Fantoni a TN: "Vi racconto Comuzzo. La scelta giusta, ma ad una condizione..."
Chi è Pietro Comuzzo? È un giocatore più che valido. Il fatto è che va recuperato..." Per conoscere meglio un classe 2005 che a soli ventuno anni ha già fatto una bella esperienza in Serie A, positiva nelle prime battute, negativa nel calo generale della Fiorentina dell'ultima stagione, ci siamo affidati a chi ha avuto modo di seguirlo sin dai primissimi anni della sua carriera. Ce lo racconta Stefano Fantoni, giornalista di Viola News, che ci ha aiutato a tracciare un ritratto di Pietro Comuzzo.
Buongiorno Stefano, ci parli di Comuzzo. Ha avuto modo di osservarlo dai primissimi tempi? “Sì, lui arrivò con il gemello Francesco, che è tornato tra l'altro poi in Friuli. Fin da subito sono sempre stati entrambi molto tranquilli, molto seri, già dentro fin da subito al mondo Fiorentina, senza strafare, senza eccessi ad esempio sui social. Poi uno è tornato a casa, l'altro è rimasto. Comuzzo anche ora di fatto sui social è uno molto schivo, che non pubblica mai niente e questo secondo me lo si vede anche in campo. E da qui il soprannome “Il Soldato”. A volte magari gli può mancare, come era anche da ragazzino, un po' di cattiveria, se vogliamo, Se faccio il paragone con Milenković, per esempio, quando arrivò a Firenze a 18-19 anni era completamente diverso, proprio come approccio agli avversari: uno prende a testate Higuain, mentre Comuzzo è un po' più posato in questo. Però è un ragazzo molto tranquillo. Poi è arrivato in prima squadra e onestamente non solo per me ma anche un po' per chi segue le giovanili è stato inaspettato perché non pensavamo che all'interno del contesto Fiorentina fosse così quotato”.
A soli diciotto anni, Italiano ha scelto di aggregarlo in prima squadra e farlo esordire in Serie A: è stata una sorpresa? “Sembrava quasi più figlia un po' del mercato e delle circostanze. Poi in realtà Italiano ci ha lavorato tanto e l'ha fatto esordire. Non è che lo facesse giocare tanto, a differenza penso di Kayode, che praticamente andarono in prima squadra con un anno di differenza di età però si affacciarono nello stesso periodo. Kayode faceva il titolare, Comuzzo invece aveva molto meno spazio. Però ecco sì, Italiano ci vide lungo. Poi è stato effettivamente Palladino a lanciarlo con un minutaggio superiore, non a caso poi si è arrivati anche ai discorsi di mercato, il Napoli con i 40 milioni rifiutati e quant'altro. Italiano ha avuto il merito o comunque la necessità che poi è diventata un merito di tenerselo in rosa, di crescerlo nel quotidiano e poi a piccole dosi fargli assaggiare poi il campo con i grandi. Ha avuto un'esplosione totale con Italiano e poi anche con Palladino, però non avremmo scommesso su di lui di quell'annata lì, forse ci poteva essere qualcuno un po' più pronto da buttare nella mischia, però con i fatti hanno avuto ragione loro perché loro son sempre stati titolari nelle giovanili e il salto in prima squadra è stato poi repentino ma giustificato a posteriori”.
Comuzzo giocatore: dall'esordio al "buco nero"
Ci ha raccontato di Comuzzo a livello caratteriale. In campo, invece, che giocatore era? “Ha sempre giocato prevalentemente centrale di destra a quattro. Con Aquilani, poi, che giocava un po' più con la difesa a tre, fece un po' il braccetto di destra e un po' anche il centrale dei tre. Anche quando faceva la spola proprio in quell’anno di Italiano tra gli allenamenti in prima squadra e le partite in Primavera faceva il difensore centrale nella linea. È sempre spiccato per marcatura sull'uomo: è molto forte in questo e poi lo si è rivisto anche con i “grandi”. Anche in Primavera non è mai stato il difensore che guida la difesa, aveva bisogno di un altro accanto che avesse questo compito. E anche in prima squadra si è visto, perché quando a volte è stato messo con un difensore un po' più di impostazione o che comunque avesse anche un compito diverso da lui ha fatto bene. Quando invece ha dovuto giocare, per esempio, con Ranieri, ha faticato perché in linea mancava un vero leader. Comuzzo ha bisogno di questo: ha bisogno di uno che pensi a guidare la linea, ad impostare, a fare il resto… E poi lui marca, sta sull'uomo, pensa al proprio compito e non a quello del reparto intero. Questa può essere magari una sua mancanza, però sulla marcatura è forte, sulle letture è bravo. È un centrale che è stato adattato braccetto. Qualcuno ha provato a schierarlo anche terzino destro, ma non è un terzino destro, non lo può fare. È un giocatore più che valido. Il fatto è che va recuperato, questo mi sembra abbastanza chiaro: l'anno scorso si è infilato in un buco nero da cui non è uscito”.
Questo “buco nero” è stato dettato dal calo generale della Fiorentina o è stato lui che anche mentalmente non è riuscito a recuperare dai primi risultati negativi? “Secondo me è stato un calo collettivo, lui c'è finito dentro e, non dico che non abbia avuto un occhio di riguardo dall'interno, ma di sicuro non l’ha avuto dall'esterno, perché anzi è stato anche tra i più criticati. Buona parte dei tifosi, come lo avevano subito preso in simpatia, hanno fatto in tempo anche a scaricarlo. Infatti sui social ora ci sono, certo, quelli che dicono che è stato un errore e che la Fiorentina se ne pentirà, ma anche quelli che sperano di incassare. Insomma, situazioni che per un giocatore cresciuto in casa che comunque a 18-19 anni fa un campionato da titolare sono anche in aspettate. Questo in realtà c'è stato. Secondo me, quindi, ha sofferto sia dall'interno che dall'esterno. Per quello dico che cambiare aria gli può fare bene, completamente distante da tutto l'ambiente Fiorentina. Certo, a livello ambientale forse non è un paradiso neanche il Torino in questo momento, però ha un allenatore che dal mio punto di vista potrebbe recuperarlo o comunque potrebbe fargli bene, perché Abate è uno che con i giovani ci sa fare e potrebbe benissimo riportarlo ad essere quello di due anni fa. Comuzzo l'anno scorso ha sofferto queste due cose, una questione che poi è stata anche tecnica di riflesso: se ti manca tranquillità, poi ti manca anche il resto”.
L'arrivo al Torino: come può legare con Abate?
Abate ha richiesto una linea e un baricentro molto alti, una pressione aggressiva e un giro palla importante. Le caratteristiche di Comuzzo si legano alle richieste di Abate? Sia da un punto di vista di ruolo, sia da un punto di vista tattico. “Con la giusta interpretazione della difesa, sì. Comuzzo non è un giocatore da impostazione, perché non ha il piede per impostare. È un giocatore da aggressione. Nella linea a tre può fare anche il braccetto destro, però deve essere in un contesto tattico molto organizzato. E lui deve essere uno degli elementi e non l'elemento su cui si poggiano la difesa e la fase difensiva, perché se lui è l'elemento su cui si poggia la fase difensiva, magari, completamente responsabilizzato, fa un salto di qualità importante, oppure naufraga definitivamente. Fossi in Abate e fossi nel Torino, lo schiererei certamente titolare, perché ha tutto per essere titolare in Serie A, però con accanto un giocatore di esperienza, uno che non gli faccia perdere la bussola. Però se Abate ha chiesto Comuzzo è perché ha bisogno di quel tipo di difensore. E vedendo anche il Torino come sta cambiando nel reparto, e aveva l'anno scorso, sembra un bel salto di qualità, fermo restando che comunque il Comuzzo attuale non sappiamo se è quello dell'anno scorso o quello di due anni fa”
Petrachi aveva dichiarato di voler due difensori in grado di impostare. Comuzzo invece va in una direzione diversa... “Non è un giocatore che spicca in quello. Per quello dico che deve avere accanto uno di personalità e anche uno che abbia il piede migliore del suo. Petrachi ha preso Comuzzo e può comunque diventare un colpo importante. Se fa una stagione dove si riprende, a 20 milioni il Torino lo riscatta e magari poi lo vende un domani come Buongiorno… Petrachi potrebbe, e il Torino di conseguenza, fare una delle operazioni migliori degli ultimi anni. Se non gli si chiede qualcosa che non è, può diventare un'ottima operazione. Se gli si chiede quello che, invece, non può dare, Comuzzo diventa non un buco nell'acqua, ma un'operazione di cui il Torino se ne fa poco e a fine anno lo rispedisce alla Fiorentina”.
Il Torino di Abate può essere la piazza giusta per far ritornare il Comuzzo di due anni fa e non rivedere quello dell'anno scorso? “Già il fatto che l'abbia preso a metà estate e non alla fine mi dà l'idea che comunque il Torino su di lui abbia delle intenzioni mediamente serie e concrete. Può essere la piazza giusta. Da un punto di vista ambientale lascia una piazza che ha fame e va in una piazza arrabbiata, questo mi pare abbastanza chiaro. Questo per un giovane di ventuno anni può diventare un'arma a doppio taglio. Però se guardo solo il contesto tecnico e guardo chi ha in mano il Torino, anche se al primo anno in Serie A, vedo un Abate che con i giovani a Castellammare e a Terni, oltre al settore giovanile, ha dimostrato di saperci fare. Può diventare il giusto connubio per entrambi: il Torino per avere un difensore ora che, se dovesse fare una stagione “buongiornesca”, sarebbe il top. Però comunque un livello di quel tipo lì Comuzzo potenzialmente lo può raggiungere. Lui è ad un bivio, perché è fuori dal nido calcistico per la prima volta, per cui ora o, non mai più, ma quasi. Questa è un'occasione che non deve sbagliare. Io credo ci siano i presupposti per fare bene per l'uno e per l'altro. Deve essere però messo nelle condizioni di brillare, caricandolo con il giusto peso di responsabilità senza chiedergli quello che non è. Se ci si immagina che Comuzzo possa risolvere tutti i problemi della difesa del Toro, che imposti, che vada a prendere l'uomo a centrocampo e quant'altro… diventa un creare false aspettative. Se gioca sull'uomo, se ha accanto difensori che guidano la difesa e lo sgravano da altri compiti, lui diventa un bell'innesto. Tutto, però, se lui è in bolla da un punto di vista mentale. Questa è la base per lui, ma per tutti alla fine”.
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