futuro dello stadio Olimpico Grande Torino. In esclusiva ai microfoni di Toro News ha approfondito questo tema Ferrante De Benedictis, Vicepresidente di Nazione Futura e Presidente dell’AGI, nonché Consigliere Comunale di Torino per Fratelli d'Italia: “Credo che una città come Torino, con una storia calcistica gloriosa di due grandi squadre, non si possa permettere una figura di questo tipo”.

Qual è la soluzione ideale? “La soluzione ideale è scovare e far uscire fuori Cairo, che deve dire la verità, deve dire che cosa vuole fare. Il comune a un certo punto deve porre un aut aut, non può certamente sostituirsi al Torino Fc. Banalmente, cosa che avrebbe già secondo me dovuto fare, potrebbe mettere a bando. E a quel punto, chi partecipa, partecipa”.

A quel punto il Torino sarebbe costretto ad agire. “Per forza. Va in qualche modo spinto all'azione Cairo. Deve uscire allo scoperto. Gli è stata data la proroga tecnica dopo la manifestazione di interesse preliminare che il Torino Fc ha fatto nell'aprile del 2026 con una Pec, dicendo di essere interessato a un partenariato pubblico-privato. Dopodiché c'era la scadenza a dicembre del 2026. Ora sembra che la vogliano prorogare fino al 30 giugno 2027, anche perché la FIGC non accetta una scadenza a metà campionato”.

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Il 30 giugno 2027 è anche la scadenza della concessione attuale… “Esatto. Ad ora Cairo non ha presentato nulla, oltre a questa manifestazione di interesse. Neanche un progetto tecnico preliminare. Tant'è che il sindaco, cosa che avrebbe già dovuto fare prima, gli ha detto che se non arriva entro il 31 dicembre salta il partenariato pubblico-privato. Io sono all’opposizione, è chiaro, non è che voglio fare la polemica politica a prescindere, però se fossi stato al posto di Carretta e del sindaco, avrei agito con maggiore rigore e con maggiore forza, per dire: 'Non vi do più altro tempo, andate a giocare a Novara, andate a giocare da un'altra parte. Ma questo è uno stadio che devo mettere a posto, o lo fate voi o lo fa qualcun altro con gli investimenti. Abbiamo tolto abbiamo tolto l'ipoteca, c'è la perizia che dà un valore abbastanza basso’… Adesso il presidente deve muoversi su questo”.

Al di là dell’attendismo dell’amministrazione, quindi, la sua critica è soprattutto legata al continuo procrastinare di Cairo. “Sì, perché non diamo responsabilità al comune, quello che doveva fare comunque l'ha fatto. Se c'è una responsabilità dell'amministrazione può essere quella di non averlo sollecitato più di tanto e di essere stata un po' permissiva, se vogliamo. Però ci sta, perché ci sono i tifosi, perché c'è una storia lunga… Però Cairo non se ne deve approfittare. A questo punto ha fatto bene Lo Russo a dargli l'ultimatum del 31 dicembre, ma che sia un ultimatum vero. A Cairo non bisogna lasciare più tempo di quanto già non gli sia stato dato. Perché a quanto pare se gli lasci tempo se ne prende il doppio”.

La proposta del partenariato pubblico-privato come l'aveva vista? “Lì c'erano tre strade: il partenariato pubblico-privato, una nuova concessione tramite bando pubblico, oppure la cessione del diritto di superficie. La cosa migliore per uno che vuole fare veramente un investimento è la cessione del diritto di superficie. Evidentemente Cairo non ha tutta questa volontà di investire così tanto, allora ha proposto un partenariato pubblico-privato, dove lui l’avrebbe messo a posto e si sarebbe andati verso una situazione mista, dove comunque il comune rimane proprietario”.

Per la città di Torino quanto è importante avere la possibilità di prolungare per tanto tempo la permanenza del Torino Fc allo Stadio Olimpico Grande Torino? “Ma è importantissimo. E lo dico davvero con sincerità. Sappiamo quale sia il valore anche sociale dello sport e quanto il Torino sia amato nella nostra città. E come si fa a fare a meno? Sarebbe uno smacco anche solo andare a giocare, per ipotesi, a Chieri. Poi magari puoi fare il centro sportivo fuori dalla città, come ce l’ha la Juventus a Vinovo. Ma quello è lo stadio Grande Torino. L'abbiamo rinominato, è vicino al Filadelfia. C'è un una storia, un'affezione e un legame con la città profondo”.

E se si andasse a bando pubblico? “A bando pubblico significherebbe metterlo a rischio perché ci potrebbero essere interessi anche di società straniere per prendere lo stadio, metterlo a posto, farlo diventare uno stadio dove si spinge molto di più sui concerti, su altre iniziative sportive e alzerebbero il prezzo. E la dirigenza del Toro potrebbe non accettare quel prezzo. È un rischio grande”.

La possibilità di vedere in futuro una cittadella granata, citata anche dal sindaco, è qualcosa di utopico o invece un obiettivo concreto per il quale bisogna lavorare? “Secondo me è un obiettivo sul quale dobbiamo lavorare. Però la questione è che bisogna essere in due per fare le cose. Questo è il tema. Io forse non sto facendo bene l'opposizione, ma è nel mio stile quello di essere onesto. Bisogna essere intellettualmente onesti, si possono fare battaglie su tante cose sulle quali credo che ci sia spazio per fare battaglie politiche. Ma su questo bisogna essere uniti e dire che a un certo punto per fare un matrimonio bisogna essere in due. Quindi la cessione del diritto di superficie serviva a quello: a creare la cittadella del Toro. Che andava al di là poi dello stadio. Il partenariato pubblico-privato in parte potrebbe farlo, però c'è la volontà?”

La sua domanda è per Cairo, non per il comune… “Ma il comune ha tutto l'interesse, secondo me. La domanda è: ‘Caro Cairo, c'è la volontà di farlo?’ La critica che invece voglio muovere in questo caso all'amministrazione è: l'amministrazione comunale sta spingendo perché Cairo sia costretto a dire sì o no? Oppure sta temporeggiando per favorire questa indecisione del presidente? Questa è l'unica critica che posso muovere all'amministrazione. Però non ha tutte le responsabilità su questo. Io le posso dire che la città di Torino dovrebbe spingere affinché, come c'è la Continassa, nasca la cittadella del Toro. Perché ci lavoreranno persone, perché è un'identità dei tifosi del Toro, è un riconoscersi all'interno di un'area della città. Io non sono tifoso, ma sono affascinato dalla storia del Toro. E fa parte patrimonio della storia del calcio e dello sport italiano”.

E come tale va supportata. “Va supportata e salvaguardata, aggiungo. Gli sforzi devono essere da una parte e dall'altra. Adesso magari farò un'altra interpellanza, voglio sapere perché c'è lo stallo. È un problema economico? Cairo ritiene che costi troppo? La motivazione reale. Cairo vuole vendere il Toro e quindi non gli interessa lo stadio? Prolunga un altro anno? Non lo so, ma mi pongo delle domande. Credo che se le porranno anche i tifosi del Toro. Tornando alla domanda, assolutamente sì. È fondamentale perché noi lavoriamo per i cittadini, e forse il 60-70% dei cittadini di Torino sono tifosi del Toro. E poi per la storia della città. Storia della città vuol dire Palazzo Carignano, ma vuol dire anche la storia sportiva di questa città, che lega Superga e il Filadelfia allo Stadio Grande Torino. Qua siamo al di là della stagione calcistica, qui dobbiamo salvaguardare una storia che è tanto importante quanto la storia dei palazzi che hanno fatto l'Italia”.

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