Toro News Interviste Malu Mpasinkatu a TN: "Africa in crescita, l'Europa sia meno timida. E il Torino..."

Malu Mpasinkatu a TN: "Africa in crescita, l'Europa sia meno timida. E il Torino..."

Piero Coletta
Il Mondiale, l'esplosione del calcio africano e la Serie A con vista Torino e Ignazio Abate. A tutto Malu Mpasinkatu, opinionista di Sportitalia e procuratore

Quarantotto nazionali, un formato inedito, tanti giocatori che si sono messi in mostra, la freddezza di Haaland...Insomma, il Mondiale del 2026 ha riservato tante sorprese, ma anche delusioni come la Germania o il Portogallo. C'è però un movimento che ha trovato un nuovo lustro in questa edizione iridato: quello africano. Mai come in questo Mondiale le selezioni della CAF si sono messe in mostra: 9 squadre alla fase ad eliminazione diretta, un Egitto battagliero e mai domo e un Marocco che si candida seriamente come guida del continente in ottica Mondiale 2030 Portogallo, Spagna e proprio Marocco. Noi della redazione di Toro News abbiamo fatto una chiacchierata assieme a Malù Mpasinkatu, opinionista di Sportitalia, procuratore e profondo conoscitore del calcio africano. Non solo "mondo", ma anche un viaggio nel calcio italiano a tinte granate, quelle del Torino.

Diamo un giudizio sul Mondiale. Si è divertito? Come valuta il livello tecnico complessivo e questo nuovo formato a 48 squadre? "In linea generale, diciamo che le 48 squadre danno la possibilità di coinvolgere realtà che magari pensavamo di non poter mai vedere a un Mondiale. Questo formato premia anche realtà adesso più piccole, ma che hanno fatto dei lavori importanti all'interno delle loro federazioni per farsi trovare pronte a questo evento. Mi riferisco, per esempio, a Capo Verde o allo stesso Curaçao: sono realtà che hanno dimostrato di poterci stare assolutamente. Questo è positivo. Nel mio specifico, occupandomi di calcio africano, sono contento che su 10 squadre, 9 siano passate ai sedicesimi. Peccato che poi ai sedicesimi siano passate solo due squadre agli ottavi, ovvero l'Egitto e poi il Marocco fino ai quarti con la Francia. Nel complesso è una formula che mi piace, è giusto dare spazio ad altri paesi che hanno meritato la qualificazione sul campo".

Ha citato il calcio africano, che ha vissuto una vera e propria esplosione. Quale squadra l'ha stupita maggiormente? "Quello che ha fatto Capo Verde è sotto gli occhi di tutti, e mi fa piacere. Quando Capo Verde si è qualificato per i Mondiali, sentivo battute come "Una squadra di bagnini presente al Mondiale". Ecco, io quella battuta la prendo come esempio. No, Capo Verde non è una squadra di bagnini, ma una squadra organizzata che, per arrivare al Mondiale, ha lasciato a casa il Camerun. Lasciare a casa il Camerun in Africa equivale, fatte le dovute proporzioni, a lasciare l'Italia in Europa. Capo Verde ha lasciato a casa il Camerun ed è andato al Mondiale a fare un figurone. Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato che l'Argentina di Messi e compagni, per superare questa squadra alle Olimpiadi, avrebbe dovuto sudare sette camicie. Questo fa capire il livellamento del calcio in generale, ma del calcio africano verso l'alto".

Questa crescita delle squadre africane da dove nasce? "Nasce dal fatto che il regolamento della FIFA ha permesso a tanti ragazzi di origine di quei Paesi, nonostante siano nati o cresciuti altrove, di poter giocare per i Paesi d'origine dei loro genitori. Questo ha fatto sì che tanti ragazzi, che potenzialmente potrebbero giocare anche per le Nazionali del Paese di nascita, accettassero di giocare per il Paese d'origine. Ciò crea un innalzamento del livello di forza e di qualità. Questa è la grande differenza. Inoltre, c'è tanto patriottismo negli ultimi anni: molti ragazzi si sentono legati alle origini dei propri genitori. Il richiamo del sangue, come dico io, è fortissimo, e questo ha accresciuto il livello delle squadre africane".

Pensa che si andrà verso una lotta stabile tra UEFA, CAF e CONMEBOL per la vittoria dei prossimi Mondiali? Non si vedrà più solo il classico dualismo Europa-Sudamerica, ma anche l'Africa è pronta a dire la sua? "Sicuramente. Il Marocco ha fatto un ottimo percorso, sulla falsariga di quanto compiuto nel 2022. L'uscita contro la Francia non cambia la sostanza, perché esce comunque a testa alta. È, tra virgolette, un avvertimento che l'Africa fa a tutto il mondo, soprattutto al "Vecchio Continente": il gap si è assottigliato. Il prossimo Mondiale si giocherà, tra le altre, anche in Africa, perché è in Spagna, Portogallo e Marocco. Di conseguenza, nel 2030 penso che tutte le africane faranno l'impossibile affinché quella Coppa rimanga in Africa. Sì, questo quadriennio, dopo questo Mondiale, sarà un quadriennio dove l'Africa cercherà di esplodere ancora di più".

La Serie A attuale e il "modello Como"

Passando dal Mondiale alla Serie A, cosa pensa del livello attuale del nostro campionato? "Il livello attuale, purtroppo, oggi ci dice che non siamo più un campionato di primissima fascia; lo dicono i numeri e lo dicono tante situazioni. Però il campionato italiano, per noi, ha sempre il suo fascino. Sicuramente c'è da ridurre il gap che, soprattutto sotto l'aspetto economico, rende quasi irraggiungibile quello inglese, dove il discorso economico la fa da padrone. Però, con le proprie armi, l'Italia deve sempre essere lì, pronta a dimostrare di essere un campionato storico che affascina sempre (anche se oggi forse un po' meno, purtroppo). Mi aspetto un torneo incerto fino all'ultimo perché le big si stanno rinforzando. Vorrei anche vedere, come è successo quest'anno con il Como, altre sorprese il prossimo anno: altre squadre capaci di buttarsi in mezzo alle big e fare da guastafeste a calcoli e pronostici scontati. Ci deve sempre essere una squadra che scombini i piani, perché significa che si lavora bene".

Il Torino: Abate, il rapporto Cairo-Tifosi e il "Sogno City"

Cosa pensa del Torino e, soprattutto, del rapporto attuale tra il presidente Cairo e la tifoseria? "Innanzitutto faccio i complimenti e un grande in bocca al lupo a Ignazio Abate, perché si è meritato questa opportunità dopo l'ottima stagione con la Juve Stabia. Ha già giocato al Torino, dunque conosce la piazza; sa che è una piazza esigente, che purtroppo vive questo "non-feeling" con il proprio presidente. L'allenatore dovrà essere bravo a gestire questa situazione ambientale nel modo migliore. Il rapporto tra Cairo e i tifosi è un rapporto degenerato già da anni, purtroppo dico io, perché sono sempre dell'idea che le cose debbano andare all'unisono e non è così. Diciamo che il tifoso granata, in cuor suo, spera che arrivi un compratore importante. Faccio l'esempio di una proprietà sul modello del Como: una proprietà che a livello economico dia tranquillità e che metta sul piatto un progetto in grado di ridurre il gap con la Juventus.

Il sogno dei tifosi del Torino è veder realizzarsi un modello "City-United". Ricordate il Manchester City? Fu acquistato dallo Sceicco Mansour quando aveva inizialmente la disponibilità di comprare lo United. Però, quando scoprì che la città aveva in realtà più tifosi del City che dello United (i tifosi dei Red Devils ci sono, ma sono molto più sparsi in tutta l'Inghilterra e nel mondo), decise di puntare sulla tifoseria e sulla squadra teoricamente più "povera". E oggi l'ha resa quella che è. Non voglio dire che il brand del City sia uguale a quello dello United, perché la storia non si cancella in due minuti né la si avvicina in poco tempo, però oggi quando parli di Manchester non pensi solo allo United, pensi al City. Cosa che magari quindici anni fa, prima del 2009, era impensabile. Il sogno dei tifosi del Torino è proprio una cosa del genere: qualcuno che arrivi, investa e crei un progetto che faccia tornare il Torino ai fasti di un tempo".

Ripartire da Ignazio Abate è la scelta giusta? Non è la prima volta che il Toro riparte da un profilo della B, era successo anche con Paolo Vanoli due anni fa... "Sì, io mi fido molto del collega e direttore sportivo Gianluca Petrachi, che ha sempre fatto bene e sa fare il suo lavoro. Se ha optato per questo allenatore e lo ha proposto al presidente Cairo è perché sa che contano anche la freschezza, la fame e la voglia di trasmettere idee nuove a un gruppo di lavoro. Secondo me è una cosa positiva. Bisogna puntare sui giovani in campo, ma anche sui giovani allenatori fuori dal campo. E ripartire dalla conferma di Duvan Zapata (che non era così sicura) è un segnale importante. Ripartire da un Duvan che sta bene e che può essere determinante fin dalla prima giornata è un fattore positivo per il Toro".

Calciomercato Granata: sogni mondiali e realtà economiche

Cosa serve al Torino sul mercato? Tra i tanti giocatori che si sono messi in mostra al Mondiale — penso ad esempio a Mbekezeli Mbokazi, il difensore centrale ventenne del Sudafrica che gioca nei Chicago Fire — c'è qualche profilo africano che consiglierebbe a Petrachi? "Io penso sempre che sul mercato bisogni soddisfare quelli che sono i desiderata del mister, in base al modo di giocare di Abate. Di giocatori che si sono messi in luce ce ne sono tanti. Alcuni hanno già prezzi che, purtroppo, non sono da Torino perché parliamo di cifre esorbitanti. Il difensore dei Chicago Fire e del Sudafrica, Mbokazi, lui sì che potrebbe essere un'occasione. Bisogna crederci. Spesso in Italia non è facile puntare su un extracomunitario africano che arriva direttamente dall'Africa o dall'estero, senza che magari abbia già transitato in un campionato europeo. Su questo l'Italia deve essere meno timida, perché all'estero lo fanno e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sicuramente Gianluca Petrachi e il suo gruppo di scouting li avranno visti. Un altro giocatore che potrebbe essere da Toro è Irankunda, giocatore australiano di proprietà del Watford. Però penso che il Watford, dopo il Mondiale che ha fatto, chiederà non meno di 20-25 milioni. Numeri che non so se il Toro si spingerà a mettere sul piatto".

Le faccio un altro nome che ha stupito tanto: il diciannovenne centrocampista della Costa d'Avorio Inao Oulaï... "Ah, se si parla di Oulaï... io quel nome non lo faccio perché il Trabzonspor vuole offerte dai 35 milioni in su. Come faccio a parlarne in ottica Toro? (Ride, ndr) Certo, stiamo chiacchierando, sono giovani e sono bravi. Però io faccio i nomi compatibili per la squadra. In quel caso lì, c'era da fare una bella cosa a gennaio: andare dal Trabzonspor prima del Mondiale con 15 milioni più bonus, e magari ci sarebbero cascati. Poi loro sono svegli e sapevano che c'era il Mondiale di mezzo. Con una visibilità così, se il ragazzo fa bene, il prezzo cambia. Sappiamo che il Mondiale inevitabilmente fa lievitare il prezzo. E quando hai a che fare con un mercato inglese che la fa da padrone — dove una squadra neopromossa come il Coventry può spendere 40 milioni per un giocatore — di cosa parliamo? Per l'Italia è una sfida impari. È per quello che lo scouting deve fare la differenza: devi arrivarci prima. Se non hai la forza economica, devi fare il fai-da-te con lo scouting, arrivando prima e scommettendoci. Quando arrivi prima, il ragazzo magari non è ancora quello che poi diventerà, ma è proprio questo il nostro mestiere: la bravura di individuare il giocatore prima. Sotto questo punto di vista Gianluca Petrachi, nella sua storia al Torino, di plusvalenze importanti ne ha sempre fatte e continuerà a farne. Sicuramente avranno individuato i profili adatti per il gioco e la metodologia di Abate".