'Mi piacerebbe Montolivo però Comotto è un bel colpo'
Lo chiamavano “bagett” da piccolo, perché il padre lo portava in trasferta mettendoselo sotto il braccio nella calca dell’anti-stadio. Oggi Cesare Vodani (nella foto di Alessandro Vargiu con la maglietta di Meroni) è un affermato autore televisivo (oltrechè attore e comico) della pattuglia di “Quelli che il calcio” insieme a Simona Ventura ed è stato premiato ieri a Gavi dalla giuria del Film Festival Internazionale “A.F. Lavagnino”, presieduta dall’altro tifoso doc Steve Della Casa, con il “Premio Fotogramma Granata 2007”. Subito dopo è stato presentato in anteprima il bel documentario realizzato da Felice Pesoli su “Gigi Meroni: il ragazzo che giocava un altro gioco”, realizzato per la trasmissione di Rai Educational La storia siamo noi, diretta da Giovanni Minoli.
Vodani com’è diventato tifoso del Toro ?
Lo sono stato da sempre, fin da piccolo. Ma ho capito veramente cosa voleva dire esserlo a 8 anni, quando nell’anno dello scudetto, dopo aver fatto tutte le trasferte e le partite casalinghe con mio padre, ho mancato l’ultima, quella della vittoria, perché ero a casa con il morbillo.
Adesso sta cercando di trasmettere il "virus" granata anche ai suoi figli ?
Sì ma con molta difficoltà. Mia moglie e mio suocero sono gobbi e io passo molto tempo fuori casa per lavoro a Milano. Allora un giorno ho fatto come Claudio Amendola, gli ho fatto sparire i giocattoli più belli dicendogli che erano stati rubati dagli juventini e poi glie ne ho ricomprati degli altri più belli e più cari spiegandogli che l’ho fatto perché sono del Toro. Che è più buono e più bello della Juve.
Cosa vuol dire essere del Toro per lei oggi, nel quotidiano ?
Il Toro è un modo di essere, è una filosofia di vita che ti aiuta nei momenti difficili che ci sono. Tante volte con Simona (Ventura ndr) e con gli altri autori granata della trasmissione lo diciamo e ci diamo la carica nei momenti duri della professione. L’abitudine a soffrire aiuta a uscirne.
Questo premio, ritirato prima del documentario su Meroni cosa significa per lei ?
Una grandissima emozione. Poter toccare la maglia di Meroni è stata una cosa molto toccante. Per me il 7 era Claudio Sala, perché sono troppo giovane per aver visto Meroni. Il mio Toro erano Sala e Pulici, che rimane ancora oggi il mito assoluto.
Meroni per lei cos’era ?
Dopo questo documentario, ben fatto, ben raccontato, è l’estro, il divertimento, il piacere di giocare a calcio. Io mi sento più vicino a Ferrini come modo di giocare e di intendere il calcio, però quando vedi Sala, Meroni, Lentini e Rosina…ti diverti.
Come giudica la campagna acquisti finora ?
Buona, sono contento per il riscatto di Comotto che indica serietà, per l’arrivo di Corini però trovo che manchi di prospettiva, spero arrivino ancora dei giovani talenti. E non capirò mai la rinuncia ad Ardito. Sempre che ci sia.
Chi le piacerebbe vedere in maglia granata ?
Montolivo, mi sembra un talento destinato a esplodere, mi piace molto Viviano e vorrei rivedere Gaby Mudingay uno che il Toro ce l’aveva dentro.
Novellino ?
Lo aspetto alla prova dei fatti. E’ un uomo di carattere che spero faccia il bene del Toro.
Di cosa ha bisogno adesso il Toro ?
Di serietà e di trovare giovani talenti veri. Per questo investire sul vivaio granata è una priorità irrinunciabile.
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