Federico Casotti:''Toro, quanto pesa quel -1''
Per discutere della situazione del Toro e per farci dare qualche suggerimento sul mercato estero abbiamo contattato Federico Casotti, inconfondibile voce di Sportitalia, ottimo telecronista e grande esperto di calcio francese.
Ciao Federico, domenica all’Olimpico si incontreranno Toro e Chievo: che partita ti aspetti?
E’ una partita fondamentale per il Toro, che deve stare molto attento alla sua posizione in classifica. Quel punto di penalizzazione, sebbene sia sulla carta facile da recuperare, in realtà pesa, specialmente se come i granata devi giocare un campionato con il coltello in mezzo ai denti. In un torneo equilibrato come questo quanto farebbe comodo adesso avere un punto in più? In ogni caso il Torino è chiamato a vincere, e non ha a disposizione altri risultati per invertire il trend negativo: è vero che il calendario è stato difficile e che contro Juve e Milan era improbabile aspettarsi dei punti, però a mio avviso con il Genoa si poteva portare a casa il bottino pieno, specialmente per come si era messa la partita, anche perché una vittoria avrebbe consentito di staccare ulteriormente i rossoblu.
Il Chievo invece sembra essere in gran forma, vero?
E’ una squadra reduce da tre vittorie consecutive e che sembra aver trovato il giusto ritmo. Come negli anni scorsi il Chievo vive di fiammate e alterna periodo negativi e positivi. Il Toro lo incontra nel momento sbagliato, perché i veronesi, superata la crisi, ora vanno fortissimo: hanno battuto due dirette concorrenti per la salvezza come Genoa e Cagliari e anche il successo sulla Roma può aver fatto fare il salto di qualità psicologico alla squadra, quello che manca al Toro, ancora senza vittorie contro le grandi.
Per quanto riguarda il mercato granata, dove interverresti?
Prima di tutto bisogna capire chi resterà, e penso che Ogbonna e Bianchi rimarranno in granata; poi bisognerà monitorare il mercato con grande attenzione, soprattutto per quanto riguarda gli esterni, fondamentali per il gioco di Ventura. Numericamente sulle fasce il Toro è coperto ma non sarebbe male se arrivasse qualche elemento di qualità, magari dall’estero, un mercato battuto poco da Cairo e Petrachi ma che al giorno d’oggi non può essere trascurato: limitarsi all’Italia è riduttivo.
A proposito di calcio estero: da esperto di Ligue 1 puoi farci qualche nome interessante? Qualche consiglio per gli acquisti da segnare sul taccuino?
In Ligue 1 si possono trovare buoni giocatori a prezzi contenuti, con un approccio e una mentalità già pronti per la serie A italiana, specie per quella di adesso, dove il livello si è abbassato e non è più così difficile inserirsi. Alessandrini del Rennes era un obiettivo granata in estate: è un giocatore alla Quagliarella, dotato di un gran tiro e capace di colpi geniali che può giocare come esterno, come trequartista e come attaccante; come biglietto da visita basta vedere il suo goal al Parco dei Principi contro il PSG. Ci sono poi altri giocatori interessanti, meno conosciuti e di conseguenza più abbordabili, soprattutto in casa Nizza, dove militano due giovani e talentuose mezze punte come Bauteach e Eysseric, molto tecnici, brevilinei e rapidi nel saltare l’uomo. Altri giocatori che mi piacciono molto sono l’esterno sinistro del Tolosa Tabanou, cercato anche dalla Juventus in passato e, a prezzi più accessibili, Corgnet del Lorient, un ragazzo accostato in precedenza al Torino, capace di fare sia il trequartista che l’esterno, uno alla Cerci tanto per intenderci.
Ventura però non utilizza il trequartista, quindi questo tipo di giocatore non servirebbe, giusto?
In Francia le squadre giocano tutte con il 4-2-3-1 e quindi i tre che stanno dietro la punta centrale sanno muoversi bene sia al centro sia sulla fascia, risultando perciò ideali anche come esterni.
In un’ intervista apparsa qui su TN qualche settimana fa Benoit Cauet sottolineava come anche in Ligue 2 si possano fare dei buoni affari a cifre ancora più basse, concordi?
Certamente: Alessandrini viene dal Clermont Ferrand, Constant, che adesso gioca nel Milan, è stato portato in Italia dal Chievo quando giocava nel Chateauroux, Giroud, protagonista dello scudetto del Montpellier e ora punta dell’Arsenal, viene dalla seconda divisione francese, così come Charbonnier, chiamato a sostituirlo in maglia blu e arancione. In Ligue 2 si fa un eccellente lavoro a livello di settore giovanile, l’età media dei giocatori è decisamente più bassa rispetto alla nostra serie B e molte squadre possono lavorare con calma e crescere i propri giovani senza la pressione di dover salire a tutti i costi.
In Italia si ha molta diffidenza verso i giocatori africani, numerosissimi invece in Francia: si pensa che siano tatticamente poco affidabili e si preferisce puntare sui sudamericani, in particolare sugli argentini. Si tratta di pregiudizi o c’è del vero a livello di organizzazione di gioco?
Credo che ormai si tratti solo più di pregiudizi, e per dimostrarvelo vi faccio un esempio: il Rennes ha nove degli undici titolari di origine africana ed è una squadra estremamente disciplinata tatticamente, che riesce a unire istintività e ordine. Inoltre i giocatori africani, se hanno fatto la formazione in Francia come Essien e Drogba, sono già pienamente adattati ai nostri meccanismi fin da giovanissimi. Credo che sia più che altro un problema di mode: oggi come oggi il calciatore più forte del mondo è argentino e allora tutti cercano lì per scovare il nuovo Messi, magari in futuro succederà lo stesso con un giocatore proveniente dall’Africa.
Grazie Federico.
Grazie a voi
Roberto Maccario
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