Doudou e il problema razzismo
Doudou, del caso Zoro che ci dice?
“In tutta sincerità non ho visto niente di quello che è successo. Lo so sono un calciatore atipico. Non vedo niente e non sento niente. Ero impegnato a leggere quello che avevate scritto su di me”.
Scherzi a parte, parliamo seriamente.
“L’ho chiamato prima di pranzo per esprimergli solidarietà. Zoro è un mio grande amico. Mi ha detto che ci vuole essere a tutti i costi al mio matrimonio. Sul suo gesto dico che lui non può fare niente da solo. Lui ha applicato il regolamento che dice che con dei buh razzisti la partita andrebbe sospesa. Così invece non è accaduto. Forse perché di mezzo c’era una grande squadra come l’Inter. O forse più che una grande squadra, un’azienda”.
E per quanto riguarda il razzismo, più in generale?
“Si sta facendo del falso moralismo. La guerra contro il razzismo va combattuta a scuola e in famiglia. Con queste generazioni c’è poco da fare. E’ una guerra persa prima di cominciarla. Poi se una banana nasce storta rimane storta sempre. I razzisti esistono ovunque. Ci sono fin dai tempi in cui Cristoforo Colombo sbarcò in America. A Zoro ho detto semplicemente di non perdere il suo tempo. Gli ho detto che te ne frega. Cosa ti aspetti da gente che si è fatta 1000 chilometri non per divertirsi ma per fare dei buh razzisti. E poi, gli ho ancora detto, non li conosci neanche. Tu stai molto meglio di loro. Vivi molto meglio. Un conto invece è se fosse capitato in campo, fatto da un collega. Gli ho detto anche di comprar loro dei fischietti, così fanno prima”.
La Lega ha deciso di far iniziare le gare del prossimo turno con 5’ di ritardo, per dare un segnale.
“Servono solo a far ritardare l’aereo a fine partita di cinque minuti, per la squadra che deve tornarsene a casa. Ripeto. La soluzione vera va trovata tra le mura domestiche e scuola. Non come è successo a me, qualche anno fa, in Sicilia. Ero al supermercato. E una signora al suo bambino gli ha detto: “ecco, hai visto che è arrivato l’uomo nero”. Il bambino si è messo a piangere. Io mi sono girato dicendole: “brava, bell’educazione che sta dando a questo bambino”. Potete immaginare quel bambino con quali idee in testa crescerà”
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