Toro News Interviste Kronos è sparito dai radar? Il rapper granata si racconta in esclusiva a TN
Interviste

Kronos è sparito dai radar? Il rapper granata si racconta in esclusiva a TN

Davide Bonsignore
Dalla Maratona come tifoso alla Maratona come palcoscenico: dal sogno realizzato con "Una bandiera", passando per il 4 maggio, arrivando ai programmi per il futuro

Alla Genova rossoblù si dia il suo Bresh, alla Genova blucerchiata si dia il suo Olly, alla Torino granata si dia il suo Kronos. Da cantare in Maratona a cantare sotto la Maratona. Il passo è breve? Non quando canti una tua canzone. All’anagrafe Fabrizio Maffei, Kronos è un artista torinese dalla spiccata fede granata che, dal tifare in Maratona ogni domenica, ha realizzato il sogno di sentire la propria canzone allo stadio e di cantarla, guardando quelle stesse gradinate che gli fanno da casa due volte al mese. “Quando è partito il ritornello e ho sentito la Maratona che cantava avevo i brividi per il boato. Non sapevo se fermarmi e lasciar cantare la Maratona o continuare a cantare. È stato bellissimo”. Ora la musica di Kronos sembra sparita. Lo è davvero? Si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Toro News.

Kronos, come sta? “Bene. È un buon periodo. Sto scrivendo un po’ di roba, sto facendo un po’ di roba nuova. Farò sapere tutto”.

È sparito, che fine ha fatto? “Che fine ha fatto la musica (ride, ndr). Ho cambiato distributore e ci sta mettendo più del previsto. Tolte tutte le tracce da Spotify, YouTube… Poi il 4 maggio, sparita "Una bandiera". Tu non sai quante persone mi abbiano scritto”.

Abbiamo tutti passato un 4 maggio senza la sua "Una bandiera", vogliamo dare una rassicurazione ai fan? “"Una Bandiera" torna. Non so quando, però torna. Adesso cerco di accelerare un po’ i tempi perché non va bene stare senza musica (da poche ore la musica di Kronos è tornata disponibile, ndr)”.

Una canzone speciale. Che emozione è stata la prima volta che l'ha sentita allo stadio? “Quel Toro-Inter non lo dimenticherò mai. Io avevo sentito Stefano Venneri e lui mi aveva detto che l’avrebbe ascoltata e mi avrebbe fatto sapere. Poi per due settimane non l’ho sentito e ho pensato che non gli fosse piaciuta. Prima di Torino-Inter è partita. C’erano pure mia mamma e mia sorella con mio nipote allo stadio, ma nessuno sapeva niente. Infatti, c’è un video che è andato virale con mia mamma che piange allo stadio. È stata una sorpresa per tutti, anche per me, per i miei amici. Nessuno, me compreso, sapeva niente. Però l‘emozione più bella è stata quando l’ho cantata sotto la Maratona. Quando è partito il ritornello e ho sentito la Maratona che cantava avevo i brividi per il boato. Non sapevo se fermarmi e lasciar cantare la Maratona o continuare a cantare. È stato bellissimo. L’unica cosa brutta è che era il periodo in cui non c’erano striscioni. Ma la Maratona è sempre bella”.

È la canzone a cui è più legato? “Diciamo che è la più sentimentale, la più vera. Prima "Una bandiera" non era così, era più triste e fatalista. Non volevo che passasse il messaggio che siamo solo tristi. Quindi poco prima di registrarla l’ho cambiata tutta ed è venuta così. Ogni canzone quando la scrivo mi fa tirare fuori quello che ho dentro: è la mia vita su una base musicale. Un’altra canzone a cui sono particolarmente legato è "Super M", che è uscita nel disco. L’ho scritta per il figlio di un mio carissimo amico, che è venuto a mancare piccolissimo qualche anno fa. L’ho scritta insieme alla sua compagna, Tristana. A quella sono davvero legato”.

Adesso cosa c'è in programma per il futuro? “Sto lavorando a tre pezzi nuovi. Uno, tra l’altro, l’ho un po’ spoilerato in un reel. Il disco è uscito neanche da un anno, dopo l’estate vedrete qualcosa di nuovo. Una roba un po’ diversa, non i miei soliti lavori”.

Qualcos'altro sul Toro? No. Me l’han chiesto in tanti, ma no. Ne parlavo con il mio caro amico Francesco Trimani. Fare un’altra cosa sul Toro no perché non voglio esagerare, sovrastare l’altra. Ne ho fatta una con il cuore. Farne un’altra diventerebbe business. E non ho voglia di sfruttare il Toro per fare business”.

Se l’aspettava il successo di “Una bandiera”? “No, per niente. Io ho fatto un reel, pensando che non sarebbe andato. Poi tra tutto sono arrivato quasi a 400/500 mila ascolti, non so neanche più. Sui social anche, ha fatto i milioni”.

Parliamo di Toro, appunto. Come ha vissuto questo 4 maggio? “"A Torino piove sempre il 4 maggio", è sempre una giornata triste. Non sono stato troppo sui social. Io non vado più su (a Superga, ndr) perché non mi piace la situazione. Non trovo giusto dover andare su e sentire solo insulti. Quello che mi ha dato più fastidio è stato sentire insulti come “Dovete morire”. Puoi essere arrabbiato, quello che vuoi. Ma non si può andare ad urlare certe cose dove veramente alcuni per la maglia hanno trovato la morte. Per me è assurdo. Il contesto era tutto sbagliato. Se vuoi contestare fai un ritrovo al Filadelfia. Per me il 4 maggio è un giorno sacro. Infatti, io vado la sera prima o la sera stessa, perché non mi piace la situazione. Sono andato tante volte perché era un bel momento, un momento per festeggiare il ricordo del Grande Torino. Ora non è più così”.

Fischi e autografi un po' due facce della stessa medaglia: come si schiera? “Anche quello è sbagliato. Giochiamo tutto l’anno, ci sono i ritiri, gli allenamenti, loro escono dallo stadio in macchina… Ci sono tanti momenti per fare foto e autografi. Lì no. Lì si va per il Grande Torino, bisogna pensare solo al Grande Torino. Entrambe le cose sono sbagliate. Poi per carità, ai bambini non puoi dire di non fare le foto con i propri giocatori preferiti. Magari gli adulti dovrebbero capire che non è il momento”.

Giusta la scelta di Cairo di non salire a Superga? “Se non è salito per evitare disordini il 4 maggio, allora secondo me è una scelta sensata. Secondo me il 4 maggio, come dicevo, non dovrebbero esserci disordini. Almeno il 4 maggio”.

Adesso cosa serve? “Questa è una bella domanda. Per come gira la squadra, salvo le ultime partite, credo che se D’Aversa fosse arrivato a novembre le cose avrebbero potuto essere diverse. Io conosco qualche giocatore, si vede che ci tengono. Se perdiamo, dopo la partita non li puoi sentire. Sono neri. Al Toro servirebbe un po’ di novità. Serve andare a trovare dei giocatori che vogliano veramente venire al Toro. Purtroppo, il calcio di oggi è diventato un business. Un Marco Ferrante, un Rolando Bianchi che entravano asciutti e uscivano fradici. Servirebbe qualcuno che al Toro ci tiene tanto. Al Toro adesso servirebbero giovani che conoscono la storia del Toro”.

Dobbiamo salutarci: dove ci rivediamo? “C’è qualcosa in programma, ma tempo al tempo. Intanto facciamo tornare "Una bandiera" il prima possibile. Poi ci saranno novità”.