''La squadra è figlia di nessuno''
di Paolo Morelli
Come commentare la partita di ieri sera? Molto difficile, ma ci proviamo lo stesso, e vogliamo farlo con l'aiuto di Patrizio Sala. «Ci si aspettava qualcosa di più - spiega il campione d'Italia '76 - ma senza continuità è difficile trovare qualcosa di importante all'interno del contesto organizzativo. Ma sono solo parole, aspettative. Quest'anno però, le aspettative si sono dimostrate non consone ai singoli giocatori del Toro».
Pareva che i granata avessero addosso tanta rassegnazione ieri sera. Secondo te, perché?
«Non è solo rassegnazione, anche se si può dire che sia stato così. E' un modo di interpretare la gara. Io credo che questo modo lo dia l'allenatore, che imprime il pensiero di essere squadra. Questo non può farlo in poche settimane, il primo allenatore di quest'anno avrebbe potuto fare qualcosa in più».
Un problema di mentalità?
«Ci sono stati anche problemi fisici, quest'anno la squadra non è mai stata benissimo. Anche a sprazzi, si deve dare la parvenza di essere una squadra. Nel sapere cosa fare, come andare a pressare. Questa squadra invece non è figlia di nessuno».
C'è da preoccuparsi per la gara casalinga con il Siena?
«C'è da preoccuparsi per tutte e sei le ultime partite. Non puoi pensare che i ragazzi diventino squadra in poco tempo, ci vogliono almeno tre mesi. Poi però ci vuole dell'altro».
Ma in cosa deve sperare il Toro per salvarsi?
«Il Toro deve sperare di vincere delle partite come ha vinto col Catania, con quell'atteggiamento. Qualcosa dovrebbe girare per il verso giusto, anche se dovrebbe aggiungere delle cose in più. Le paure nascono dall'insicurezza, dal non sapere cosa fare in una determinata situazione. Che cosa fare deve essere indicato da "chi guida la macchina". Se guidi sempre la stessa macchina, poi la conosci meglio e puoi dare più sicurezza».
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