Don Carrega: "Spero che il 4 maggio dia la carica giusta per il derby"
Don Gianluca Carrega sarà il sacerdote che officerà la cerimonia di commemorazione delle vitte del 4 maggio 1949 oggi pomeriggio presso la basilica di Superga. Prenderà il posto dietro l'altare di Don Riccardo Robella, ancora alle prese con l'incedente stradale occorso nel novembre 2025. Carrega è stato ordinato prete nel 2000, oggi è insegnante di Nuovo Testamento di tutti i giovani che si accingono a diventare sacerdoti. Vive in seminario a Torino ed è grande tifoso granata. In esclusiva su Toro News si racconta.
Buongiorno don. Per lei sarà un 4 maggio decisamente diverso... "Ho già partecipato in altre circostanze, ma questa volta sarà diversa perché dovrò presiedere la cerimonia. Purtroppo Don Riccardo sarà indisposto a raggiungere l'altare, auspico però che possa essere dei nostri in chiesa e nell'arco della giornata".
Anche nella fede si vivono le emozioni forti. Sarà un 4 maggio emozionante? "Sì, sarà emozionante. Ci sono i due aspetti: quello dell'uomo tifoso e quello dell'uomo di fede. Sono aspetti che fanno parte dell'umanità e ti permettono di crescere, anche come prete".
Come nasce la sua storia da tifoso granata? "Sono quelle cose che uno si porta dietro dalla famiglia. Una passione coltivata in famiglia: dal nonno al padre, dal padre al figlio. Siamo alla terza generazione di tifosi granata. Mio padre mi portava sulle sue spalle allo stadio e da quel momento in avanti tra alti e bassi la storia d'amore con il Torino è sempre andata avanti. Anche quando ero a Roma in esilio per motivi di studio sono riuscito ad andare a vedere qualche partita allo stadio".
Il suo primo ricordo da tifoso? "Come dicevo, il mio primo ricordo del Torino è sulle spalle di mio padre. Nello specifico mi ricordo un Torino-Milan vinto in rimonta 2 a 1. Eravamo appena dopo lo Scudetto e ricordo bene che le prime cose che ho in memoria del Torino sono tutte legate al campionato 1976/1977, quello finito al secondo posto a un punto dalla Juventus".
La soddisfazione più bella? "La soddisfazione di vincere la Coppa Italia. Purtroppo le gioie le contiamo sulla punta delle dita e proprio per questo sono ancor più preziose".
Senza scadere nella facile retorica, come si abbina il calcio con la fede? "Il calcio è la cosa più seria tra le meno serie. Il calcio tocca corde profonde e attraversa la vita di milioni di tifosi. Serve a formare la persona per quello che è. Per i tifosi del Torino è un valore aggiunto essere tifoso perché siamo stati forgiati per passaggi faticosi, Superga su tutti. Non sono mancati momenti di frustrazione, ma siamo sempre ripartiti da lì per rimetterci in piedi. Anche da un punto di vista spirituale non è affatto male come messaggio. Credo che il Toro possa insegnarci parecchio".
Cosa spera per la giornata di oggi? "Spero sia un giorno della memoria, senza troppe polemiche. Spero sia un giorno in cui si possa coltivare sempre la memoria, nonostante le difficoltà societarie che stiamo attraversando in questo momento. Vorrei che il 4 maggio fosse una giornata di tregua dalla contestazione e spero che possa servire a trasmettere la giusta carica in vista del derby dell'ultima giornata".
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