Toro News Interviste ''La Maratona la nostra arma in più''
Interviste

''La Maratona la nostra arma in più''

Redazione Toro News
di Igor StasiE’ stato uno dei giocatori che ha fatto parte del primo Toro di Cairo, e artefice dell’incredibile promozione con la finale play-off contro il Mantova. Ora gioca nella Cisco Roma in Lega Pro ma Diaw Doudou non si potrà mai scordare l’esperienza, come lui stesso afferma, più importante e più bella della sua carriera. Parlando con l’ex-difensore...

di Igor Stasi

E’ stato uno dei giocatori che ha fatto parte del primo Toro di Cairo, e artefice dell’incredibile promozione con la finale play-off contro il Mantova. Ora gioca nella Cisco Roma in Lega Pro ma Diaw Doudou non si potrà mai scordare l’esperienza, come lui stesso afferma, più importante e più bella della sua carriera.

Parlando con l’ex-difensore granata si riesce perfettamente a capire che quel Toro, fatto in pochi giorni e nella piena emergenza aveva qualcosa di speciale perché era composto da giocatori con una fame ed una unione di intenti veramente fuori dal comune.

Lei ha giocato nel primo Toro di Cairo in Serie B, e analizzando la situazione dei granata oggi si possono notare anche alcune analogie con quella stagione. Come si ricorda quell’anno?
Già dall’inizio di quella stagione si capiva che l’obbiettivo del Torino era la risalita in Serie A, perché una società come quella non può avere certo obbiettivi meno ambiziosi, quindi sapevamo di dover puntare ai play-off o alla promozione diretta. A noi ci è andata bene, perché nonostante la finale di andata con il Mantova fosse terminata 4-2, ce l’abbiamo fatta anche perché avevamo un gruppo molto compatto e molto coeso, e quando si decideva di vincere una partita non ce n’era per nessuno.

Qual è stato il vostro segreto? Solo determinazione ed unità di intenti o c’era anche dell’altro? Insomma che caratteristiche deve avere una squadra per vincere i play-off o comunque per essere promossa da un campionato difficile come la B?
Prima di tutto avevamo un grande preparatore atletico, nella mia piccola carriera il Prof Artico è stato il migliore che ho incontrato, quindi, sapendo che il campionato di Serie B è molto difficile, lungo e logorante, quando abbiamo capito che non riuscivamo più ad agganciare i primi due posti allora ci siamo preparati per i play-off anche perché quando arrivi a giugno sei veramente stanco e quindi le forze vengono a mancare, e noi ci siamo preparati bene. Parlando poi del gruppo di quell’anno, eravamo uniti, amici, anche i giorni prima della finale mi ricordo la guerra con i cuscini in albergo con Nicola. Eravamo spensierati non sentivamo lo stress o il peso della partita, sapevamo di essere forti di essere tutti compatti verso il nostro obbiettivo, e quindi anche in quel caso nonostante avessimo una partita importante il giorno dopo riuscivamo a divertirci fino a mezzanotte della sera prima.

Da osservatore esterno secondo lei il Toro quest’anno ce la può ancora fare a raggiungere la Serie A?
Da quel che ho sentito dire, tutti sottolineano che il Torino ha un grande allenatore, ma ripeto quel che ho detto prima, il Toro come piazza, come storia e come pubblico ce la deve assolutamente fare. Poi non posso entrare nel merito del gruppo di quest’anno perché non lo conosco e non lo vivo, ma sulla carta è ancora secondo me la migliore squadra della B. Per noi, l’anno della promozione, il fattore più importante era la Maratona, che è quella che sa darti la spinta giusta per prendere il volo. Quindi i tifosi si devono ricompattare per portare questa squadra al campionato che gli compete.

Quest’inverno il Presidente Cairo ha dichiarato di essere intenzionato a mettersi da parte e di vendere la Società a chi può essere seriamente interessato. Essendo stato uno dei giocatori della prima squadra di Urbano Cairo cosa ne pensa di questa decisione?
Secondo me – per quanto possano valere i miei consigli naturalmente – l’errore che ha fatto il presidente dopo la promozione in A è stato quello di non confermare quella squadra e quel gruppo. Quelli che erano rimasti per la stagione successiva erano lì solo perché lo diceva il contratto e non per il merito, quindi ci siamo ritrovati in pochi a poter giocare in Serie A. Guardate il Bari di quest’anno ha fatto bene nella massima serie grazie all’ossatura del gruppo che ha raggiunto la promozione la scorsa stagione. Cairo quell’anno essendo nuovo nel calcio, ha ascoltato i consigli di chi gli stava intorno e ha preso dei nomi che non sempre sono stati i giocatori che veramente potevano servire alla squadra, spendendo e sprecando molti soldi. Ora ha capito di aver sbagliato, ha capito che i giocatori non vanno valutati dal nome ma dalla loro qualità, ha speso tanto e con tutti quei soldi il Toro poteva puntare a obbiettivi ambiziosi, anche all’Europa

Molti suoi colleghi dicono che giocare a Torino sia difficile e stressante perché è una piazza che mette forti pressioni. Lei che la maglia del Toro l’ha indossata che sensazioni ha provato?
Io ho vestito la maglia del Torino, guadagnandomi la promozione in Serie A e ho giocato con questi colori nell’anno del Centenario della Società, per me questa è stata la più grande soddisfazione calcistica che ho avuto nella mia carriera da quando gioco in Italia. Io in più ho vissuto da Toro, ho voluto conoscerne la sua storia, la sua cultura, ricordo quando i tifosi mi hanno invitato in Maratona per una partita contro il Modena in cui io non giocavo per squalifica. La maglia granata mi ha dato tanto e io ho dato tutto me stesso. E’ molto più facile giocare a Torino che giocare ad Avellino, perché quando io giocavo nel Toro mi sentivo molto più forte di quando giocavo da altre parti, non avevo paura di nulla non guardavo nessuno in faccia sapevo di dovere dare tutto quello che avevo perché sapevo di essere in una squadra importante. L’ambiente se fai bene ti porta alle stelle, se invece fai male devi saper prenderti le tue responsabilità e saper reagire. Poi vivere a Torino è bellissimo perché è una città molto tranquilla dove nessuno ti infastidisce e riesci a vivere bene.