Toro News Interviste Mario Giordano: 'Il Fila è più di uno stadio'
Interviste

Mario Giordano: 'Il Fila è più di uno stadio'

Roberto Maccario
Affermato giornalista, scrittore e direttore di TG com 24, Mario Giordano è anche, da sempre, un grande cuore granata. Il Toro per lui è una passione di famiglia e con noi ne ha parlato facendo anche il punto della situazione sulla squadra e sulla società.

Affermato giornalista, scrittore e direttore di TG com 24, Mario Giordano è anche, da sempre, un grande cuore granata. Il Toro per lui è una passione di famiglia e con noi ne ha parlato facendo anche il punto della situazione sulla squadra e sulla società.

Buongiorno Direttore, partiamo dall’ultima partita, una vittoria contro il Chievo che costituisce una vera e propria boccata d’ossigeno per il Toro, giusto ?

E’ stata una vittoria sicuramente non spettacolare ed esaltante ma una prova di solidità che ci voleva. La squadra ha mostrato determinazione e capacità di reagire nel momento più difficile della stagione, dimostrando di essere diversa dal recente passato. Anche Ventura è stato bravo, mettendo in campo tutta la sua serietà e la sua professionalità, in questo momento complicato il rischio di sbandare era alto e lui è riuscito a tenere alta la concentrazione, mi sbilancio e dico che può essere una svolta nella stagione granata, un risultato in grado di dare fiducia.

In generale se dovesse fare un bilancio su questa prima parte di campionato cosa direbbe? E’ soddisfatto?

E’ tutto relativo: per chi come me è cresciuto con un altro Torino, quello del 1976 che ha conquistato uno scudetto, un secondo e un terzo posto essere contento di una vittoria casalinga sul Chievo che ci fa prendere una boccata d’ossigeno e che ci avvicina ad una salvezza tranquilla è riduttivo. Dipende dai punti di vista, noi del Torino siamo abituati a ragionare in grande e quindi non siamo mai contenti, è questa la nostra maggiore difficoltà: conciliare immagine e realtà, testa e cuore. Se si guarda al presente dunque è giusto quello che ha affermato Cairo nel dopopartita, cioè che abbiamo 20 punti sul campo e che la salvezza è a portata di mano, quindi c’è da essere soddisfatti.

Un vecchio proverbio dice che lo stolto non guarda la luna ma solo il dito che la indica, noi invece vogliamo essere lungimiranti e guardare al di là del nostro naso e quindi le chiedo: dove possono arrivare questa società e questa dirigenza? Quali sono le reali prospettive per il futuro?

Se una società è solida e sa muoversi bene sul mercato anche con pochi mezzi può arrivare dappertutto. Tutto sommato, e lo dico sapendo di prendermi gli insulti di molti dei vostri lettori, avere Cairo è una fortuna: è bello credere alle favole ma con i tempi che corrono è utopistico sperare nell’arrivo di un cavaliere su un cavallo bianco che risolva tutti i problemi, magari proveniente da un Paese esotico.

Quindi io credo in un progetto serio da parte di questa società: il nostro presidente ha sicuramente commesso molti errori ma ci ha messo anche tanto impegno, ci ha salvati dal fallimento garantendoci anche una struttura societaria seria che paga gli stipendi regolarmente. Anche qui, come prima, bisogna distinguere tra cuore e razionalità: tutti noi vorremmo un Toro che si gioca la semifinale di Champions con il Barcellona al Camp Nou ma questo purtroppo non è possibile, quindi pensiamo che poteva andarci anche molto peggio. Inoltre aggiungo che migliorando leggermente le cose e con un po’ di programmazione in più in futuro si può arrivare nella parte alta della classifica, specialmente in un campionato dal livello basso come quello odierno.

Qual è il suo augurio per il nuovo anno e per il futuro granata?

L’augurio più scontato e banale, ovvero quello di avere uno stadio proprio: io vivo a Milano e ogni volta che passo sulla tangenziale di Torino e vedo lo stadio della Juve mi sento male, soffro; inoltre quando mi dicono che è bello mi dispiace ancora di più, perché penso che anche noi dovremmo avere la nostra splendida casa. Per noi tifosi il Fila è tutto e io mi sento ancora più legato a questo campo perché da giornalista sportivo alle prime armi bazzicavo sempre da quelle parti. Il Filadelfia non è solo uno stadio, ma fa parte della storia e della tradizione di una squadra unica.

Potrebbe indicarci il ricordo più bello o significativo della sua vita da granata?

Senza dubbio la marcia dei 50000 organizzata da Massimo Gramellini nel 2003: quel giorno ero con la mia famiglia, fu l’ultimo momento legato al Torino passato insieme a mio padre e ricordo che lui diede a mio figlio una bandiera della curva Maratona, trasmettendogli la nostra passione e facendolo diventare uno dei nostri. Inoltre vedere tutta quella gente che sfilava festosa per una retrocessione, rivendicando il suo amore per la maglia, ha trasformato un momento di amarezza in un bellissimo ricordo: anche questo è il Toro.

Grazie mille e tanti auguri.

Tanti auguri a tutti i tifosi granata e a tutta la redazione di TN, vi leggo sempre !

Roberto Maccario